Studio Vesalius-CV ridefinisce l’approccio alla malattia cardiovascolare

Le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte in Italia, i dati Istat riferiti al 2022 (“Cause di morte in Italia) riportano oltre 222.000 decessi l’anno.

Lo studio Vesalius-CV dimostra che abbassare in modo significativo il colesterolo LDL, consente di ridurre il rischio di un primo infarto del 36%.

Evolocumab, anticorpo monoclonale inibitore di PCSK9, ha permesso di ridurre i livelli di colesterolo LDL fino ad arrivare a 45 mg/dL, cambiando il paradigma di cura della malattia cardiovascolare. Si dimostra infatti che intervenire quando il rischio è già molto alto anche senza eventi riduce in modo significativo il rischio di eventi maggiori.

«Finora l’orientamento nella pratica clinica ha portato a concentrarsi sull’intervento terapeutico dopo un evento acuto», afferma Massimo Grimaldi, presidente Anmco e direttore della Cardiologia dell’Ospedale F. Mulli di Acquaviva delle Fonti (Bari). «Oggi abbiamo una consapevolezza nuova. Il rischio cardiovascolare si costruisce negli anni, spesso in modo silenzioso e senza segnali riconoscibili, mentre la malattia è già in atto. Questo significa che abbiamo una finestra temporale importante in cui possiamo agire. Siamo davanti a un cambio di paradigma fondamentale per la cardiologia moderna e per il modo in cui dobbiamo prenderci cura dei pazienti».

Lo studio Vesalius-CV ha seguito per più di quattro anni oltre 12.000 pazienti con un rischio cardiovascolare elevato o molto elevato, senza precedenti eventi clinici. I risultati mostrano che riducendo in modo significativo il colesterolo LDL, considerato uno dei fattori causali una delle cause dirette dell’aterosclerosi, si ottiene una diminuzione concreta degli eventi cardiovascolari maggiori come infarto e ictus.

«Il dato più rilevante è proprio la riduzione del rischio di un primo evento cardiovascolare che si ottiene grazie a evolocumab: questo risultato può tradursi in un impatto significativo sulla salute della popolazione e sulla vita concreta delle persone», è il pensiero di Claudio Bilato, vicepresidente di Anmco, direttore del Dipartimento Cardiovascolare dell’Aulss 8 Berica e direttore di Cardiologia degli Ospedali Ovest Vicentino.

«Significa evitare un infarto, un ictus o una complicanza che può lasciare conseguenze permanenti. La novità è che possiamo intervenire in una fase in cui il paziente non ha ancora avuto eventi, ma è già esposto a un rischio elevato. Nello studio Vesalius-CV, l’impiego di evolocumab ha consentito di ridurre efficacemente il colesterolo LDL di oltre il 50%, raggiungendo i livelli intorno ai 45 mg/dL».

I cardiologi dispongono oggi di strumenti sempre più precisi per valutare il rischio individuale e terapie innovative in grado di ridurre in modo marcato il colesterolo LDL rispetto ai valori iniziali. Questo consente di raggiungere obiettivi sempre più ambiziosi e costruire una protezione cardiovascolare personalizzata, adattata alle caratteristiche di ogni paziente.

Lo studio: Erin A. Bohula, M.D. et al. Evolocumab in Patients without a Previous Myocardial Infarction or Stroke, The New England Journal of Medicine 2026, vol. 394 n. 2 117-127

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