Convinzione di Sandra Sigala, direttrice della Scuola di Specializzazione in Farmacologia e Tossicologia Clinica dell’Università degli Studi di Brescia, è che a studenti e specializzandi debbano essere fornite competenze tecniche inattaccabili, che li preparino ad agire trasversalmente a più settori.

La più massiccia diffusione a ogni livello delle nuove tecnologie, a cominciare dall’intelligenza artificiale, fa sì che i professionisti e gli specializzandi debbano sempre più acquisire una visione a 360 gradi e competenze trasversali. Perché possano riuscirvi, tuttavia, è indispensabile che le scuole li dotino in partenza di un solido background tecnico-scientifico e ne favoriscano la familiarizzazione con altre strutture complementari e il confronto con realtà estere.
Tale è quantomeno l’idea espressa in un’intervista a Farmacia Ospedaliera dalla professoressa Sandra Sigala, docente di Farmacologia nonché direttrice della Scuola di Specializzazione in Farmacologia e Tossicologia Clinica presso l’Università degli Studi di Brescia. Sigala è altresì medico farmacologo del Clinical Trial Center e Studi di Fase I all’Asst Spedali Civili di Brescia.
Quali iniziative possono attrarre i giovani verso queste specialità?
Nell’ambito dei corsi di laurea magistrale o a ciclo unico presenti nella nostra università e appartenenti a classi di laurea che permettono l’iscrizione al bando per la Scuola di Specializzazione in Farmacologia e Tossicologia Clinica, già da qualche anno sono previste attività di orientamento per il percorso di formazione post-laurea. E queste includono anche la presentazione del percorso formativo e degli sbocchi professionali per uno specialista in Farmacologia e Tossicologia Clinica.
Inoltre, a partire dal gennaio 2025 i direttori delle Scuole di Specializzazione in Farmacologia e Tossicologia Clinica in Italia si sono riuniti in una Consulta che, fra le varie iniziative intraprese, prevede altresì l’organizzazione di alcuni seminari di orientamento specificamente rivolti agli studenti dell’ultimo anno del corso di Medicina e Chirurgia, così come di altre classi di laurea.
Quali sono i punti di forza del vostro percorso formativo?
Ritengo che alcuni dei principali punti di forza, sia sotto l’aspetto didattico sia tirocinio, possano essere rappresentati dalla scelta compiuta, come scuola, di affrontare non solo aspetti di ambito strettamente farmacologico, ma di ampliare il background di conoscenze in ambiti affini.
Penso, per esempio, alla genetica, alla statistica e all’informatica, oltre che allo svolgimento di tirocini presso strutture cliniche e di laboratorio ultraspecialistiche. Nell’ottica della formazione di terzo livello, riteniamo importante favorire l’aumento delle capacità critiche e del know-how di ciascuno specializzando, tanto in ambito teorico quanto in ambito pratico.
Inoltre, la nostra Consulta dei direttori, in collaborazione con la Società Italiana di Farmacologia, organizza periodicamente cicli di webinar e seminari formativi di tre-quattro ore destinati a specializzandi e giovani farmacologi, su argomenti specifici, presentati e discussi da relatori esperti in diversi campi: fra questi la farmacologia pediatrica, farmacovigilanza, dalla ricerca all’accesso: il ciclo di vita di un farmaco.
Come e dove i percorsi formativi in Farmacologia e Tossicologia Clinica sono migliorabili?
Ritengo che i margini di miglioramento in qualsiasi campo siano sempre possibili, soprattutto se in gioco è la formazione di figure coinvolte nella gestione della salute, pubblica o del singolo.
La criticità maggiore è, di fatto, la difficoltà da parte dei nostri specializzandi – così come tutti gli specializzandi in sanità per lauree diverse da Medicina e Chirurgia – di potersi dedicare totalmente ad acquisire le competenze necessarie per perseguire questi miglioramenti, con un riconoscimento adeguato.
È vero che si tratta di giovani in fase di formazione, ma anche che, mentre si avvicinano al conseguimento del titolo, a mano a mano apprendono numerose conoscenze importanti e fondamentali per le strutture sanitarie dove svolgono i CFU previsti dal tirocinio in Farmacologia.
La possibile soluzione a questa criticità è ben nota ed è rappresentata dalla necessità di assegnazione allo specializzando di una borsa di studio adeguata allo svolgimento del percorso formativo. La legge di bilancio del 2025 ha introdotto lo stanziamento di fondi per l’assegnazione di borse di studio per specializzandi non medici, ma queste borse ammontano a meno di 4.800 euro lordi annui.
È una proposta difficile da accettare, pensando che così uno specializzando possa dedicarsi completamente solo alla sua formazione. Inoltre, a oggi (l’intervista è stata realizzata all’inizio di aprile, ndr) il decreto attuativo non è ancora stato firmato dalla presidente del Consiglio dei ministri e, come noto, questo non ha permesso l’inizio delle attività dell’anno accademico 2025-2026. Infine, una nota ministeriale inviata di recente impedisce alle università di erogare borse di importo superiore, eventualmente stanziate da università, Regioni o altre strutture.
Cosa potrebbe cambiare se ci si potesse dedicare completamente alla formazione?
Come già in parte accennato, avere degli specializzandi cui sia dato modo di occuparsi solamente della formazione permetterebbe loro anche di trascorrere periodi di formazione in altre scuole italiane oppure presso strutture, estere, con elevate competenze specifiche e non necessariamente cliniche.
Penso, per esempio, ad Aifa, a Clinical Trial Center in Italia e in Europa. Anche all’interno di ciascuna delle nostre scuole le competenze sono estremamente variegate, ritengo perciò sia un nostro dovere formare specialisti che siano dotati di un solido background farmacologico e al contempo sviluppino competenze specifiche in un determinato settore.
Come evolve la figura del farmacologo e tossicologo clinico e quali sfide ne conseguono?
Sono convinta che le prospettive di evoluzione per un profilo di formazione di terzo livello nella disciplina della Scienza del Farmaco siano strettamente legate alle nuove tecnologie in avanzamento ovunque e specialmente in ambito sanitario, dove noi operiamo.
Le sfide dell’applicazione delle tecnologie legate all’intelligenza artificiale riguardano non solo le competenze tecniche ma anche l’identità stessa della professione. Questo perché la figura dello specialista tenderà, a mio avviso, a diventare sempre più trasversale e quindi capace di muoversi a cavallo fra vocazioni diverse: ricerca preclinica, sviluppo clinico, regolatorio, gestione dei farmaci, senza dimenticare il supporto diretto alla pratica clinica.
Giusto per fare un esempio, in forte evoluzione è la farmacovigilanza, ove l’IA consente di analizzare grandi volumi di dati in tempo reale, individuando segnali di sicurezza in modo rapido. Questo non elimina il ruolo dell’uomo: al contrario, lo specialista dev’essere in grado di distinguere i segnali reali dai falsi positivi, comprendere i limiti degli algoritmi e prendere decisioni basate su evidenze complesse.
A fronte di tutto ciò, in che modo può o deve cambiare l’approccio alla didattica?
Alla luce di questa evoluzione emergono, appunto, sfide importanti. La prima riguarda la necessità di rivedere i percorsi di formazione in una chiave interdisciplinare, con competenze che rendano gli specialisti in Farmacologia e più in generale, gli specialisti delle Scienze del Farmaco, capaci di dialogare con esperti di discipline quali statistica, data science, bioinformatica e intelligenza artificiale con tutti i relativi strumenti del caso.
Lo scopo è formare team in grado di utilizzare i risultati dell’IA in modo realmente consapevole. Già da oggi, però, è decisivo lo sviluppo di un pensiero critico nei confronti dell’IA stessa. Gli algoritmi possono essere, infatti, molto potenti, ma non sono neutrali e dipendono, invece, dalla qualità dei dati con i quali viene addestrato l’algoritmo che sta alla base dell’applicazione.
La formazione dovrà, quindi, includere aspetti di natura etica oppure ancora regolatoria e metodologica, così da garantire un uso responsabile delle tecnologie.
Le Scuole di Specialità dovrebbero essere vincolate territorialmente per soddisfare il fabbisogno regionale?
Partendo dalla mia formazione ed esperienza personale, devo dire di essere in difficoltà nel comprendere la scelta di vincolare territorialmente l’attività degli specializzandi e non credo, peraltro, che rappresenti una criticità la possibilità di muoversi e spostarsi sul territorio nazionale.
Riprendendo quanto già detto, tuttavia, ritengo sia necessario disporre di un riconoscimento economico adeguato e tale da permettere a tutti i nostri specializzandi di dedicarsi completamente all’acquisizione delle competenze che sono loro necessarie tramite periodi di formazione effettuati presso strutture cliniche e non caratterizzate da elevate competenze specifiche.
Chi è Sandra Sigala
Laureata in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Brescia, Sandra Sigala è iscritta all’Ordine dei Medici della medesima provincia lombarda e ha svolto il dottorato di ricerca in Farmacoterapia Sperimentale.
È professoressa associata di Farmacologia e direttrice della Scuola di Specializzazione in Farmacologia e Tossicologia Clinica dell’Università di Brescia ed è medico farmacologo del Clinical Trial Center e Studi di Fase I presso l’Asst Spedali Civili di Brescia. Qui l’attività scientifica e di ricerca si svolge soprattutto in ambito oncologico, all’interno della Adrenal Cancer Unit e con progetti di farmacologia preclinica e traslazionale in studi clinici, relativi al carcinoma della corticale del surrene, oltre che con progetti di ricerca preclinica nell’ambito dei tumori maschili. Infine, è componente del Consiglio direttivo dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della Provincia di Brescia.



