Tumore della prostata: radioterapia stereotassica associata a farmaci riduce del 45% il rischio di morte

Una strategia terapeutica che combina radioterapia stereotassica e terapia farmacologica standard può ridurre del 45% il rischio di morte e del 63% la mortalità legata al tumore negli uomini con carcinoma della prostata oligometastatico resistente alla castrazione. È il risultato dello studio italiano Arto, pubblicato su The Lancet Oncology, primo trial clinico randomizzato a dimostrare un vantaggio in termini di sopravvivenza globale per questi pazienti.

Lo studio è stato coordinato dalla Struttura Organizzativa Dipartimentale di Radioterapia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi di Firenze e ha coinvolto 16 centri italiani, con il contributo dell’Associazione Italiana di Radioterapia e Oncologia Clinica. La ricerca è stata finanziata dalla Fondazione Radioterapia Oncologica.

Lo studio Arto e i risultati dopo oltre quattro anni

Il trial di fase 2 ha coinvolto 157 uomini con carcinoma prostatico oligometastatico resistente alla castrazione. I ricercatori hanno valutato l’efficacia dell’associazione tra la radioterapia stereotassica – una tecnica ad altissima precisione che consente di colpire con dosi elevate metastasi di piccole dimensioni – e la terapia farmacologica con abiraterone acetato e prednisone.

Dopo un follow-up mediano di 53 mesi, i dati confermano che l’aggiunta della radioterapia migliora in modo significativo la sopravvivenza globale e riduce la mortalità specifica per tumore, senza aumentare gli effetti collaterali rispetto alla sola terapia farmacologica.
I risultati consolidano quanto già emerso nel 2023, quando una prima analisi aveva evidenziato una riduzione del PSA e un ritardo nella comparsa di nuove lesioni, rallentando la progressione della malattia.

Aumento della sopravvivenza

“Lo studio Arto dimostra, per la prima volta in un trial randomizzato, che l’aggiunta della radioterapia stereotassica alla terapia sistemica standard determina un miglioramento significativo della sopravvivenza globale nei pazienti con carcinoma della prostata oligometastatico.
Aver documentato un beneficio non solo sulla progressione di malattia ma anche sulla sopravvivenza globale e specifica per tumore, con un follow-up di oltre quattro anni, rafforza il ruolo centrale che la radioterapia moderna può avere nel trattamento multidisciplinare dei tumori”, dichiara Giulio Francolini, primo firmatario dello studio e membro del Consiglio Direttivo Airo.

La pubblicazione su The Lancet Oncology rappresenta un importante riconoscimento internazionale per la ricerca italiana e apre nuove prospettive nella cura del tumore della prostata in fase oligometastatica, confermando il valore di un approccio multidisciplinare capace di integrare terapie sistemiche e tecniche radioterapiche di ultima generazione.

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