Dall’Alzheimer all’oncologia di precisione, dai trial guidati dall’intelligenza artificiale fino alla chirurgia aumentata. Il 20 e il 21 maggio, l’Auditorium della sede romana dell’Università Cattolica ospiterà i protagonisti della ricerca in occasione del Clinical Trials Day 2026.
L’evento, promosso da Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs, Università Cattolica del Sacro Cuore e Ospedale Isola Tiberina-Gemelli Isola, è stato presentato nel corso di una conferenza stampa ospitata il 13 maggio scorso presso l’Ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola, che ha delineato i contorni di una vera e propria rivoluzione scientifica e gestionale per la sanità. In un’epoca in cui i dazi e i mutamenti geopolitici rischiano di rallentare i canali distributivi tradizionali, la ricerca clinica si impone come un’infrastruttura di sicurezza per l’intero Paese.
La ricerca come infrastruttura strategica e diritto di accesso
La conferenza si è aperta con uno sguardo allo scenario internazionale e al rischio di un isolamento terapeutico per l’Europa. A tracciare la linea è stato il prof. Antonio Gasbarrini, direttore scientifico della Fondazione Policlinico Gemelli Irccs, il quale ha evidenziato come le spinte protezionistiche d’oltreoceano stiano ridisegnando la geografia dell’innovazione.
«Gli ultimi provvedimenti sostenuti oltreoceano, ispirati alla logica della Most Favored Nation Clause, rischiano di ridefinire profondamente gli equilibri globali dell’innovazione farmaceutica, marginalizzando progressivamente il mercato europeo. Questo potrebbe tradursi, nei prossimi anni, in un accesso inevitabilmente più lento e più limitato ai farmaci di nuova generazione per milioni di pazienti europei.
In questo scenario, la ricerca clinica non rappresenta più soltanto uno strumento scientifico, ma diventa una vera infrastruttura strategica di tutela della salute pubblica. I trial clinici saranno il principale canale di accesso precoce alle terapie più innovative e ai trattamenti salvavita. La sperimentazione clinica non sarà più soltanto ricerca: sarà un nuovo diritto di accesso all’innovazione».
Entrare in un trial clinico di fase precoce significa, infatti, abbattere un gap temporale significativo, consentendo a pazienti con patologie gravi e privi di alternative terapeutiche di beneficiare di molecole che altrimenti impiegherebbero dai 7 ai 10 anni per completare l’iter regolatorio ordinario.
Nuove frontiere: neuroscienze, oncologia di genere e farmaci “intelligenti”
Il programma scientifico della due giorni dei Clinical Trials Day 2026 fotografa il superamento dei vecchi paradigmi terapeutici. Nelle malattie neurodegenerative, come Alzheimer e Parkinson, l’attenzione si è spostata sulla diagnosi precocissima tramite biomarcatori ematici e su molecole capaci di bloccare le proteine anomale prima dell’insorgenza di danni irreversibili.
In oncologia, la rivoluzione è guidata dai farmaci “intelligenti” e dalla medicina di precisione. L’approccio non guarda più all’organo colpito ma al profilo genetico del tumore, grazie all’impiego degli inibitori della tirosin chinasi (TKI), delle immunoterapie e dei cosiddetti “cavalli di Troia”. Gli anticorpi farmaco-coniugati (ADC) per il tumore ovarico e i radioligandi per il carcinoma prostatico, capaci di colpire selettivamente le cellule malate risparmiando i tessuti sani.
Intelligenza artificiale e chirurgia aumentata
Un ruolo di primo piano all’interno dei trial è oggi ricoperto dalle tecnologie digitali. L’Intelligenza Artificiale sta risolvendo uno dei problemi storici della ricerca: la difficoltà di arruolamento. Come spiegato da Giovanni Arcuri, direttore generale dell’Ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola. «L’intelligenza artificiale sta cambiando radicalmente il modo in cui si disegnano e si conducono i trial clinici. Algoritmi addestrati sui dati reali della pratica ospedaliera permettono d’identificare i pazienti eleggibili in tempi che fino a pochi anni fa erano impensabili, abbattendo una delle barriere storiche all’arruolamento. È un cambio di paradigma. Il trial non è più un evento separato dalla cura ordinaria, ma un’estensione naturale del percorso assistenziale».
Parallelamente, la tecnologia sta riscrivendo le regole della sala operatoria attraverso la chirurgia robotica assistita da algoritmi di visione artificiale. Il prof. Sergio Alfieri, professore ordinario di Chirurgia Generale all’Università Cattolica e direttore clinico scientifico dell’Ospedale Isola Tiberina-Gemelli Isola, ha precisato che «la visione artificiale consente al chirurgo di vedere ciò che l’occhio umano non può cogliere: margini tumorali, vascolarizzazioni, strutture nervose riconosciute in tempo reale. Non si tratta di sostituire la mano del chirurgo, ma di aumentarla, rendendola più precisa, più sicura, più consapevole».
Ecosistema ospedaliero e sostenibilità dei processi
La macchina organizzativa che permette l’attivazione di studi complessi e multicentrici richiede un forte investimento gestionale. Il direttore generale del Policlinico Gemelli, Daniele Piacentini, ha sottolineato come la competitività di un grande centro dipenda dall’efficienza delle sue strutture di supporto. «Abbiamo investito nel rafforzamento del Clinical Trial Office e nella costruzione di processi che permettono di attivare in tempi rapidi studi multicentrici, internazionali, di fase precoce. Crediamo che il futuro della medicina passi dalla capacità di integrare assistenza, ricerca e formazione».
Sulla falsariga il commento di Alessandro Sgambato, preside della Facoltà di Medicina dell’Università Cattolica che ha evidenziato che «il Clinical Trials Day metta in luce un ecosistema in cui studenti, specializzandi, ricercatori e clinici lavorano fianco a fianco su progetti che ridefiniscono i confini della terapia. È in questa integrazione tra università e ospedale che si forma il medico di domani: capace di leggere i dati, dialogare con l’IA e mantenere al centro la relazione di cura».
Il Clinical Trials Day nasce proprio per dare visibilità a figure essenziali come i data manager e gli study coordinator. Non a caso, durante la due giorni verrà conferito il premio Giovanni Scambia – in memoria del celebre professore scomparso nel 2025 – dedicato ai migliori Study Nurses, l’anello di congiunzione insostituibile tra il protocollo scientifico e la tutela assistenziale del paziente.



