Innovazione e intelligenza artificiale: un connubio possibile?

Il ruolo del farmacista ospedaliero sta evolvendo: partecipazione attiva alla gestione del farmaco e ai percorsi clinici, governo dell’appropriatezza terapeutica, analisi dei dati nel supporto decisionale. Sono alcune delle competenze integrate e sempre più parte della quotidianità del farmacista territoriale e ospedaliero, che richiedono una riorganizzazione di base.

Una formazione più estesa, percorsi accademici e delle scuole di specialità rinnovati in un continuum per offrire al neofarmacista expertise tecnica e soft skill, necessarie per un’interazione umanizzante con il paziente.
Il farmacista non è più confinato alla farmacia, ma è chiamato a uscire, interagire con il reparto, dal paziente alle multiprofessionalità presenti nella struttura ospedaliera.

In questo contesto, le tecnologie digitali possono essere un’opportunità, un supporto nell’ottimizzazione organizzativa e nel favorire la costruzione di competenze tecniche.

È quanto è emerso dalla tavola rotonda “Quale futuro per la formazione dei farmacisti ospedalieri e territoriali tra innovazione e intelligenza artificiale?” nell’ambito del convegno interregionale Triveneto-Lombardia-Emilia-Romagna Next Gen Farmacia ospedaliera.

Hanno preso parte alla discussione Denise Bazzani, UOC Assistenza Farmaceutica Territoriale, Ausl  9 Scaligera; Alessandro Brega, SC Farmacia, responsabile SS Farmacovigilanza e Innovazione, responsabile Farmacovigilanza e Vigilanza sui Dispositivi Medici, Azienda Socio Sanitaria Ligure 4, Chiavari; Cristiana Bruno, segretario nazionale ReNaSFO ETS, Milano; Carlo Cifani, professore ordinario di Farmacologia, Università di Camerino; Francesco Costa, associate professor of Practice of Health Economics & HTA, SDA Bocconi School of Management; Roberta Di Turi, direttore Dipartimento dei Servizi, Asl Roma 3; Giulia Dusi, farmacista dirigente UO Farmacia, responsabile SS di Gestione Clinica del Farmaco, Asst del Garda; Emanuela Omodeo Salè, direttore SC, Divisione di Farmacia, Istituto Europeo di Oncologia; Francesca Selmin, direttore della Scuola di Specializzazione in Farmacia Ospedaliera, Università degli Studi di Milano.
Un confronto proficuo e interattivo fra rappresentanti del mondo accademico, delle società scientifiche, farmacisti ospedalieri, farmacisti in formazione per disegnare il futuro della professione, più efficiente, al passo con le evoluzioni tecnologiche della ricerca, più umana.

Lo stato di salute dell’innovazione e dell’IA nelle università

Agli atenei è richiesto uno sforzo, impegnato e sfidante, nell’adeguare e uniformare i programmi di formazione, sia nel percorso pre-laurea sia (soprattutto) delle Scuole di Specializzazione in Farmacia Ospedaliera. Per esempio, prevedendo un percorso comune biennale per strutturare una formazione di base, ugualitaria e condivisa, e successivi programmi differenziati per specialità (geriatria, cardiologia, oncologia ecc.).
Questo per strutturare adeguate competenze e dare opportuni strumenti ai farmacisti di nuova leva per affrontare, sfruttare con consapevolezza e responsabilità le opportunità, gli sviluppi, le criticità che il mondo e l’attività del farmacista attuale presenta.

Ciò significa anche coinvolgere nei percorsi formativi professionisti con diverso background – medici, economisti, direttori generali – da affiancare ai docenti per favorire una formazione completa, pratica e operativa.

È compito delle università anche preporre corsi e master in settori specifici, come sulla IA, di interesse per il farmacista, il farmacista ospedaliero, il farmacista clinico. Le scuole stanno, dunque, dettando o seguendo il cambiamento? Stanno attraversando un periodo di alta complessità nella gestione dell’operatività quotidiana che, anche per questa ragione, non le rende in grado di segnare il cambiamento, tuttavia lo possono seguire con passo adeguato e generando nuovo valore.

La rotta è dunque già tracciata: sostenere la formazione, specie di base, che pur mancando di vera innovatività, dà i mattoni per costruire il cambiamento futuro, per poterlo comprendere e viverlo (non inseguirlo) proattivamente.

L’obiettivo è avere figure sempre più competenti nel sistema sanitario del domani, grazie anche a un lavoro coeso e sinergico tra istituzioni, scuole e scuole di specialità, società scientifiche. In quest’ottica si sottolinea l’importanza di poter disporre di un regolamento omologato a livello nazionale, ad esempio riguardo le borse di studio, prevenendo un corpo docente, dirigenziale, che si in grado di trasferire formazione ed esperienza.
Formazione che deve essere affiancata anche dalla trasformazione digitale, un percorso e un orientamento già avviato, che va assecondato, ma valutando con la messa a punto si adeguati strumenti se le tecnologie, l’IA, siano realmente affidabili.

Pertanto, la componente hard e la conoscenza della tecnologia, va prevista fin dagli inizi della formazione del farmacista, coltivando specifiche abilità, come le competenze manageriali del farmacista, ex post apprendendo da chi vive quotidianamente le farmacie, consolidate dalla ricerca applicata.

Formazione o tecnologie: a chi la priorità?

Il primo passo è investire in formazione; le tecnologie e l’IA allo stato attuale non possono determinare un cambiamento radicale e generare valore. Il quale può essere invece favorito da una sinergia fra scuola di formazione, di specialità, anche di altre aree mediche, sostenendo una formazione, non più solo multiprofessionale, ma interprofessionale.

La tecnologia, in questo contesto, diviene per il farmacista uno strumento per comprendere, fare adeguate analisi dei dati, velocizzare i processi, sapendo che la vera sfida è (saper) tradurre i dati in azioni concrete che diano valore al sistema.
Tali processi vanno implementati in specifiche aree, per esempio in oncologia, in cui si è assistito a un’esplosione d’innovazione e opportunità terapeutiche negli ultimi anni. Il farmacista, però, non ha padronanza di strumenti innovativi per dialogare con i clinici in modo paritetico.

Inoltre, in oncologia, ma non solo, è importante imparare a parlare un linguaggio comune, con strumenti condivisi, indipendentemente dalla IA, sfruttando soprattutto l’intelligenza umana. Il farmacista del futuro dovrà avere la capacità di coniugare l’avanzamento tecnologico con l’umanizzazione delle cure.

La farmacia è, infatti, una fucina di dati che, spesso, non vengono messi a fattore comune o che non vengono letti adeguatamente. Per esempio, in ambito di counselling o in altre macroaree è importante definire standard condivisi che trovino applicazione omogenea e ugualitaria a livello nazionale. Non meno importante sapere interpretare i risultati dell’IA. Ovvero, ciò che è restituito dietro uno stimolo specifico è effettivamente utilizzabile o presenta “allucinazioni”? Aspetto e valutazione che sono sostenuti dalla consapevolezza e dalla conoscenza di tecnologie e dei dati, formati da un background forte e robusto.

L’IA in quest’ottica e allo stato attuale, è uno strumento operativo, un supporto che va istruito e che ha un ruolo di sistematizzazione, non di generazione. Quindi indicato a esempio, per da integrare a delle scelte che poi dovranno essere soppesate e contestualizzate dall’intelligenza umana.

I bisogni formativi dei nuovi farmacisti

Aprire tavoli di lavoro, rivedere i programmi e renderli più omogenei, a livello nazionali e adeguati ai tempi e alle richieste in continua evoluzione. Implementare la formazione interdisciplinare (con apporto di manager, informatici, clinici) per consentire ai farmacisti una conoscenza di base e lo sviluppo di competenze specifiche di settore. Trovare adeguati strumenti di valutazione delle tecnologie, in coerenza con gli obiettivi e le risorse disponibili. Umanizzazione e centralità del paziente nella cura.

Sono le principali richieste presenti e future tracciate dagli esperti della tavola rotonda che riportano anche l’attenzione sul DM 77, implementando le attività affinché il farmacista sia presidio anche a livello del territorio non solo per le terapie farmacologiche, ma anche di assistenza, protesica e dispositivi medici per esempio. Tecnologie di largo utilizzo che meritano di essere valorizzate, con il contributo chiave anche del farmacista.

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