Aritmie ereditarie, possibile svolta grazie a farmaco per fibrosi cistica

Uno studio coordinato da Università di Pavia, Policlinico San Matteo e Istituto Auxologico Italiano, pubblicato sullo European Heart Journal, valuta una nuova possibile strategia terapeutica sviluppata grazie a cellule cardiache dei pazienti generate in laboratorio.

Lo studio clinico MAST 2 ha portato una strategia terapeutica dal laboratorio direttamente al letto del paziente. La sperimentazione di fase 2, finanziata da Aifa, è condotta presso l’Irccs Istituto Auxologico Italiano e coordinata da Lia Crotti e Peter J. Schwartz.

Nel trial sono stati arruolati 16 pazienti adulti, trattati per sette giorni in ambiente ospedaliero: il trattamento ha prodotto una riduzione statisticamente significativa dell’intervallo QT, con un effetto particolarmente evidente nei pazienti che presentavano un rischio maggiore di sviluppare aritmie pericolose.

È grazie alle cellule staminali che si è arrivati a individuare proprio questo farmaco e a portarlo fino alla sperimentazione nei pazienti.

La ricerca sulle cellule staminali pluripotenti indotte (iPSC), infatti, coordinata da Massimiliano Gnecchi, direttore della Cardiologia Traslazionale della Fondazione Irccs Policlinico San Matteo e professore dell’Università di Pavia, parte da semplici cellule del sangue o della pelle dei pazienti.

Il team ha ricreato in laboratorio dei veri e propri “modelli di cuore in provetta” che conservano il patrimonio genetico dei malati. Questa piattaforma ha permesso di testare diversi farmaci e confrontarne la capacità di correggere il difetto alla base della malattia.

La ricerca si è concentrata in particolare su molecole già sviluppate o usate clinicamente per altre patologie, ma potenzialmente in grado di correggere il difetto alla base di questa forma di sindrome del QT lungo: una strategia che prende il nome di riposizionamento farmacologico.

Il vantaggio di questo approccio è partire da molecole per le quali sono già disponibili importanti informazioni sulle caratteristiche farmacologiche e sul profilo di sicurezza, facilitandone la successiva valutazione in una nuova indicazione.

«Questo studio rappresenta il punto di arrivo di un percorso di ricerca iniziato quindici anni fa a Pavia, nell’ambito di una collaborazione scientifica con Singapore», spiega Massimiliano Gnecchi.

«Utilizzando le cellule cardiache ottenute dai pazienti abbiamo testato diversi farmaci e lumacaftor, sviluppato originariamente per il trattamento della fibrosi cistica, è emerso come il candidato più promettente. Ne abbiamo studiato nel dettaglio il meccanismo d’azione, dimostrando sperimentalmente la capacità di correggere il difetto responsabile della malattia. Ci sono voluti anni per perfezionare i passaggi necessari per rendere possibile e sicuro il trasferimento di questa scoperta ai pazienti. Siamo particolarmente orgogliosi di questo percorso di ricerca traslazionale, che ha permesso di portare un risultato ottenuto in laboratorio fino alla valutazione in uno studio clinico».

La piattaforma iPSC ha avuto un ruolo fondamentale anche all’interno dello stesso studio MAST2. Per i primi cinque partecipanti sono state, infatti, generate in laboratorio cellule cardiache a partire dalle loro stesse cellule, sulle quali è stato possibile analizzare direttamente gli effetti del trattamento. I ricercatori hanno potuto così confrontare, nello stesso paziente, la risposta al farmaco osservata in vitro con quella riscontrata durante il trattamento clinico.

Questo duplice uso della piattaforma cellulare, prima per individuare la strategia terapeutica e poi per confrontare la risposta osservata in laboratorio con quella degli stessi pazienti, è uno degli aspetti più innovativi del percorso e ne evidenzia il potenziale come strumento per lo sviluppo di trattamenti mirati nell’ambito della medicina di precisione.

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