I dati dell’Osservatorio Life Science del Politecnico di Milano raccontano come sempre più professionisti sanitari abbiano compreso l’importanza dell’intelligenza artificiale per il supporto dei pazienti, la scoperta di nuovi farmaci e la sperimentazione clinica.
Medici e farmacisti ritengono sempre più cruciale l’utilizzo di piattaforme IA per integrare al meglio i processi aziendali e gestire efficacemente la sicurezza e il trattamento dei dati.
Per il 78% delle aziende farmaceutiche coinvolte nella ricerca, rappresenta oggi una priorità per migliorare l’engagement dei professionisti sanitari; per il 48% è utile a supportare i processi di scoperta di nuovi farmaci e le sperimentazioni cliniche.
Tale interesse ha determinato un raddoppiamento dell’adozione di queste piattaforme in un solo anno, passando dal 36% al 76%, mentre il 92% ricorre anche a soluzioni di terze parti come ChatGPT, Copilot, Claude, Perplexity e Gemini.
«L’ecosistema Life Science in Italia si confronta oggi con un contesto in rapida evoluzione, caratterizzato dall’emergere di nuovi trend tecnologici e dalla trasformazione del quadro normativo», afferma Emanuele Lettieri, responsabile scientifico dell’Osservatorio Life Science Innovation. «L’intelligenza artificiale e, più in generale, le tecnologie digitali stanno ridefinendo processi e modelli organizzativi.
Esse contribuiscono ad accelerare e migliorare le attività di ricerca clinica, a personalizzare i trattamenti per i pazienti e abilitano approcci sempre più personalizzati di relazione ed engagement tra aziende farmaceutiche e professionisti sanitari.
In questo scenario, dunque, comprendere le opportunità offerte dal digitale è fondamentale per promuovere un’adozione dell’innovazione consapevole ed efficace».

«Le tecnologie digitali, e in particolare l’IA, stanno evolvendo da ambiti di innovazione a infrastrutture sempre più integrate e regolate nell’ecosistema Life Science», afferma Gabriele Dubini, responsabile scientifico dell’Osservatorio Life Science Innovation.
«La sfida per le imprese è oggi trasformare queste soluzioni in concrete leve di valore e competitività. Per farlo, il digitale deve entrare pienamente nella strategia e nella cultura organizzativa, nelle competenze e nei processi decisionali. Un’integrazione strutturale è infatti essenziale per sostenere una crescita solida e duratura del settore, accompagnata da strumenti e metriche capaci di misurare il valore e l’impatto generati».
Molte aziende hanno puntato il focus anche sulla formazione sul digitale, ma ci sono diversi ostacoli da superare. Prima fra tutti la difficoltà, riscontrata dalle aziende farmaceutiche, di misurare concretamente i benefici ottenuti dall’investimento digitale (52%), a cui si aggiungono la carenza di competenze adeguate (52%) e la complessità normativa (48%).
Per supportare le aziende farmaceutiche nell’identificazione delle principali aree di innovazione digitale e delle leve organizzative necessarie per governarle in modo efficace, l’Osservatorio Life Science Innovation ha sviluppato un modello di maturità articolato in cinque dimensioni, ciascuna valutata su quattro livelli.
Le dimensioni riguardano: Strategia, cultura e competenze; Governance dell’innovazione digitale e dell’IA; Digitalizzazione dei trial clinici; Innovazione digitale per la Customer Experience Excellence; Approccio “Beyond the Pill”.
Rispetto a un anno fa, è aumentata dal 36% al 76% la diffusione di soluzioni IA sviluppate ad hoc per le aziende farmaceutiche, un segnale di crescente maturità nell’approccio.

«Rispetto agli strumenti generalisti di mercato, le soluzioni di IA personalizzate sono più integrate con i processi interni e più facilmente governabili sotto il profilo IA sicurezza, della compliance e della gestione dei dati», spiega Alberto Redaelli, responsabile scientifico dell’Osservatorio Life Science Innovation.
«Nel complesso, il 43% delle aziende si colloca al livello 3 del modello: oltre a disporre di policy globali per l’utilizzo dell’IA e a combinare soluzioni sviluppate internamente con strumenti di terze parti, misurano le iniziative di IA in termini sia di utilizzo sia di impatto sui processi aziendali, valutandone efficacia e benefici operativi».
IA per sperimentazioni cliniche e studi sui farmaci
Sul versante delle sperimentazioni cliniche il livello di digitalizzazione è ugualmente in crescita, anche se disomogenea. Gli strumenti più utilizzati sono quelli che consentono di raccogliere, gestire e analizzare i dati, come gli electronic Case Report Form, le piattaforme di Electronic Data Capture e le soluzioni per la raccolta degli electronic Patient-Reported Outcome.
Trovano ancora una minore diffusione, invece, tecnologie avanzate come eSource, eRecruitment, eConsent ed eMatching.
Altro ambito in cui le intelligenze artificiali trovano utilizzo è quello degli studi scientifici sui farmaci; vengono, infatti, impiegate per la ricerca e analisi della letteratura scientifica e della documentazione clinico-regolatoria, ma anche per progettare e monitorare gli studi clinici.

Strumenti digitali per il supporto ai pazienti
La trasformazione digitale riguarda anche i servizi affiancati ai farmaci tradizionali, ma siamo ancora in una fase iniziale. La maggior parte delle aziende ha adottato dei servizi di supporto digitale per i pazienti, che li aiutano nel mantenimento della terapia farmacologica, seguiti da soluzioni di IA a supporto delle decisioni cliniche. Mentre le Terapie Digitali sono tra gli ambiti più promettenti, con più del 30% delle aziende che ha già avviato progetti pilota o sperimentazioni.
La consapevolezza della tecnologia digitale come supporto per la salute è in aumento anche tra i cittadini, che utilizzano sempre più applicazioni per monitorare attività fisica, parametri clinici, alimentazione e aderenza terapeutica.
Il 36% degli specialisti ha già consigliato almeno un’app ai propri pazienti e il 44% di questi ne ha già utilizzato i dati. Tuttavia, il ruolo del medico e del farmacista rimane fondamentale nel garantire la sicurezza e l’affidabilità degli strumenti, aiutando i pazienti a riconoscere quali, tra le diverse app, sono certificate come dispositivi medici.
Terapie digitali
Particolare attenzione è infine dedicata alle Terapie Digitali (DTx), che a livello globale hanno raggiunto quota 121 soluzioni attive, nove in più rispetto all’anno precedente. Il 40% riguarda la salute mentale e il 43% viene utilizzato in combinazione con una terapia farmacologica.
Sono destinate in combinazione alle terapie farmacologiche tradizionali, all’ambito della salute mentale e per personalizzare i trattamenti e supportare le decisioni cliniche. In Italia non sono ancora state approvate e commercializzate, ma il quadro normativo è in evoluzione.
«L’assenza di Terapie Digitali approvate e commercializzate in Italia è legata alla mancanza di un quadro normativo di riferimento, oggi finalmente in fase di definizione», afferma Chiara Sgarbossa, direttrice dell’Osservatorio Life Science Innovation.
«La proposta di legge approvata dalla Camera rappresenta un passo importante: inquadra le DTx come Software as a Medical Device, ne prevede la valutazione attraverso l’Health Technology Assessment e apre alla possibilità di inserirle nei LEA, rendendole prescrivibili a carico del SSN.
Sarà ora fondamentale definire meccanismi di rimborsabilità adeguati, per favorire l’accessibilità e l’adozione di queste soluzioni anche in Italia, offrendo ai pazienti nuove opportunità terapeutiche, in grado di migliorare la gestione della propria condizione di salute».
Un grande passo, visto l’interesse crescente di medici e pazienti: i dati dell’osservatorio mostrano come il 46% degli specialisti sarebbe disposto a prescriverle e il 63% dei pazienti a utilizzarle su indicazione del medico. La maggior parte dei pazienti, inoltre, ritiene che dovrebbero essere accessibili gratuitamente.



