Diagnosi precoce, approccio cardio-renale-metabolico e IA aprono nuove prospettive nella gestione della malattia renale cronica, dalle forme più diffuse alle patologie rare.
La malattia renale cronica interessa circa il 10% degli adulti ed è tra le principali sfide per la sanità per il suo impatto su mortalità cardiovascolare, ospedalizzazioni e sostenibilità del sistema sanitario. La patologia è ancora di frequente diagnosticata in fase avanzata, quando il danno renale è significativo e le possibilità d’intervento sono limitate.
La diagnosi precoce è elemento chiave per modificare il decorso della malattia ed è stata al centro di un confronto tra oltre 200 specialisti in occasione di Nephrovision 2026.
Non solo rene
Il focus sul continuum cardio-renale-metabolico evidenzia che la malattia renale cronica non può essere considerata patologia isolata, ma parte di un sistema integrato in cui diabete, dislipidemia, obesità e danno renale condividono meccanismi fisiopatologici e target terapeutici.
Le diverse classi di farmaci emergono con un ruolo complementare e sempre più definito nella pratica clinica.
Gli inibitori del SGLT2, inizialmente sviluppati come farmaci antidiabetici, hanno mostrato impatto rilevante sulla protezione renale e cardiovascolare, indipendentemente dal controllo glicemico. Oggi sono uno dei pilastri nella gestione del paziente con malattia renale cronica e diabete.
Accanto a questi, gli agonisti del recettore GLP-1 e i dual agonists stanno aprendo nuove prospettive nella gestione integrata di diabete, obesità e rischio cardiorenale, con effetti non solo metabolici ma anche sugli outcome cardiovascolari e, in prospettiva, renali.
Un ulteriore contributo arriva dagli antagonisti non steroidei del recettore dei mineralcorticoidi (MRA), che agiscono sui meccanismi infiammatori e fibrotici alla base della progressione della malattia.
Infine, la gestione del rischio cardiovascolare passa anche attraverso il controllo della dislipidemia, con il ruolo crescente degli inibitori di PCSK9 nei pazienti ad alto rischio, inclusi quelli con malattia renale cronica.
«Possiamo intervenire su più livelli del rischio cardio-renale-metabolico con terapie mirate e complementari», ha osservato Mario Cozzolino, professore ordinario di Nefrologia all’Università degli Studi di Milano, direttore della Struttura Complessa di Nefrologia e Dialisi dell’Asst Santi Paolo e Carlo e co-responsabile scientifico di Nephrovision. «La vera sfida è integrare queste opzioni in un approccio strutturato e precoce, superando la gestione per singola specialità e intervenendo lungo il continuum della malattia».
Rallentare la malattia ed evitare la dialisi
La diagnosi precoce è il principale fattore in grado di modificare il decorso della malattia renale cronica. «La malattia renale cronica è una patologia ad alta prevalenza ma spesso silenziosa in fase iniziale. In molti pazienti la diagnosi arriva quando il danno è avanzato. Anticipare la diagnosi permette d’intervenire prima e in modo più efficace». Intervenire negli stadi iniziali consente di rallentare la progressione della patologia e ritardare o evitare la dialisi.
In Italia si stimano circa 45.000-50.000 pazienti in trattamento dialitico cronico, condizione che richiede sedute più volte alla settimana, con impatto significativo sulla qualità di vita. Il peso è rilevante anche sul piano economico. Il costo della dialisi per il Ssn è stimato tra 30.000 e 50.000 euro per paziente all’anno, per una spesa complessiva che supera i 2 miliardi di euro annui. Oltre la metà dei costi complessivi della malattia renale cronica è infatti concentrata nelle fasi terminali della malattia.
Glomerulonefriti e malattie rare
Un’attenzione particolare è rivolta alle glomerulonefriti e alle patologie rare nefrologiche, ambiti in cui la diagnosi precoce è ancora più determinante. Malattie come la nefropatia da IgA (IgAN) e le forme immunomediate possono evolvere rapidamente verso l’insufficienza renale se non riconosciute tempestivamente.
In questi casi, il ritardo diagnostico si traduce spesso in progressione più aggressiva e in accesso anticipato alla terapia sostitutiva. Parallelamente, questo ambito sta vivendo una fase di forte accelerazione scientifica, con numerose terapie innovative mirate ai meccanismi patogenetici della malattia, già disponibili o in fase avanzata di sviluppo.
Dal punto di vista epidemiologico, la nefropatia da IgA è la forma più comune di glomerulonefrite primaria a livello globale, con prevalenza stimata di circa 2,5 casi per 100.000 persone/anno. Fino al 30-40% di pazienti evolve verso la malattia renale cronica avanzata.
«Le malattie rare nefrologiche sono uno degli ambiti più dinamici della disciplina», sottolinea Giuseppe Castellano, professore associato di Nefrologia all’Università degli Studi di Milano, direttore dell’Unità Operativa di Nefrologia e Dialisi della Fondazione Irccs Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano e co-responsabile scientifico di Nephrovision. «Oggi abbiamo nuove prospettive terapeutiche non disponibili fino a pochi anni fa. Il loro impatto dipende, però, dalla capacità di fare diagnosi precoce e indirizzare rapidamente i pazienti verso percorsi specialistici adeguati».
Accesso alle cure e integrazione dei percorsi
Nonostante i progressi, permangono criticità legate all’accesso alle terapie e all’organizzazione dei percorsi assistenziali, con differenze significative tra territori. «Il rischio è che l’innovazione non si traduca automaticamente in beneficio per tutti i pazienti. Serve una maggiore integrazione tra ospedale e territorio e una presa in carico più precoce e continuativa».
IA e medicina predittiva
L’IA ha un ruolo sempre più rilevante nella gestione della malattia renale cronica. Le applicazioni vanno dalla stratificazione del rischio alla predizione della progressione della malattia, fino al supporto alle decisioni cliniche. La prospettiva è di rendere la nefrologia sempre più predittiva e personalizzata.
«L’IA è una grande opportunità, ma va integrata nella pratica clinica in modo concreto. Il suo valore dipenderà dalla capacità di renderla utile nella gestione quotidiana dei pazienti».



