Rappresentano una delle innovazioni più significative della storia recente dell’oncologia ematologica. Costruite a partire dai linfociti T del paziente stesso e ingegnerizzate per riconoscere e distruggere le cellule tumorali, le terapie Car T hanno dimostrato di produrre risposte cliniche durature in quote rilevanti di pazienti con linfomi e mieloma recidivanti o refrattari. Eppure, non tutti i pazienti che potrebbero trarne beneficio ricevono la terapia.
Per fare il punto della situazione e tracciare le prospettive future, AboutPharma e Farmacia Ospedaliera pubblicano lo Speciale “Le terapie Car T in Italia. Ricerca, applicazioni e stato dell’arte”. Il report integra le evidenze della letteratura scientifica con i risultati di un’indagine condotta su un campione di 262 farmacisti ospedalieri italiani (tramite sondaggio sul campo all’evento SKiteLINE on board di Roma ed estensione telefonica).

Un divario che si misura in vite
Un policy paper di The European House Ambrosetti, stima che i pazienti eleggibili alle Car T in Italia sono tra 1.800 e 3.000 all’anno: un valore circa quattro volte superiore rispetto al numero di persone effettivamente trattate con i prodotti commerciali. Ma la misallocation non riguarda solo l’Italia.
In Francia, Germania, Italia e Spagna tra il 29% e il 71% dei pazienti eleggibili non riceve il trattamento. Gli studi traducono questo ritardo o mancato invio in una perdita stimata di 40-120 vite a cinque anni e in una riduzione media dell’aspettativa di vita superiore a 8 mesi per ogni paziente non trattato.
A complicare il quadro in Italia intervengono diversi fattori strutturali e logistici come la disomogeneità territoriale, la mobilità extra-regionale, i ritardi nel referral e i tempi prolungati dall’aferesi alla reinfusione, che incidono negativamente sulla prognosi.
Il farmacista ospedaliero: una risorsa ancora sottoutilizzata
Uno studio pubblicato nel 2026 sull’European Journal of Hospital Pharmacy ha misurato l’impatto della farmacia ospedaliera nella messa in sicurezza dell’intero iter Car T: il pieno coinvolgimento del farmacista ha il potenziale di ridurre gli errori con un abbattimento del 77% dei rischi ad alta criticità e del 49% di quelli a criticità moderata.
In virtù delle sue competenze, il farmacista ospedaliero interviene in ogni fase del processo. Nonostante questo, l’indagine condotta per lo Speciale rivela che il ruolo del farmacista in Italia necessita ancora di un riconoscimento formale e di una maggiore standardizzazione delle procedure operative.
Inoltre, emerge un fabbisogno formativo: oltre la metà dei farmacisti operanti nei Centri accreditati dichiara di non aver mai frequentato corsi specialistici sulle terapie avanzate.
Approfondisci lo stato dell’arte delle Car T in Italia
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