Matilde Lepore, specializzanda in Farmacologia e Tossicologia Clinica a Brescia, dopo esperienze in diverse strutture del capoluogo regionale e non solo, è approdata all’Istituto Europeo di Oncologia come borsista presso l’Unità Farmaci Antiblastici. In questa intervista racconta il suo percorso e condivide le sue aspirazioni.

Nel curriculum vitae della giovane specializzanda in Farmacologia e Tossicologia Clinica all’Università degli Studi di Brescia spiccano gli studi umanistici culminati nel diploma di maturità classica presso il liceo Gonzaga di Milano.
E chissà che anche la familiarità con il greco e il latino non rappresenti una marcia in più per affrontare un cammino certo lungo e tortuoso che Lepore sta tuttavia percorrendo con la giusta dose di passione. Oggi impegnata presso l’Istituto Europeo di Oncologia, ha trovato durante il percorso verso la laurea in Farmacia a Milano tutte le motivazioni e l’ispirazione necessarie per dare il la alla sua carriera.
«Fin dagli anni dell’università», ha detto a Farmacia Ospedaliera, «ho maturato un forte interesse per tutto ciò che riguarda il farmaco, non solo dal punto di vista scientifico e farmacologico, ma anche per il suo impatto nella pratica clinica e nella gestione del paziente.
Proprio la possibilità di seguire il farmaco lungo tutto il suo percorso, dalla valutazione all’applicazione in ambito ospedaliero, è stata fra i motivi principali che mi hanno portato a scegliere questa specializzazione».
Cos’altro l’ha attratta verso la Specializzazione e quali altri fattori ritiene siano i più stimolanti?
Credo che la Scuola di Specializzazione in Farmacologia e Tossicologia Clinica rappresenti un ambito in cui le competenze scientifiche e quelle cliniche s’integrano in maniera estremamente concreta.
L’idea di poter contribuire non solo alla gestione della terapia ma anche alla valutazione dell’appropriatezza prescrittiva, della sicurezza e dell’efficacia dei trattamenti è uno degli aspetti che più mi hanno orientato verso questa scelta.
Un ulteriore elemento che considero quanto mai stimolante è dato dalla possibilità di lavorare in un ambiente multidisciplinare, a stretto contatto con medici, con altri colleghi farmacisti e professionisti sanitari.
Quali esperienze sono state determinanti per la sua formazione e il suo orientamento attuale?
Sicuramente la partecipazione ad alcuni progetti di ricerca in ambito oncologico ha avuto un ruolo molto importante nel mio percorso. Queste esperienze mi hanno permesso di avvicinarmi maggiormente alla dimensione clinica e di comprendere più da vicino la realtà ospedaliera, facendo maturare in me un interesse sempre più marcato verso questo settore.
In particolare, ho trovato molto stimolante vedere come le conoscenze farmacologiche possano tradursi in applicazioni cliniche reali e contribuire al percorso terapeutico del paziente, soprattutto in relazione ai farmaci innovativi e alle nuove strategie terapeutiche.
Anche il confronto con alcuni professori che avevano intrapreso questo percorso di specializzazione ha contribuito a rafforzare il mio interesse, permettendomi di comprendere meglio le potenzialità e le prospettive della farmacologia clinica.
Fin qui i lati positivi: ma quali criticità ha affrontato, sinora, come borsista e specializzanda?
Una delle più importanti difficoltà riguarda sicuramente la necessità di conciliare le attività pratiche, lo studio e l’aggiornamento continuo. La specializzazione richiede, infatti, un impegno costante e non è sempre semplice riuscire ad acquisire una formazione completa e omogenea su tutti i settori.
Per questo credo sia fondamentale avere la possibilità di svolgere attività formative in diversi campi e in differenti realtà ospedaliere, così da acquisire competenze trasversali e una visione più completa delle possibili applicazioni della disciplina.
A tal proposito un aspetto rilevante riguarda il sostegno economico durante il percorso di specializzazione. Nonostante che negli ultimi anni sia emersa una maggiore attenzione verso gli specializzandi dell’area sanitaria non medica, anche attraverso i provvedimenti introdotti con la Legge di Bilancio 2025, i fondi attualmente disponibili risultano ancora limitati e non di rado insufficienti.
Credo che un più cospicuo investimento nella formazione e nel supporto economico degli specializzandi sarebbe fondamentale, perché permetterebbe di gestire il percorso in modo tale da potersi dedicare pienamente alle varie attività formative, teorico-pratiche, raggiungendo una formazione trasversale, così come la Scuola richiede.
È impegnata in Oncologia: quali sono i valori aggiunti di questa disciplina?
In primo luogo, si tratta di un settore in continua evoluzione, che richiede un aggiornamento costante delle conoscenze e una forte collaborazione tra figure professionali differenti. Mi piace in particolare tutto quello che ha a che fare con i trial clinici e con il percorso dei nuovi farmaci oncologici.
Ovvero, tutto quel che va dalla fase di ricerca preclinica a quella regolatoria, fino al monitoraggio della loro efficacia e sicurezza.
Ritengo sia, inoltre, molto interessante l’attività svolta all’interno dell’Ufa, perché rappresenta un contesto entro il quale le competenze farmacologiche, organizzative e di tipo clinico s’intrecciano strettamente con la gestione terapeutica del paziente.
Alla luce della sua esperienza, quali evoluzioni future prevede per la sua professione?
Credo che la farmacologia clinica sia destinata a giocare un ruolo sempre più decisivo all’interno del sistema sanitario, soprattutto a fronte del continuo sviluppo di terapie innovative e della crescente necessità di personalizzazione dei trattamenti.
Penso perciò che in avvenire acquisirà una posizione di centralità la collaborazione multidisciplinare tra diverse figure sanitarie, sia nella gestione clinica del paziente sia nell’ambito della ricerca e della valutazione dei nuovi farmaci.
Ritengo, inoltre, che aspetti come la valutazione dell’appropriatezza prescrittiva, il monitoraggio della sicurezza dei trattamenti e l’attenzione alle possibili interazioni farmacologiche possano divenire sempre più preziosi, soprattutto nei pazienti che assumono politerapie e nei contesti clinici più complessi. E penso, infine, che le nuove tecnologie, l’utilizzo dei dati clinici e gli strumenti di supporto digitale potranno contribuire sempre di più a migliorare la gestione delle terapie.
È quindi cruciale che anche la formazione degli specializzandi evolva, fornendo competenze adeguate, per usare in maniera consapevole e critica tutti questi nuovi strumenti nella pratica clinica quotidiana.
C’è anche un tema di organizzazione. Ovvero: pensa che i tirocini formativi, come sono ora, garantiscano una preparazione adeguata o siano più utili le scuole a elevata specializzazione?
Personalmente e per quel che attiene alla Scuola di Specializzazione che sto seguendo, le attività formative mi paiono organizzate molto efficacemente e noto una grande attenzione alla nostra formazione, sia sotto l’aspetto della teoria sia nella pratica.
Considerata poi l’ampiezza degli sbocchi possibili e delle attività legate alla Farmacologia Clinica, la mia personale opinione è che sia importante poter sviluppare competenze differenti in contesti diversi, così da avere una visione della professione il più possibile ampia.
A tale riguardo, nella nostra scuola veniamo coinvolti in congressi, webinar e iniziative formative che permettono di avere un aggiornamento continuo e un approfondimento degli aspetti scientifici e clinici della disciplina.
Inoltre, i tirocini svolti in più sedi, sia universitarie sia ospedaliere, ci consentono di confrontarci con realtà molteplici, acquisire competenze trasversali e avere occasioni di scambio e collaborazione con altre figure professionali. Credo che questo tipo di organizzazione sia molto utile, perché permette di disporre di una visione ancora più completa della professione e delle numerose applicazioni della Farmacologia Clinica.
Dall’Università alla borsa di studio
Laureatasi a Milano nel 2024, Matilde Lepore ha svolto in una farmacia della stessa città un tirocinio formativo di 900 ore e poi, presso l’Università degli Studi, un progetto di tesi sperimentale di otto mesi sulla progettazione di molecole antitumorali di natura ortosterica e allosterica altamente selettive per le fosfoinositide-3-chinasi gamma. Come tirocinante è stata inoltre impegnata presso l’UMaCA e il Clinical Trial Center degli Spedali Civili di Brescia.
È attualmente borsista presso l’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, dove collabora soprattutto con la Farmacia Ospedaliera, supportandola nelle sue molteplici attività, concentrandosi in prevalenza su quelle relative all’Unità Farmaci Antiblastici.



