Nutrizione clinica e oncologia: l’urgenza dello screening nutrizionale

In Italia, circa il 40% dei pazienti ricoverati in ospedale presenta un rischio di malnutrizione. La quota sale fino al 60% tra le persone affette da tumore. Inoltre, circa il 20% dei pazienti oncologici muore a causa delle conseguenze legate alla perdita di peso e di massa muscolare. Si tratta di una condizione associata a esiti clinici sfavorevoli, tra cui una minore tolleranza alle terapie, una prognosi peggiore, una qualità di vita ridotta, degenze ospedaliere più lunghe e un aumento dei costi sanitari. Nonostante ciò, nella pratica clinica la malnutrizione continua a essere sottodiagnosticata e, di conseguenza, non trattata in modo adeguato.

«La malnutrizione è il risultato di un’assunzione insufficiente di nutrienti che porta non solo alla perdita di peso, ma anche alla modifica della composizione corporea, soprattutto della massa muscolare- spiega Riccardo Caccialanza, professore Ordinario di Scienza dell’Alimentazione e delle Tecniche Dietetiche Applicate al Dipartimento di Oncologia ed Emato-Oncologia (DIPO) della Statale di Milano -. In particolare, i pazienti oncologici possono sperimentare una perdita dell’appetito dovuta a sintomi che compromettono la normale assunzione alimentare, ad esempio ulcere nel cavo orale, diarrea, vomito, dolore, occlusioni intestinali o malassorbimento».

Per l’Italia, le priorità sono chiare: introdurre una legge nazionale che renda obbligatorio lo screening nutrizionale per tutti i pazienti ricoverati, rafforzare la formazione universitaria degli operatori sanitari su questi temi e inserire gli alimenti a fini medici speciali nei Livelli Essenziali di Assistenza. Sono queste le principali esigenze emerse dalla seconda edizione del Convegno Nazionale “Medical Nutrition Summit”, svoltasi nei giorni scorsi alla Statale di Milano.

«La nutrizione clinica deve diventare parte integrante dei percorsi di formazione universitaria di tutti gli operatori sanitari – afferma Gianluca Vago, direttore del DIPO della Statale di Milano -. La valutazione e il supporto nutrizionale dovrebbero procedere di pari passo rispetto alle cure oncologiche, iniziando dal counseling nutrizionale iniziale, per proseguire con il supporto nutrizionale orale, e, nelle situazioni più compromesse, con la nutrizione enterale o parenterale. Perché l’integrazione avvenga in maniera ottimale, è necessaria una stretta collaborazione tra tutte le figure coinvolte: oncologi, medici specialisti in nutrizione clinica e dietisti per fornire la migliore assistenza ai pazienti, in tutte le fasi della malattia, sia in corso di trattamento attivo che durante il follow-up».

Le differenze regionali

Una delle principali criticità riscontrate nel nostro Paese riguarda le differenze esistenti tra le varie Regioni. «Lo screening nutrizionale deve essere eseguito quanto prima al momento del ricovero, ma ci sono ancora troppe differenze tra le Regioni – spiega Caccialanza -. Nonostante la crescente consapevolezza, soprattutto nei centri oncologici, dell’importanza della nutrizione, l’approccio alla gestione nutrizionale in Italia è eterogeneo e non sempre adeguato».

«È importante un impegno condiviso a livello nazionale, da parte dei decisori istituzionali, e anche una sensibilità particolare per chi lavora sulla formazione» continua Vago.

L’esempio della Lombardia

Come ha sottolineato Vago, serve un impegno condiviso a livello nazionale da parte dei decisori istituzionali.

«In questa direzione, quanto realizzato da Regione Lombardia può rappresentare un primo modello operativo, facilmente replicabile; ha istituito la Rete della nutrizione clinica ed è stata la prima Regione a rendere obbligatorio lo screening nutrizionale per tutti i pazienti ricoverati negli ospedali pubblici e privati convenzionati. Lo screening nutrizionale – continua Vago- costituisce parte integrante del Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale della Regione Lombardia denominato ‘Percorsi Nutrizionali nel Paziente Oncologico’. Questo documento, unico nel suo genere, definisce un modello di presa in carico nutrizionale del paziente oncologico attraverso le strutture di nutrizione clinica e i team nutrizionali multidisciplinari della Regione».

La Lombardia, inoltre, è stata la prima Regione a introdurre una penalizzazione economica in caso di assenza dello screening nutrizionale nelle cartelle cliniche.

«La mancata o inadeguata compilazione della scheda di screening comporta un abbattimento del 20% della remunerazione del rimborso relativo al ricovero – sottolinea Caccialanza -. Si tratta di un forte incentivo per garantire il corretto esame di questa condizione in tutti i pazienti. Vi sono solide evidenze scientifiche a supporto dell’efficacia dello screening nutrizionale precoce. Ad esempio, uno studio multicentrico ha dimostrato che, se il paziente oncologico viene trattato dal punto di vista nutrizionale in modo adeguato e proattivo durante la prima settimana di ricovero, si riduce la mortalità a un solo mese dalla dimissione del 6% circa. In un’altra ricerca effettuata dalla nostra struttura al San Matteo di Pavia, è stata evidenziata una riduzione del 60% del rischio di sospendere o ridurre la dose di chemioterapia e radioterapia nei pazienti con tumori del distretto testa-collo trattati precocemente con counseling e supplementazione nutrizionale orale. In un altro studio in pazienti colpiti da diverse forme di neoplasia e a rischio nutrizionale, grazie alla supplementazione precoce è stata ottenuta una riduzione del 30% delle tossicità di grado 3 e 4».

Benefici per il Sistema Sanitario Nazionale

Va inoltre evidenziato che il supporto nutrizionale ha anche un valore economico rilevante per il Servizio Sanitario Nazionale. La malnutrizione, infatti, si associa a un incremento significativo dei costi sanitari, dovuto soprattutto al prolungamento delle degenze ospedaliere, all’aumento delle complicanze e alla maggiore frequenza delle riospedalizzazioni.

«Nonostante il suo ruolo dimostrato nel migliorare gli esiti clinici, la qualità di vita dei pazienti e la sostenibilità del sistema, – afferma Francesco De Lorenzo, presidente FAVO (Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia) – la nutrizione clinica non è ancora pienamente integrata nei percorsi di cura oncologici. L’impegno di FAVO è quello di richiedere l’inserimento dello screening nutrizionale obbligatorio nelle Reti Oncologiche Regionali, per la sostenibilità del Servizio Sanitario e per la qualità della vita dei pazienti oncologici. Quest’ultima rappresenta infatti il terzo pilastro della ‘Mission on cancer’. Noi ci impegniamo perché venga promossa questa iniziativa in tutte le Regioni. Il ruolo delle Associazioni dei pazienti nelle Reti oggi è in grado di condizionare il loro funzionamento, attraverso la partecipazione attiva nella direzione e organizzazione».

«Garantire un adeguato supporto nutrizionale ai pazienti oncologici non rappresenta soltanto una questione clinica o economica, ma anche un tema di equità e di diritti dei pazienti – conclude Caccialanza -. L’accesso a una nutrizione adeguata è sempre più riconosciuto come parte integrante del diritto alla salute. L’attenzione delle Istituzioni nei confronti di questi temi sta aumentando. Il 29 ottobre 2025, la Camera ha approvato all’unanimità la mozione bipartisan che riconosce la nutrizione clinica come pilastro fondamentale nella sfida contro il cancro. L’atto impegna il Governo a inserire il supporto nutrizionale nei percorsi di cura. Vi è poi stato l’emendamento alla Legge di Bilancio 2026, che ha introdotto un programma di screening nutrizionale per i pazienti oncologici, riconoscendone così il ruolo chiave. Ci auguriamo che il prossimo passo sia l’approvazione di una legge che renda obbligatorio questo tipo di screening».

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