Nella moderna oncologia, la nutrizione è ormai riconosciuta come una componente integrante e imprescindibile del protocollo di cura. Il supporto nutrizionale evidenzia infatti che il metabolismo del paziente non rappresenta un fattore passivo, bensì una variabile attiva capace di influenzare la tolleranza ai trattamenti, la qualità della vita e, in ultima analisi, la sopravvivenza globale.
Se in molte neoplasie il problema nutrizionale principale resta tradizionalmente la malnutrizione per difetto e la cachessia, nel tumore al seno il quadro appare più complesso.
Una diagnosi di cancro al seno può comportare non solo un profondo disagio fisico e mentale, ma anche cambiamenti sostanziali nella vita quotidiana. A ciò si aggiungono i disturbi fisici legati alla malattia, alla chirurgia e alla terapia oncologica adiuvante, tra cui affaticamento e dolore.
«Negli ultimi anni, un numero crescente di studi ha evidenziato come il peso corporeo dopo una diagnosi di tumore al seno non sia solo una questione di benessere generale, ma un fattore che può influenzare in modo concreto la prognosi. Le evidenze epidemiologiche più aggiornate, basate su numerosi studi condotti a livello internazionale, indicano che l’eccesso di adiposità è associato ad un aumento del rischio di mortalità. In particolare, le donne con obesità dopo la diagnosi presentano un rischio più elevato di mortalità, sia per tutte le cause, sia per il tumore al seno stesso, rispetto alle donne normopeso», afferma Alessio Filippone Vice-coordinatore del gruppo di lavoro SINU “Nutrizione in Oncologia”, in occasione del 46° Congresso Nazionale della Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU).
Screening nutrizionale e gestione precoce del rischio
Secondo le principali linee guida nazionali e internazionali — tra cui AIOM 2024, ESPEN 2021 e le più recenti raccomandazioni WCRF/AICR 2025 sui pattern dietetici — lo screening nutrizionale precoce in caso di tumore al seno è fondamentale. Identificare il rischio metabolico già al momento della diagnosi consente infatti di intervenire prima che il declino funzionale diventi irreversibile.
In questo contesto, la gestione del peso corporeo, accanto ai trattamenti oncologici, si configura sempre più come una parte integrante del percorso di cura e del follow-up delle pazienti con carcinoma mammario.
«Entrando nel merito delle indicazioni cliniche, il supporto nutrizionale deve mirare al mantenimento di un adeguato apporto proteico, per sostenere il sistema immunitario e preservare il muscolo. Contemporaneamente, è essenziale gestire l’assetto glicemico, pertanto, la dieta deve privilegiare carboidrati complessi e ridurre zuccheri semplici come le bevande zuccherate, le bevande alcoliche, quest’ultime direttamente collegate a un maggior rischio di recidiva», sottolinea Filippone.
Dieta Mediterranea e benefici a lungo termine
Un ruolo chiave è svolto dalla Dieta Mediterranea, associata a una riduzione del 22% della mortalità per tutte le cause e a una significativa diminuzione delle recidive.
I benefici cardiovascolari di questo modello alimentare risultano inoltre particolarmente rilevanti nelle donne con una storia di tumore al seno, per le quali il rischio cardiovascolare rappresenta la principale causa di mortalità a distanza di anni dalla diagnosi.
Attività fisica come parte della terapia
Accanto alla nutrizione, l’attività fisica rappresenta un pilastro del percorso di cura oncologico. Evidenze consolidate indicano che un esercizio regolare dopo la diagnosi può ridurre fino al 44% la mortalità totale e del 35% il rischio di recidiva. Anche interventi moderati contribuiscono a migliorare la composizione corporea, a ridurre il grasso viscerale e a favorire il recupero della massa muscolare.
Oltre agli effetti biologici, l’attività fisica migliora in modo significativo la qualità della vita, contribuendo a ridurre fatigue, ansia e depressione. Tuttavia, i dati italiani mostrano ancora livelli elevati di sedentarietà femminile: il fenomeno riguarda il 30% delle donne, contro il 23% degli uomini, con picchi del 31% nella fascia d’età compresa tra 50 e 69 anni. Si evidenzia così la necessità di strategie integrate per promuovere uno stile di vita attivo.
Verso un approccio integrato e personalizzato
«Solo il 49% dei centri oncologici italiani dispone di percorsi nutrizionali strutturati e uniformi. Per colmare questo divario e rafforzare l’integrazione tra nutrizione, prevenzione e terapia oncologica, il gruppo di lavoro SINU “Nutrizione in Oncologia” sta lavorando a indicazioni nutrizionali per la paziente con tumore al seno, che considerino lo stile di vita, il mantenimento di un peso adeguato, insieme a un’alimentazione equilibrata e a un livello di attività fisica compatibile con le condizioni cliniche. Personalizzare la terapia nutrizionale in base al profilo metabolico di ogni donna significa trasformare l’alimentazione in un alleato strategico della cura farmacologica e chirurgica, capace di amplificarne l’efficacia e favorire un percorso realmente integrato. L’obiettivo finale non è solo la guarigione clinica, ma il ripristino di un equilibrio metabolico che garantisca una vita piena e in salute oltre la malattia», conclude Angela Polito, coordinatrice del Gruppo di lavoro.



