Il ruolo del farmacista ospedaliero sul territorio

Arturo Cavaliere, presidente SIFO

Lo scorso luglio 2022 è entrato in vigore il dm 77/2022 sulla definizione di modelli e standard per lo sviluppo dell’assistenza territoriale nel SSN. Il regolamento intende ridisegnare il modello di assistenza territoriale, arricchendola di servizi e opportunità per migliorare la prossimità della cura e mettere sempre più il paziente al centro del suo percorso terapeutico e di salute.

Fanno parte di questa nuova visione le Case di Comunità, il rinforzo delle terapie domiciliari e la telemedicina e tutti i servizi che possano connettere il territorio alle specialità ospedaliere e non. Si intende inoltre promuovere la formazione di équipe multidisciplinari capaci di guardare al paziente, soprattutto se anziano, a 360° per far fronte alla sua fragilità.

Un ruolo centrale avrà, certo, la medicina di famiglia. Anche le farmacie territoriali fanno parte di questo piano, perché distribuite capillarmente sul territorio e capaci di dare risposte e fornire servizi in fasce orarie più ampie rispetto ai medici di base, e non solo. Durante il proprio ultimo convegno la SIFO propone un ruolo di coordinamento tra i vari setting di cura per il farmacista ospedaliero.

«All’interno della nuova visione territoriale dell’assistenza sanitaria, basata su sicurezza e prossimità della gestione, il farmacista ospedaliero può e deve far parte della cabina di regia della Centrale Organizzativa Territoriale, assumendosi la responsabilità di essere trait d’union tra ospedali e servizi territoriali, assicurando la governance dei dati sanitari e degli outcome clinici», ha sottolineato Arturo Cavaliere, presidente di SIFO.

Un ruolo specializzato, che prevede la costituzione di un Centro Distribuzione del farmaco centralizzato, altamente informatizzato e automatizzato, capace di tracciare e seguire la filiera del farmaco su tutto il territorio, anche negli ambiti più rurali e difficilmente raggiungibili.

Continua Cavaliere: «il modello in cui crediamo è pertanto quello che vede la distribuzione qualificata presso tutti gli ambiti di assistenza sanitaria, presso cui sarà naturalmente necessaria una specifica dotazione tecnologica.
La distribuzione diretta sarà così assicurata sette giorni su sette negli ospedali di comunità e nelle case di comunità, con il paziente che potrà ritirare il suo farmaco con un qr code presso il centro più vicino a lui.
Inoltre, sviluppando sistemi di telemedicina, teleassistenza e teleconsulto, nella stessa location il cittadino avrà sempre a disposizione un farmacista in remoto in funzione di counseling e di segnalazione di reazioni avverse».

Un piano che si completa con il tassello del Progetto Home Delivery, sviluppato da SIFO per rinforzare la distribuzione a domicilio del farmaco, come richiesto dallo stesso DM 77/22.
Un modello gestito dal farmacista ospedaliero del centro prescrittore che è caratterizzato, come ricordato dallo stesso Cavaliere, dall’essere «un progetto di alta sensibilità sociale, che viene incontro alle persone fragili e sole, che hanno difficoltà a recarsi presso le strutture ospedaliere per il ritiro di farmaci a uso continuativo e cronico, un modello che si integra in modo coerente e strutturale con la necessità di potenziare l’assistenza domiciliare integrata».

Per facilitare il contatto dovuto tra farmacista ospedaliere, il clinico specialista che ha effettuato la prescrizione, COT e COA, SIFO ha sviluppato una piattaforma logistica certificata, che utilizza un repository centrale e che permette la creazione del database unico nazionale, bidirezionale e interoperabile.

Completa il tutto un’app che consente di gestire il paziente al meglio, offrendo anche servizi di telemonitoraggio per valutare, per esempio, l’aderenza terapeutica e la comparsa di reazioni avverse al farmaco, oltre a eventuali resi di terapia. Il progetto è già pronto e verrà avviato in fase sperimentale per 6 mesi, con 1200 pazienti già selezionati tra Lazio, Veneto, Campania e Abruzzo.

Stefania Somaré

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