La cardiologia di precisione rappresenta una delle frontiere più promettenti nella cura delle patologie cardiovascolari. All’Irccs Maria Cecilia Hospital di Cotignola, struttura di Alta Specialità di GVM Care & Research, la ricerca scientifica punta a superare l’approccio uguale per tutti per arrivare a terapie antitrombotiche personalizzate, calibrate sulle caratteristiche del singolo paziente.
Nel trattamento dell’infarto e delle malattie cardiovascolari, infatti, la sfida non è solo intervenire in acuto con tecniche avanzate, ma anche individuare la terapia più efficace per prevenire la formazione di trombi nelle arterie e ridurre il rischio di nuovi eventi ischemici, senza esporre il paziente a un eccessivo rischio di sanguinamento.
Terapia antitrombotica personalizzata: il ruolo della ricerca
A guidare l’attività di ricerca clinica è il prof. Mattia Galli, cardiologo emodinamista e ricercatore dell’Irccs Maria Cecilia Hospital. I suoi studi si concentrano sulla possibilità di calibrare la protezione offerta dai farmaci antitrombotici, con l’obiettivo di trovare il giusto equilibrio tra prevenzione cardiovascolare e sicurezza.
Gli studi farmacodinamici condotti su oltre 12 mila pazienti hanno evidenziato marcata variabilità individuale nella risposta ai farmaci antiaggreganti piastrinici, che agiscono sulle piastrine per ridurre la formazione di coaguli. Questo conferma la necessità di un approccio sartoriale, in cui scelta del farmaco e del suo dosaggio si badi sulla risposta del singolo organismo.
«La risposta ai farmaci antiaggreganti non è identica in tutti i pazienti. Gli studi, basati su test di funzionalità piastrinica, così come studi clinici e meta-analitici effettuati su una vasta casistica, impongono di superare il concetto di taglia unica. Comprendere come ogni singolo organismo risponde alla terapia è cruciale per ottimizzare le cure: dobbiamo poter scegliere il farmaco giusto al dosaggio corretto, specialmente nella delicata fase successiva a un evento clinico cardiovascolare acuto o nel periodo successivo allo stesso».
Farmaci antiaggreganti: differenze tra pazienti e nuove prospettive
La ricerca analizza il comportamento delle piastrine in risposta a diverse terapie antiaggreganti. Tra i risultati emersi, vi sono differenze legate al genere: le donne mostrano una risposta più accentuata ad alcuni farmaci rispetto agli uomini, ma una minore protezione dall’acido acetilsalicilico in relazione all’incidenza di eventi cardiovascolari.
Un altro ambito di studio riguarda gli effetti pleiotropici, cioè i benefici aggiuntivi di alcuni farmaci oltre all’azione principale. È il caso del ticagrelor, farmaco antitrombotico utilizzato nelle sindromi coronariche acute.
«Il ticagrelor sembra aiutare il cuore a prepararsi meglio a eventuali momenti di stress o carenza di ossigeno. In pratica, è come se desse al muscolo cardiaco una sorta di scudo protettivo aggiuntivo, rendendolo più resistente se dovesse arrivare meno sangue per un breve periodo».
Dalla ricerca alla pratica clinica
Il trasferimento dei dati di farmacodinamica nella pratica clinica può contribuire a orientare strategie come lo switch terapeutico o la de-escalation della terapia antitrombotica dopo l’infarto.
«Da un lato, permettono di guidare il cambio di farmaco (switch) o la graduale diminuzione (de-escalation) della terapia antitrombotica dopo l’infarto, migliorando gli esiti clinici. Dall’altro, aprono la strada a nuovi progetti di ricerca che indagano l’impatto di farmaci innovativi, come quelli per il diabete o per il trattamento della sindrome metabolica, sulla reattività piastrinica».
La prospettiva è quella di rendere la cura cardiovascolare sempre più precisa, considerando variabili come genere, etnia e profilo genetico.
«La sicurezza del paziente passa attraverso la capacità di calibrare la protezione antitrombotica in base a variabili fondamentali come il genere, l’etnia e il profilo genetico, per ottenere così una personalizzazione della cura che sia realmente efficace nel lungo periodo».
Come sottolinea la prof.ssa Elena Tremoli, direttore scientifico dell’Irccs Maria Cecilia Hospital, «i risultati degli studi con farmaci antiaggreganti piastrinici suggeriscono come oggi sia particolarmente importante esplorare nuovi schemi terapeutici che prendano in considerazione non solo la comprensione di quando trattare, ma anche l’identificazione di chi trattare.
Dal punto di vista della ricerca traslazionale, inoltre, è necessario identificare biomarcatori in grado di catturare i fenotipi trombotici specifici del paziente, progredendo così verso un approccio realmente basato sulla precisione».



