Con l’approvazione della rimborsabilità da parte di Aifa, inavolisib arriva in Italia come nuova terapia personalizzata per le pazienti con carcinoma mammario localmente avanzato o metastatico endocrino resistente, positivo ai recettori ormonali (HR+), HER2-negativo e con mutazione del gene PIK3CA. Il trattamento, in combinazione con palbociclib e fulvestrant, rappresenta una nuova opportunità terapeutica per una popolazione con bisogni clinici ancora insoddisfatti, in cui la personalizzazione delle cure assume un ruolo sempre più centrale.
Il carcinoma mammario HR+/HER2- rappresenta circa il 70% di tutti i tumori della mammella e, in circa il 40% dei casi metastatici di questo sottotipo, è presente una mutazione del gene PIK3CA, alterazione molecolare associata all’attivazione della via PI3K, a prognosi sfavorevole e a resistenza ai trattamenti endocrini standard.
L’approvazione si basa sui risultati dello studio registrativo di fase III INAVO120, condotto su 325 pazienti, che ha dimostrato una riduzione del 57% del rischio di progressione o morte rispetto a palbociclib e fulvestrant da soli e una sopravvivenza libera da progressione più che raddoppiata, pari a 15,0 mesi rispetto a 7,3 mesi.
L’aggiornamento dei dati ha inoltre evidenziato un beneficio significativo in sopravvivenza globale, con una mediana di 34,0 mesi rispetto ai 27,0 mesi del braccio di controllo e una riduzione del rischio di decesso del 33%.
Medicina di precisione e test PIK3CA
«Inavolisib è la prima terapia target specifica per i pazienti con la mutazione PIK3CA ad essere indicata in prima linea metastatica a seguito di recidiva precoce.
Lo studio Inavo 120 ha dimostrato che la combinazione di inavolisib, fulvestrant e palbociclib è in grado di raddoppiare la sopravvivenza libera da progressione e di ridurre del 33% il rischio di morte. Con questa approvazione, si aggiunge un nuovo tassello all’oncologia di precisione nel carcinoma mammario metastatico HR+/HER2-.
Ancora più rilevante è il fatto che si tratti del primo e unico inibitore di PI3K ad aver dimostrato un beneficio statisticamente significativo anche in termini di sopravvivenza globale. Un risultato che conferma come l’identificazione precoce del biomarcatore possa tradursi in un beneficio concreto e duraturo per le pazienti. Inoltre, ha un profilo di sicurezza ben caratterizzato e gestibile nella pratica clinica, aspetto particolarmente importante nel trattamento di una patologia cronica come il tumore della mammella metastatico», dichiara Giuseppe Curigliano, professore di Oncologia Medica presso l’Università degli Studi di Milano e direttore della Divisione Nuovi Farmaci per Terapie Innovative dell’Istituto Europeo di Oncologia.
La disponibilità della nuova terapia rafforza il ruolo del test per la mutazione PIK3CA e della profilazione molecolare nella scelta dei trattamenti.
«La disponibilità di una terapia personalizzata utilizzabile già in prima linea rende fondamentale identificare tempestivamente la mutazione PIK3CA, che oggi rappresenta un biomarcatore decisivo per orientare le scelte terapeutiche per le pazienti.
Questa analisi dovrebbe essere effettuata preferibilmente attraverso tecnologie di sequenziamento di nuova generazione, come nello studio registrativo Inavo120, e può essere eseguita sia sul tessuto tumorale sia attraverso un semplice prelievo di sangue, grazie alla valutazione del DNA tumorale circolante.
In un contesto in cui il numero di biomarcatori nel tumore della mammella è in costante crescita e comprende anche alterazioni, come quelle a carico di AKT1, PTEN ed ESR1, è sempre più importante disporre di test accurati e di referti chiari e standardizzati.
Solo attraverso una stretta collaborazione tra patologi, biologi molecolari e oncologi è possibile garantire alle pazienti un accesso rapido alle migliori strategie di cura personalizzate», spiega Umberto Malapelle, professore associato del Dipartimento di Sanità Pubblica dell’Università Federico II di Napoli, coordinatore del PMMP – SIAPEC e presidente della International Society of Liquid Biopsy.
«L’approvazione di questa nuova terapia per il tumore al seno metastatico è un segnale importante e rappresenta un ulteriore passo avanti della medicina di precisione e della genomica, che oggi consentono di identificare specifiche mutazioni del tumore e di offrire trattamenti sempre più mirati e appropriati. Il progresso della ricerca non significa solo nuovi farmaci, ma anche la possibilità di individuare con maggiore precisione quali pazienti possano trarre maggior beneficio.
Perché questo potenziale si traduca in un vantaggio reale è indispensabile garantire un accesso omogeneo e tempestivo sia ai test molecolari sia alle innovazioni terapeutiche, attraverso reti organizzative efficienti su tutto il territorio nazionale», afferma Antonella Campana, presidente di Fondazione IncontraDonna.
Per Roche, la disponibilità di inavolisib si inserisce in un impegno avviato da oltre trent’anni nel carcinoma mammario. «Oggi segniamo un ulteriore passo avanti nella direzione di una medicina sempre più personalizzata, puntando sull’identificazione di un biomarcatore chiave come la mutazione PIK3CA», afferma Anna Maria Porrini, direttore medico di Roche Italia.



