Dati presentati al congresso 2026 dell’American Association for Cancer Research sostengono la capacità di tebentafusp di raddoppiare la sopravvivenza globale a cinque anni in pazienti con melanoma uveale metastatico trattati in prima linea.
Lo studio di fase 3 rappresenta il follow-up più lungo mai registrato in uno studio randomizzato su questa patologia e per un T-cell engager in un tumore solido, segnando un progresso significativo in un ambito terapeutico storicamente privo di opzioni efficaci.
Sopravvivenza globale raddoppiata
Il trattamento con tebentafusp ha portato un tasso di sopravvivenza a cinque anni del 16%, contro l’8% osservato nel braccio di controllo. La sopravvivenza globale mediana è risultata di 21,6 mesi con tebentafusp, contro 16,9 mesi ottenuti con le terapie scelte dagli sperimentatori, in prevalenza pembrolizumab.
Le curve di sopravvivenza hanno mostrato separazione precoce e duratura, con beneficio clinico stabile nel tempo. Un risultato rilevante, considerando che il melanoma uveale metastatico è una malattia con prognosi molto sfavorevole, spesso associata a sopravvivenza inferiore ai cinque anni.
Benefici in tutti i sottogruppi di pazienti
Uno degli aspetti più significativi dello studio è che il beneficio in termini di sopravvivenza globale è stato osservato in tutti i principali sottogruppi di pazienti, inclusi quelli con fattori prognostici negativi: elevato burden tumorale, alti livelli di LDH e malattia extraepatica. Il vantaggio è stato riscontrato anche in pazienti con progressione di malattia come migliore risposta, compresi quelli con aumento della crescita tumorale superiore al 20%.
Terapia efficace anche oltre la progressione
I dati evidenziano, inoltre, che un numero maggiore di pazienti trattati con tebentafusp ha proseguito la terapia oltre la progressione rispetto al gruppo di controllo (57% vs 25%). Questo approccio ha portato a un tasso di riduzione tumorale quasi sette volte superiore (27% vs 4%). I pazienti che hanno continuato il trattamento hanno mostrato anche una sopravvivenza post progressione più lunga, suggerendo un beneficio clinico prolungato anche nelle fasi avanzate della malattia.
Ruolo del ctDNA nella risposta al trattamento
Un ulteriore elemento chiave riguarda il ctDNA, biomarcatore molecolare sempre più rilevante. Nei pazienti trattati con tebentafusp, una maggiore sopravvivenza è risultata associata a ctDNA non rilevabile al basale o a una riduzione significativa entro la settimana 9.
Tra i pazienti sopravvissuti per almeno cinque anni, il 71% presentava ctDNA non rilevabile già all’inizio del trattamento, mentre il 29% aveva ottenuto una clearance precoce. Questo dato conferma il valore del ctDNA come indicatore sensibile dell’efficacia terapeutica.
Una nuova frontiera dell’immunoterapia
Tebentafusp appartiene alla classe delle molecole ImmTAC®, sviluppate da Immunocore. Si tratta di farmaci immunomodulatori bispecifici progettati per reindirizzare il sistema immunitario contro le cellule tumorali, riconoscendo antigeni intracellulari con elevata precisione.
Questa tecnologia rappresenta una nuova frontiera dell’immunoterapia, con potenziale applicazione sia nei tumori solidi che ematologici, inclusi quelli considerati “freddi” dal punto di vista immunologico.
Melanoma uveale: una malattia rara e aggressiva
Il melanoma uveale è la più comune neoplasia intraoculare negli adulti, ma resta una patologia rara e altamente aggressiva. Fino al 50% dei pazienti sviluppa una forma metastatica, generalmente associata a prognosi sfavorevole.
Prima dell’introduzione di tebentafusp, non erano disponibili trattamenti approvati efficaci per questa condizione. I nuovi dati aprono quindi prospettive concrete per migliorare la sopravvivenza e cambiare lo standard di cura nei pazienti HLA-A*02:01 positivi.



