Rapporto OsMed 2025: gli acquisti diretti sfiorano i 19 miliardi. Spinta da oncologia, biologici, Atmp e farmaci orfani

Pubblicato da Aifa, il Rapporto OsMed 2025 scatta una fotografia dettagliata dell'assistenza farmaceutica nel paese, dove la spesa pubblica raggiunge i 28,4 miliardi di euro (+5,8%). Si assiste a una costante crescita degli acquisti diretti, saliti a 18,9 miliardi di euro (+6,2%), trainati dai farmaci oncologici e dai biologici ad alto costo. Se da un lato si riduce l'impatto economico del Fondo Farmaci Innovativi per la scadenza dei requisiti di copertura di diverse indicazioni, dall'altro si espande la spesa per le Atmp e i farmaci orfani. L'Italia conferma inoltre la sua leadership europea nella penetrazione dei biosimilari in ambito pubblico.

L’Agenzia Italiana del Farmaco, ha pubblicato il Rapporto OsMed 2025 sull’uso dei medicinali in Italia, offrendo una fotografia essenziale per decodificare l’evoluzione della governance farmaceutica e i comportamenti prescrittivi nel paese.
In un contesto in cui la spesa farmaceutica totale ha toccato i 39,3 miliardi di euro, con un incremento del 6% rispetto al 2024, la componente a carico del Ssn si attesta a 28,4 miliardi di euro (+5,8%). Un importo quest’ultimo che rappresenta il 72,2% della spesa farmaceutica complessiva, drenando circa il 20% dell’intera spesa sanitaria pubblica.

La spesa per acquisti diretti

Al centro dell’analisi economica figurano le dinamiche del canale degli acquisti diretti da parte delle strutture sanitarie pubbliche, perimetro che comprende ospedali, Asl, Rsa, strutture penitenziarie e i canali di erogazione in distribuzione diretta e per conto. Questo comparto ha registrato una spesa di 18,9 miliardi di euro, con un +6,2% rispetto all’anno precedente e distanziando la crescita della spesa territoriale pubblica convenzionata, assestatasi a 14,3 miliardi di euro (+3,5%).

Le principali categorie terapeutiche per spesa

L’analisi delle categorie terapeutiche erogate dalle strutture pubbliche evidenzia la netta prevalenza degli antineoplastici e immunomodulatori, che si posizionano al primo posto per spesa con 144,36 euro pro capite e un incremento nei consumi dell’8,1%. I farmaci del sangue e organi emopoietici rappresentano invece la categoria a maggior utilizzo in termini di volume con 54,87 dosi giornaliere per mille abitanti die (DDD), pur registrando una lieve flessione del -1,1%.
Tra i settori a maggior assorbimento economico spiccano gli inibitori di PD-1/PD-L1, che raggiungono i 19,14 euro pro capite (+9,1%), e gli inibitori dell’interleuchina con 14,25 euro pro capite (+2,8%).

Spostando l’attenzione sui singoli principi attivi, pembrolizumab (554,1 milioni di euro) e daratumumab (553,5 milioni di euro) si confermano le molecole a più alta spesa assoluta, rappresentando da sole il 5,8% dell’intero valore degli acquisti diretti pubblici, seguite da semaglutide con 335,4 milioni e dupilumab con 312,4 milioni di euro.

Fondo farmaci innovativi e Atmp

Sul fronte dell’innovazione tecnologica ad alto costo, il Rapporto evidenzia una contrazione del 19,4% nella spesa per le sole indicazioni ammesse al Fondo dei Farmaci Innovativi, scesa a 700 milioni di euro per via della naturale scadenza del triennio di innovatività per diverse molecole ad alto impatto.

Al contempo, prosegue la crescita delle terapie avanzate, con 1.195 trattamenti erogati nel 2025 e una spesa complessiva di 222,6 milioni di euro (+14,5%), trainata dalle Car-T (784 trattamenti per 149,3 milioni) e dall’ingresso sul mercato di due nuove terapie avanzate: tabelecleucel ed etranacogene dezaparvovec.
In aumento anche la spesa per i farmaci orfani destinati alle malattie rare (+7,9%), giunta a 2,55 miliardi di euro, pari all’8,6% della spesa farmaceutica Ssn, con la quota maggioritaria assorbita dai trattamenti oncologici e per malattie genetiche.

Biosimilari, equivalenti e confronto UE

Nel contesto delle strategie di efficientamento della spesa pubblica, l’Italia riafferma la propria leadership europea con riguardo al ricorso ai biosimilari, che raggiungono il 71,4% dei consumi e il 70,3% della spesa nei canali pubblici e ospedalieri, a fronte di medie europee (EU10) che si fermano rispettivamente al 45,9% e al 60,9%.

Un dato che contrasta con la realtà della farmaceutica territoriale convenzionata, dove il ricorso ai farmaci equivalenti stenta a decollare e la spesa di compartecipazione a carico dei cittadini resta estremamente elevata, pari a 1,04 miliardi di euro (17,71 euro pro capite), con significative differenze territoriali e le cifre più alte versate dai cittadini delle Regioni del Sud.

Come sottolineato dal direttore tecnico-scientifico di Aifa, Pierluigi Russo, la disponibilità di flussi informativi sempre più integrati – che da quest’anno avvalendosi dei dati di sell-out permettono di tracciare anche le reali dispensazioni private al banco – rappresenta una leva imprescindibile non solo per analizzare l’impatto dei cambiamenti demografici e dei nuovi modelli prescrittivi, ma anche per orientare le politiche regolatorie, promuovere l’appropriatezza in ogni canale erogativo e garantire la sostenibilità complessiva del sistema sanitario.

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