Il dato come bussola per la governance farmaceutica

In un’epoca di accelerazione tecnologica senza precedenti, la sanità pubblica si trova a gestire il paradosso di una crescente innovazione farmaceutica a fronte di una cronica scarsità di risorse. In questo contesto è essenziale rimettere al centro la scienza del dato. Non si tratta solo di monitorare la spesa, ma di governare l’incertezza clinica

La sanità non si muove più solo su binari biochimici, ma anche su infrastrutture digitali. Se il farmaco è l’arma con cui si combatte la patologia, il dato è il sistema di puntamento che ne garantisce efficacia e sostenibilità. I dati sono elemento chiave per promuovere l’appropriatezza prescrittiva anche grazie a sistemi informativi e intelligenza artificiale. La Farmacia Ospedaliera è il laboratorio in cui si sperimenta la tenuta del Ssn non più attraverso tagli lineari, ma seguendo la chirurgia dei costi.

Governare l’innovazione, dalle terapie geniche ai farmaci innovativi, richiede una profondità di analisi che va oltre il semplice monitoraggio dei tetti di spesa. Serve una capacità di lettura dei flussi che integri il dato amministrativo con quello clinico, il registro di monitoraggio con la cartella elettronica. Si tratta di un passaggio culturale faticoso, rallentato da silos informativi e da una normativa sulla privacy che spesso frena la ricerca epidemiologica.

In questo scenario, il contributo di figure come Giuseppe Traversa, epidemiologo già dirigente dell’area Strategia ed Economia del Farmaco di Aifa e primo ricercatore del Centro Nazionale di Ricerca e Valutazione Preclinica e Clinica dei Farmaci presso l’Iss, e Antonio Addis, farmacologo clinico del Dipartimento di Epidemiologia del Lazio, sono fondamentali per un’analisi di scenario e stabilire le coordinate metodologiche, mentre le esperienze territoriali illustrate da Marco Ruocco, direttore della S.C. Farmacia Ospedaliera e Farmacia Territoriale dell’Asst Brianza, e Francesco Trovato, farmacista dirigente presso il S.C. Politiche del Farmaco, Dispositivi Medici, Protesica e Integrativa di ATS, Liguria, mostrano che la teoria può trasformarsi in pratica quotidiana, tra criticità infrastrutturali e soluzioni all’avanguardia per il monitoraggio dell’appropriatezza e della spesa.

La verità del dato tra sperimentazione e realtà

«Non tutti i dati hanno lo stesso peso. In un mercato che spinge per approvazioni sempre più rapide, la qualità dell’evidenza diventa l’unico argine a spreco e rischio clinico». È con questo monito che Traversa invita a maggiore attenzione verso il valore clinico oltre il miraggio degli esiti surrogati. Il cuore del problema sta, infatti, nel valore che attribuito all’innovazione. Traversa distingue anzitutto i dati pre-autorizzativi dall’uso dei farmaci nella pratica reale. 

Giuseppe Traversa, epidemiologo già dirigente dell’area Strategia ed Economia del Farmaco di Aifa e primo ricercatore del Centro Nazionale di Ricerca e Valutazione Preclinica e Clinica dei Farmaci presso l’Iss

«Ci sono essenzialmente tre tipologie di dati, anche se c’è un’area di sovrapposizione. I primi provengono dalle sperimentazioni cliniche pre-autorizzative: trial randomizzati e no, studi a braccio singolo, con placebo, con farmaco attivo. In questo ambito la questione principale ai fini della sostenibilità è dare un prezzo ragionevole al nuovo medicinale, chiarendone il valore clinico e terapeutico rispetto alle alternative disponibili». Troppo spesso farmaci dal costo esorbitante arrivano al farmacista ospedaliero supportati da studi con esiti surrogati. «Il valore di un dato ben analizzato è legato alla sua capacità di chiarire il beneficio terapeutico reale rispetto alle alternative. Un abbassamento della pressione arteriosa è un dato numerico incoraggiante, ma non rappresenta in sé la salute del paziente: ciò che conta è se quel dato si traduce in meno infarti o meno ictus. 

«Se il sistema autorizzativo accetta di decidere su dati surrogati o su esiti clinici non valutati in studi comparativi solidi, si corre il rischio che il Ssn paghi per una promessa che la realtà clinica potrebbe non mantenere. Ci sono quindi i dati post autorizzativi, successivi cioè all’entrata in commercio del farmaco. In questa categoria rientrano i dati real world finalizzati all’acquisizione di informazioni ulteriori sul profilo di efficacia e sicurezza del farmaco, sugli eventi avversi rari, ma che possono aiutare anche a comprendere se la popolazione trattata è simile a quella delle sperimentazioni pre-autorizzative. Infine, c’è un terzo set di dati, relativi all’uso dei farmaci nella pratica clinica. Questi dati, anch’essi real world, possono essere utili per migliorare l’appropriatezza prescrittiva perché forniscono informazioni concrete su uso e spesa».

Molto spesso, però, i dati rischiano di essere sporchi ovvero incompleti. «È vero che a volte questi dati – definiti anche dati amministrativi, anche se comunque sono dati sanitari – presentano dei limiti. Il punto nodale è vedere se sono di volta in volta adeguati a rispondere alle domande che ci interessano. In gran parte dei casi (soprattutto con riguardo ai dati di prescrizione) gli stessi sono complessivamente affidabili perché su quelli si regge il sistema di rimborso delle farmacie». La qualità del dato di prescrizione in Italia è storicamente alta. Il problema è semmai la nostra capacità d’interrogarlo senza essere frenati da interpretazioni kafkiane della privacy. Non a caso l’Italia è tra i pochi Paesi a pubblicare ogni anno dal 2000 il rapporto OsMed sull’uso dei farmaci, che contiene un’enorme mole di dati con un livello molto elevato di dettaglio. «Margini di miglioramento sono possibili, forse più per i dati degli esiti ospedalieri.

Nel caso dei farmaci il medico prescrive, il farmacista dispensa e queste informazioni sono disponibili alle Regioni e a livello nazionale con alto livello di dettaglio». Il problema è semmai l’impossibilità di risalire alla diagnosi per la quale il farmaco è stato prescritto. Inoltre, non è possibile sapere con precisione se la differenza nell’uso di una certa categoria di farmaci tra le Regioni, come per esempio gli antidiabetici, possa dipendere dalla capacità d’individuare bene i pazienti e/o di prescrivere correttamente. «Quando emergono differenze regionali nell’uso di determinate categorie di farmaci non si può sapere con precisione se c’è differenza nella prevalenza della patologia di base o nelle modalità di trattamento». A partire dai segnali derivanti dai dati di prescrizione, sarebbero quindi utili approfondimenti ad hoc a livello regionale e locale.

Real world evidence e illusione della velocità

Traversa contesta la tendenza a pensare di accelerare l’ingresso dei farmaci sul mercato confidando nella Rwe «per completare il quadro». «È un errore concettuale. La Rwe è straordinaria per captare reazioni avverse rare, come accaduto per i vaccini anti-Covid, ma è debole nel misurare differenze d’efficacia limitate ma clinicamente rilevanti tra farmaci diversi. I vantaggi della Rwe sono enormi – dalla storia naturale delle malattie orfane, a confronti prima-dopo, a studi su pazienti anziani o con comorbidità esclusi dai trial – ma esiste un equivoco: laddove ci sono alternative terapeutiche, sono necessari studi randomizzati comparativi. La velocità d’approvazione è un valore solo se mancano alternative terapeutiche. Se ci sono, la fretta è solo un rischio per il paziente e per il bilancio dello Stato, che peraltro carica il farmacista ospedaliero di responsabilità enorme».

Infine, Traversa intravede l’utilità dell’IA come supporto per analisi dei flussi, lettura delle immagini e revisione della letteratura, purché resti nelle mani di persone competenti senza sostituire il giudizio umano. Se il rigore di Traversa definisce il perimetro scientifico del valore, la sfida quotidiana del farmacista ospedaliero si sposta sulla gestione dei sistemi nati per governare l’incertezza: i registri di monitoraggio Aifa. In questo passaggio s’innesta l’analisi di Antonio Addis, che entra nel cuore degli strumenti operativi di governance, analizzandone il ruolo e svelandone luci e ombre, dalla genesi alle criticità strutturali.

Governare l’incertezza

Secondo Addis è fondamentale distinguere tra ciò che i registri sono oggi e il motivo per cui sono stati creati. «Il termine registro è estremamente vasto e abbraccia funzioni diverse, dalla sorveglianza epidemiologica dell’Iss ai registri di patologia o di esposizione»: Addis richiama un lavoro storico pubblicato su Recenti progressi in medicina (Recenti Progressi In Medicina, vol. 104, n.6, 2013) che traccia l’evoluzione di questi strumenti. La genesi dei registri Aifa è legata a un momento di rottura nel mercato farmaceutico: l’introduzione dei primi farmaci biologici e di terapie innovative destinate ad ampie popolazioni, ma gravate da pesanti margini d’incertezza.

Antonio Addis, farmacologo clinico del Dipartimento di Epidemiologia del Lazio

«Si trattava di farmaci per psoriasi, artrite reumatoide, sclerosi multipla piuttosto che per neuropatie degenerative. Medicinali approvati spesso sulla base di studi verso placebo, ma non confrontati con le terapie standard, che all’epoca erano considerate antiquate». Di fronte a un divario economico importante e a dubbi su efficacia comparativa e sicurezza a lungo termine, i registri nacquero non solo per raccogliere dati, ma per costruire reti assistenziali. Attorno a essi presero forma le Uva (Unità di Valutazione Alzheimer), con il progetto Cronos e i centri Psocare, strutture nate per selezionare, arruolare e gestire i pazienti secondo protocolli sovrapponibili. «Questi registri sono stati importanti per governare nuove terapie che presentavano ancora elementi d’incertezza al momento dell’approvazione, soprattutto rispetto a sicurezza a lungo termine, selezione dei pazienti, scelta del trattamento da introdurre…».

Estensione alle patologie rare e percorsi condizionali

In una seconda fase, lo strumento del registro è stato esteso alle patologie rare e ai farmaci approvati con meccanismi condizionali a livello europeo (conditional approval o approval under exceptional circumstances).

«In questi casi, dove l’incertezza è strutturale, è vitale collegare l’autorizzazione a un monitoraggio particolarmente intenso che vada oltre la semplice segnalazione spontanea di farmacovigilanza. L’esperienza ha dimostrato la potenza di questo approccio: in alcuni casi, come per certi farmaci di Terapia Intensiva, i dati raccolti nella pratica clinica attraverso i registri hanno portato anche al ritiro dal commercio del medicinale, confermando la funzione di sentinella del sistema».

I meccanismi Mea

Uno degli aspetti più complessi riguarda l’uso dei registri come strumenti di governo della spesa attraverso i Mea (Market Entry Agreements). L’idea di base è legare il costo del farmaco al risultato clinico ottenuto nel tempo: il sistema paga l’intero prezzo solo se il farmaco garantisce gli esiti promessi in fase di registrazione. «In Italia abbiamo scommesso molto su questo meccanismo, soprattutto in oncologia. L’idea è nobile: condividere il rischio con l’azienda e pagare solo per i casi positivi. Non sempre, però, il gioco vale la candela».

Il farmacologo ha evidenziato un costo occulto della governance: la macchina del monitoraggio richiede che il clinico compili schede dettagliate, che i pazienti siano reperibili e che i dati siano pronti per analisi complesse. «Alcune analisi suggeriscono che, in molti casi, uno sconto iniziale garantito avrebbe portato allo stesso risparmio economico senza l’enorme aggravio burocratico e gestionale che pesa oggi su clinici e farmacisti ospedalieri».

Il paradosso dei silos e il dato perduto del follow-up

Il vero nervo scoperto individuato da Addis è, però, l’isolamento dei dati. Nonostante la digitalizzazione, i registri Aifa sono spesso silos chiusi. «Siamo lontani da una reale maturità informativa in Italia. I dati sono difficilmente fruibili per le Regioni e per le società scientifiche e faticano a integrarsi con altri flussi essenziali come la farmacovigilanza».

Il problema principale è che è disponibile una gran mole di dati, spesso però incapaci d’interagire tra loro perché indisponibili o non interoperabili e quindi confinati in silos poco utili. L’elemento più critico è la perdita dei dati di follow-up. I registri dovrebbero offrire continuità dello sguardo, ma spesso offrono solo istantanee frammentate. «Se ho un’osservazione di un solo punto nel tempo, so molto poco. È fondamentale vedere la risposta nel tempo dello stesso paziente. Senza follow-up non sappiamo se chi scompare dal registro è guarito o è uscito per fallimento terapeutico. Questa mancanza di continuità genera bias che rendono le valutazioni parziali e poco utili per il supporto alle decisioni cliniche».

Verso il registro di patologia

Con le nuove norme che estendono l’innovatività (anche condizionata o potenziale) a un numero sempre maggiore di molecole, il numero di registri è destinato a esplodere. Addis mette, però, in guardia sul rischio di frammentazione eccessiva. «Abbiamo un registro diverso per ogni farmaco che entra in commercio, anche per la stessa indicazione terapeutica. Questo crea una dispersione di dati poco funzionale. Dovremmo invece avere un registro unico di patologia, dove l’esposizione a farmaci diversi permetta un confronto utile e immediato».

La conclusione è un appello alla circolarità dell’informazione. «Questo sforzo ha senso se il dato torna a chi prescrive. Se il registro non ha un quesito clinico iniziale ma è solo adempimento legato al nuovo farmaco, si traduce in ulteriore peso amministrativo. Il sistema va ridisegnato per prevenire l’inappropriatezza e dare risposte reali, non solo per gestire rimborsi».

Asst Brianza: integrazione dei flussi sanitari e governance

Il percorso dell’Asst Brianza verso una sanità basata sul dato è frutto di una visione lungimirante nata oltre 15 anni fa. Quando la digitalizzazione ospedaliera era terreno inesplorato per gran parte delle strutture italiane, l’Asst è passata dalla carta alla cartella clinica informatizzata. Il passaggio, spiega Marco Ruocco, direttore della S.C. Farmacia Ospedaliera e Territoriale, non è stato semplice cambio di supporto, ma rivoluzione culturale.

Marco Ruocco, direttore della S.C. Farmacia Ospedaliera e Farmacia Territoriale dell’Asst Brianza

«Tutto è partito dalla volontà di sostituire il documento cartaceo con un documento informatico. All’inizio non parlavamo ancora di flussi complessi. Prima dell’introduzione della cartella clinica informatizzata c’era un dossier cartaceo che includeva anche il foglio unico di terapia, sul quale venivano annotate le informazioni sulla farmacoterapia. L’obiettivo del progetto non era la mera dismissione del foglio unico, ma il superamento di un modello cartaceo a favore di uno strumento digitale più integrato, strutturato e fruibile. Poiché ai tempi non esistevano soluzioni standardizzate, i sistemi informativi hanno scelto di avviare un percorso pionieristico, sviluppando con una software house una cartella clinica informatizzata, cercando di mutuare la gestione della cartella tradizionale verso quella digitale, ma potenziandola con strumenti capaci di rendere la lettura di parametri clinici e informazioni più immediata ed efficace».

La transizione non è stata priva di ostacoli. Ogni cambiamento radicale che tocca procedure consolidate da decenni incontra barriere, spesso legate all’abitudine. «Siamo, però, arrivati rapidamente a un punto di non ritorno: acquisita la competenza sullo strumento informatico, nessuno sarebbe tornato alla carta, per gli indiscussi vantaggi di leggibilità e sicurezza».

Cartella informatizzata, dose unitaria e tracciabilità

Se la prima fase iniziale è stata dominata dall’esigenza clinica di digitalizzare anamnesi e referti, la seconda ha visto la Farmacia Ospedaliera protagonista attiva del processo. L’integrazione della farmacoterapia nel sistema informativo ha permesso di chiudere il cerchio tra prescrizione e somministrazione. In parallelo è stato avviato il progetto della dose unitaria, insieme allo sviluppo di un magazzino informatizzato, come evoluzione organizzativa e tecnologica a supporto di sicurezza e appropriatezza terapeutica.

«La Farmacia è entrata nel percorso in un secondo tempo. Si è compreso il potenziale immenso dello strumento per la raccolta dati. L’introduzione della dose unitaria ha permesso di supportare in modo strutturato la personalizzazione della terapia. Per far evolvere la cartella clinica informatizzata si è inserito un modulo che permettesse al medico di prescrivere il farmaco e al sistema di tracciare il percorso. C’era la necessità tecnica che la prescrizione venisse comunicata al software dell’armadio della dose unitaria per l’allestimento, per poi tornare alla cartella informatizzata per registrare la somministrazione». Questa architettura tecnologica garantisce una tracciabilità paziente-specifica che è presupposto fondamentale per sicurezza e appropriatezza.

«Poter verificare aderenza e appropriatezza, a priori e a posteriori, è un vantaggio enorme. Essendo tracciato, ogni passaggio è facilmente reperibile, consentendo un monitoraggio costante impensabile con la carta».

Specializzazione dei percorsi

L’esperienza dell’Asst Brianza si è declinata in ambiti specialistici ad alta complessità, come l’oncologia. La complessità del processo di allestimento dei chemioterapici ha richiesto uno strumento dedicato, di qui lo sviluppo di una cartella oncologica specifica. «All’oncologo serviva uno strumento per verificare in tempo reale esami e parametri per validare la terapia rispetto a protocolli predefiniti. Una volta validata, la terapia viene comunicata alla Farmacia per l’allestimento. È un percorso simile a quello della dose unitaria, ma costruito sulle esigenze specifiche del farmaco oncologico. Questo rigore permette di garantire che ogni somministrazione sia perfettamente aderente ai protocolli clinici stabiliti».

La sfida, però, si complica quando il monitoraggio passa dai reparti agli ambulatori. In questo contesto, l’Asst Brianza ha sviluppato software specifici per mettere in comunicazione ambulatori e Farmacia Ospedaliera. «Questi farmaci sono prescritti in ambito ambulatoriale, in cui la gestione del paziente si limita a diagnosi e prescrizione. Abbiamo elaborato un sistema che permette alla Farmacia di ricevere in automatico la prescrizione, consentendo di programmare allestimento e consegna. Ciò permette anche di condividere l’agenda con il medico: sapendo quando il paziente tornerà per la visita successiva, possiamo programmare un approvvigionamento adeguato, ottimizzando le risorse».

Interoperabilità e superamento dei silos

Nonostante i grandi passi avanti, Ruocco non nasconde le criticità sistemiche persistenti nella sanità digitale. Il problema principale è la frammentazione degli strumenti: spesso software diversi faticano a dialogare tra loro, creando compartimenti stagni d’informazioni. «Gli strumenti diventano tanti perché ciascuno soddisfa un bisogno, ma se non convergono in un sistema interoperabile, restano confinati in silos. Lavoriamo per superare questa frammentazione. Spesso si ha a che fare con software house diverse che vanno coordinate. Non abbiamo ancora un risultato al 100%, ma la mole di dati che gestiamo ci impone di spingere affinché questi strumenti evolvano e riescano dialoghino tra loro in modo fluido».

Dal dato logistico alla decisione terapeutica

In questo scenario dominato dall’informatizzazione, la figura del farmacista ospedaliero subisce una metamorfosi profonda. Non più solo gestore di scorte e flussi logistici, ma figura clinica a tutto tondo, capace d’interpretare il dato per influenzare le scelte terapeutiche. «Il farmacista detiene la maggior fonte di dati. Avendo informazioni cliniche dettagliate attraverso la cartella clinica informatizzata, può evolvere nella sua figura clinica, verificando l’appropriatezza sulla base della realtà del paziente. È fondamentale acceda a questi dati. Purtroppo, non in tutte le realtà ciò è possibile».

Secondo Ruocco, il futuro della professione passa da un’integrazione ancora maggiore nel processo di cura. «Spero che presto ci sia consentito di scrivere direttamente nella cartella clinica informatizzata. È essenziale che, quando dobbiamo comunicare qualcosa d’importante a livello clinico, il nostro contributo resti tracciato nel diario del paziente. Questi strumenti permettono al farmacista di non limitarsi alla logistica, ma di entrare nel merito delle prescrizioni. Siamo figure sempre più trasversali nei team multidisciplinari e solo con l’accesso ai dati possiamo garantire scelte informate e consapevoli per la salute dei cittadini».

La governance regionale tra monitoraggio e sostenibilità

Se analisi metodologica e digitalizzazione dei percorsi clinici al letto del paziente hanno definito il perimetro della discussione sulla governance del dato, la prospettiva si sposta ora sulla scala macroscopica della gestione regionale.

In Liguria la sfida è trasformare l’enorme mole di flussi amministrativi e prescrittivi in strategia di monitoraggio della spesa non puramente contabile, ma orientata all’appropriatezza clinica e alla tenuta del Ssr. Ne parliamo con Francesco Trovato, farmacista dirigente presso la S.C. Politiche del Farmaco, Dispositivi Medici, Protesica e Integrativa di Ats Liguria, diretta da Barbara Rebesco.

Francesco Trovato, farmacista dirigente presso il S.C. Politiche del Farmaco, Dispositivi Medici, Protesica e Integrativa di ATS, Liguria

Bilanciare innovazione e fondo sanitario

L’esigenza di un sistema di monitoraggio capillare nasce dalla necessità di governare un paradosso tipico della sanità moderna: l’arrivo di terapie straordinariamente efficaci ma dal costo impattante sul bilancio pubblico. «Lavorando alle politiche del farmaco di Regione Liguria, abbiamo constatato che negli ultimi anni la spesa farmaceutica è in costante aumento, incidendo sempre più sul fondo sanitario regionale. Come in tutte le Regioni, questa spesa cresce con l’arrivo dei nuovi farmaci dal costo rilevante ma che impattano positivamente sugli esiti di salute. Di qui l’esigenza, grazie anche all’aiuto di Fabio Ferrante, d’implementare strumenti specifici per ottimizzare l’uso di risorse e lasciare spazio all’innovazione».

La risposta ligure si è concretizzata in febbraio 2025 con l’invio sistematico a tutti gli enti del Ssr di un monitoraggio di spesa strutturato. «Abbiamo iniziato inviando un format in cui forniamo una sintesi della spesa mensile: in verità sono due, uno più generico rivolto ai direttori generali e uno più dettagliato inviato ai farmacisti. Quest’ultimo offre un dato diviso per canali d’erogazione, con informazioni specifiche sulla spesa per Atc di secondo livello e per la diretta, declinato anche per singola azienda e singola Asl. Ciò permette di avere un dato cruciale sul circolo dei pazienti nella Regione: per esempio, l’Asl 3 sa quanto sta spendendo per i pazienti dell’Asl 2 o fuori Regione e così via».

Macroaree e indicatori per una chirurgia dei costi

Il cuore tecnologico della governance ligure è la dashboard regionale, un cruscotto integrato d’indicatori gestionali, clinici ed economici teso a rafforzare in modo strutturato e continuativo il monitoraggio delle performance degli enti del Ssr, a supporto di appropriatezza, sostenibilità economica e omogeneità dei comportamenti prescrittivi sul territorio. «Raccoglie indicatori afferenti a quattro macroaree fondamentali della governance del farmaco e dei dispositivi medici:

  • governance amministrativa, con particolare riferimento a piani terapeutici, registri di monitoraggio, flussi informativi sui consumi di farmaci e dispositivi medici e tracciabilità dei costi
  • adempimenti Lea di farmaci e dispositivi medici e obiettivi direzionali, inclusi monitoraggi di budget di dispositivi medici, uso di farmaci a brevetto scaduto (equivalenti e biosimilari)
  • appropriatezza prescrittiva, con focus su patologie croniche e uso degli antibiotici nei diversi setting assistenziali
  • efficienza economica, con indicatori dedicati, tra l’altro, alla spesa oncologica per paziente e per accesso».

Gli indicatori concorrono, secondo pesi predefiniti, a determinare un punteggio sintetico di performance espresso in scala 0-100. Ogni ente può analizzare il proprio posizionamento complessivo e di dettaglio, nonché il confronto con gli altri enti del Ssr, ove applicabile. I risultati della dashboard concorrono anche ai percorsi di valutazione direzionale secondo criteri di oggettività e trasparenza, in coerenza con il sistema regionale degli obiettivi.

Ottimizzare le dispensazioni

Uno dei punti di maggiore innovazione della dashboard riguarda l’interoperabilità tra flussi ministeriali e Registri di monitoraggio Aifa, con l’obiettivo di recuperare risorse attraverso i meccanismi di rimborso e garantire il rispetto dell’adempimento Lea L2 sulla chiusura dei Registri, per i quali gli enti già ricevono il report trimestrale analitico.

«Questi tre indicatori sono forse i più innovativi. Abbiamo ottenuto che gli enti registrassero nei flussi della diretta e nel flusso ospedaliero il codice Aifa anonimizzato del paziente. Così riusciamo a matchare l’informazione dei registri con quella dei flussi. Possiamo dire all’ente: “Per questo specifico paziente ho 10 dispensazioni sui flussi e 8 sui registri Aifa: vai su questo profilo perché ti mancano 2 dispensazioni da registrare”. Siamo partiti a settembre con il dato sintetico nella dashboard e prevediamo che lo strumento faciliti gli enti nei controlli ed eviti di perdere le dispensazioni dei farmaci che accedono ai Mea o al fondo per gli innovativi». Il sistema opera su tre valutazioni per garantire la pulizia del dato.

«Consideriamo i registri che siano in dispensazione non multipla, per avere un’informazione univoca flussi-registri ogni volta che il paziente prende realmente il farmaco. Escludiamo quindi, per esempio, dal conteggio registri che permettono tre dispensazioni per volta proprio per evitare errori. L’altro indicatore riguarda le confezioni: anche qui le confezioni di farmaci che sono al 100% sotto registro devono combaciare perfettamente. Infine, si verifica il corretto inserimento di tutti i pazienti nei flussi».

Uniformare le best practice

L’approfondimento della dashboard entra nel merito di aree critiche come malattie rare e oncologia. «Per il primo aspetto, abbiamo chiesto agli enti d’inserire il codice di malattia rara nei flussi. «L’obiettivo è identificare per i pazienti con malattia rara quali farmaci sono prescritti per sapere, quando il dato sarà a regime, cosa viene usato per ogni specifica patologia. Questo ci permetterà di agire per uniformare gli item prescrittivi tra aziende e prescrittori, estraendo i piani terapeutici che possono essere presi come esempio di best practice».

Sul fronte oncologico, la sfida è legata alla demografia regionale. «Dall’OsMed 2024 emerge che la Liguria ha il dato di spesa oncologica più alto rispetto alla media nazionale, dato connesso al fatto che siamo la Regione più vecchia d’Italia. Tuttavia, abbiamo deciso di attenzionare comunque il settore, prendendo come indicatori la spesa per accesso e la spesa per paziente. Mettiamo gli enti a confronto, oltre che con loro stessi rispetto al periodo precedente di elaborazione, anche con il resto della Regione, pur sapendo che alcuni valori non sono direttamente comparabili: il San Martino di Genova, come centro oncologico d’eccellenza, avrà fisiologicamente valori più elevati ma, per esempio, tra Asl 1 e Asl 5, ci aspettiamo che consumi e spesa siano allineati».

Antibiotici e farmaci in Dpc

Il monitoraggio tocca anche l’appropriatezza prescrittiva di antibiotici e farmaci per le cronicità. «Per gli antibiotici misuriamo le Ddd per giorni di degenza. Inoltre, lo facciamo anche nello specifico per gli antibiotici reserve, inclusi quelli che accedono al fondo innovativi. Il punteggio adottato è lo scostamento dalla media regionale: più si è vicini alla media, più la performance sarà positiva; se si eccede nelle prescrizioni, la performance peggiora».

Un’attenzione particolare è poi rivolta ai farmaci in distribuzione per conto (Dpc), che impattano maggiormente sul bilancio. Al momento l’attenzione è stata focalizzata su semaglutide e anti-Pcsk9. «Usiamo come indicatore la prevalenza d’uso con l’obiettivo di arrivare a valori più allineati tra le aziende, al netto di ragioni epidemiologiche. Sulla semaglutide abbiamo già visto che nel 2024, con un monitoraggio attento, siamo stati tra le Regioni con minore spesa pro capite».

Adempimenti Lea e dispositivi medici

La capillarità del sistema informativo ligure ricomprende anche adempimenti Lea e gestione dei DM.

«Restituiamo agli enti il valore di allineamento percentuale tra valore contenuto nei flussi di consumo e valore contenuto nei flussi traccia, e il valore di allineamento tra il valore contenuto nel conto economico (CE) contro il valore dei flussi di consumo. Il CE di ogni azienda per farmaci e DM deve corrispondere ai dati sull’acquistato. Infine, per i DM, abbiamo assegnato un budget per ogni azienda come previsto dalla finanziaria 2024 e misuriamo periodicamente quanto si discostano da tale assegnazione».

Farmacista motore della transizione digitale

L’impatto di questo strumento di supporto alla transizione digitale sui professionisti è stato differenziato, ma nel complesso positivo. «In questa fase il confronto operativo è avvenuto soprattutto con i farmacisti: per esempio, riguardo agli indicatori legati ai registri Aifa, il carico di lavoro iniziale è ricaduto principalmente su di loro, che hanno dovuto inserire a monte i codici presenti nei registri all’interno dei flussi informativi. Questo impegno aggiuntivo è stato, però, compensato da un beneficio a valle significativo: i controlli risultano oggi molto più rapidi e automatizzati. In un’Asl già a regime, per esempio, l’individuazione delle dispensazioni mancanti è diventata un processo veloce e sistematico».

In conclusione, la visione della Liguria punta all’integrazione totale e all’uso futuro dell’IA. «Avere moltissimi dati che arrivano da più parti e non metterli insieme rende parziale la visione. Integrarli è fondamentale poiché solo l’analisi dei dati permette di capire dove intervenire e programmare azioni di miglioramento realmente mirate ed efficaci». Il futuro vedrà l’introduzione di sistemi di IA per velocizzare integrazione e lettura dei dati per analisi sempre più puntuali».

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