Sono 24 le micro-insidie che più di altre minacciano la salute pubblica a livello globale. È necessario un approccio One Health che preveda politiche globali uomo-ambiente-animali integrate di prevenzione, sorveglianza e sostenibilità sanitaria per un reale ed efficace contrasto alla resistenza antimicrobica.
Batteri, virus, funghi e parassiti, sempre più aggressivi e resilienti. Nel tempo questi microrganismi hanno attivato meccanismi di resistenza in grado d’inibire, fino a spegnere la risposta, quindi l’efficacia dei farmaci antimicrobici.
Una minaccia di salute pubblica, mondiale, sempre più dirompente e rapida che impone strategie altrettanto urgenti e tempestive: politiche sanitarie, azioni di governance, awareness e responsabilizzazione della popolazione.
Misure che possono partire da nuovi strumenti di valutazione e presa in carico, come il Who Bacterial Priority Pathogens List (Bppl), elenco stilato dall’Oms che ha identificato 24 agenti patogeni batterici resistenti agli antibiotici suddivisi in tre categorie di priorità utili a guidare la ricerca e la prevenzione di nuove terapie.
Resistenza antimicrobica, il quadro è (più che) critico
È un fenomeno connaturato. La resistenza antimicrobica è un evento naturale, che si sviluppa progressivamente nel tempo in relazione alle evoluzioni di specie o a cambiamenti genetici nei patogeni. Tale processo è aggravato e accelerato da contesti fuori controllo, prevalentemente indotti o associabili all’uomo, tra cui l’uso improprio e l’abuso di antibiotici. I dati stimano il fenomeno in crescita: al 2025 un’infezione batterica su sei si è confermata in laboratorio resistente alle terapie standard, con uno scenario preoccupante
Infatti, la resistenza antimicrobica (Amr) è responsabile di oltre 35 mila morti all’anno solo nell’Unione europea, con previsioni che tra il 2025 e il 2050, potrebbero portare a un rimbalzo globale di 39 milioni di decessi.
Il Bppl intende dare una risposta concreta a questa minaccia, sempre più emergente, disegnando una roadmap inclusiva dei batteri su cui occorrerà intervenire in maniera prioritaria, definita sulla base dell’evidenza scientifica e in parallelo identificare i punti di forza e le criticità come tabella di marcia per una strategia veramente olistica contro la Amr.
«La revisione della Who Bacterial Priority Pathogens List 2024», spiega Fabrizio Pregliasco, infettivologo, direttore sanitario dell’Irccs Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio di Milano e professore associato di Igiene Generale e Applicata presso la sezione di Virologia del dipartimento di Scienze Biomediche per la Salute dell’Università degli Studi di Milano, «rappresenta un aggiornamento importante nello sforzo globale di contrasto all’Amr.
Tuttavia, questo aggiornamento mette in luce anche un limite strutturale che la comunità scientifica e le istituzioni sanitarie internazionali non possono più ignorare. Sebbene la Bppl, che include i batteri resistenti agli antibiotici più pericolosi per la salute pubblica, continui ad avere un ruolo cruciale nell’orientare la ricerca e lo sviluppo di nuovi antibiotici, il suo impianto rimane in prevalenza farmaco-centrico e clinico-ospedaliero.
In un’epoca in cui l’Amr è riconosciuta come una delle principali minacce alla salute globale, tale impostazione rischia di essere insufficiente. L’antimicrobico-resistenza non nasce e non si diffonde esclusivamente negli ospedali: è il risultato di pressioni selettive diffuse lungo l’intero ecosistema One Health, che coinvolge medicina umana, medicina veterinaria, sistemi agroalimentari e ambiente.
Pertanto, continuare a trattare la Bppl principalmente come una guida per l’innovazione farmaceutica significa affrontare solo una parte del problema.
Senza un rafforzamento parallelo delle politiche di antimicrobial stewardship, sorveglianza integrata e governance intersettoriale, ogni progresso terapeutico rischia di essere rapidamente eroso dall’emergere di nuove resistenze».
I batteri più insidiosi e più robusti
La lista Who Bppl del 2024, che aggiorna la precedente del 2017, e suddivide i batteri secondo il grado di aggressività (quindi alta-media-bassa criticità) sottolinea una realtà preoccupante. Conferma che i batteri Gram-negativi resistenti ai carbapenemi, in particolare Klebsiella pneumoniae e Acinetobacter baumannii, persistono nella fascia critica a causa dei loro elevati tassi di mortalità, della trasmissibilità e della grave mancanza di trattamenti efficaci.
L’inclusione di Mycobacterium tuberculosis resistente alla rifampicina in questa fascia è particolarmente significativa, riflettendo l’intersezione tra la resistenza antimicrobica e gli sforzi di controllo della tubercolosi nei Paesi a basso e medio reddito (Lmic), dove le lacune diagnostiche e terapeutiche aggravano il problema. In particolare, l’elenco eleva i patogeni acquisiti in comunità, come Salmonella enterica sierotipo Typhi resistente ai fluorochinoloni (72%) e Shigella spp. (70%), alla fascia alta, riconoscendo con questo cambiamento la crescente minaccia dell’Amr correlata a infezioni comuni, spesso dipendenti da infrastrutture idriche, igienico-sanitarie e igieniche (Wash) inadeguate.
Inoltre, il passaggio da critico a elevato della Pseudomonas aeruginosa resistente ai carbapenemi riflette l’adattabilità dei dati regionali e sottolinea il valore della sorveglianza granulare. In funzione di tutti questi aspetti, così classifica e aggiorna l’Oms i patogeni più aggressivi nella Bppl 2024 in ordine d’incidenza: Klebsiella pneumoniae, resistente ai carbapenemi, Escherichia coli resistente alle cefalosporine di terza generazione, Acinectobacter baumannii resistente ai carbapenemi, Mycobacterium tuberculosis resistente a rifampicina, Escherichia coli resistente ai carbapenemi, Klebsiella pneumoniae, resistente alle cefalosporine di terza generazione, Salmonella Typhi resistente ai fluorochinoloni, Shihella spp. resistente ai fluorochinoloni, Enterococcus faecium resistente alle vancomicine, Pseudonomas aeruginosa resistente ai carbapenemi, Non-phyloidal Salmonella resistente ai fluorochinoloni, Enterobacter spp resistente ai carbapenemi, Neisseria gonorrohoeae resistente ai fluorochinoloni, Staphylococcus aureus resistente alla meticillina, Enterobacter spp resistente alle cefalosporine di terza generazione, Citrobacter sppresistente alle cefalosporine di terza generazione, Proteus spp resistente alle cefalosporine di terza generazione, Serratia spp resistente alle cefalosporine di terza generazione, Neisseria gonorrohoeae resistente alle cefalosporine di terza generazione, Streptococchi gruppo A resistenti ai macrolidi, Streptococcus pneumoniae resistenti ai macrolidi, Haemophilus influenzae resistenti alle ampicilline, Morganella spp resistente alle cefalosporine di terza generazione, Streptococchi gruppo B resistenti alla penicillina (nr: al qr code si veda lo schema su Batteri 2017-2024 a confronto, Who Bppl).
Riassumendo al 2024 sono stati valutati con priorità critica: Acinetobacter baumannii resistenti ai carbapenemi; Enterobacterales resistenti alle cefalosporine di terza generazione; Enterobacterales resistenti ai carbapenemi;Mycobacterium tuberculosis resistente alla rifampicina; ad alta priorità Salmonella enterica sierotipo Typhi, resistente ai fluorochinoloni, Shigella spp, resistente ai fluorochinoloni; E. faecium, resistente alla vancomicina; P. aeruginosaresistente ai carbapenemi; non tifoide Salmonella resistente ai fluorochinoloni; N. gonorrhoeae resistente alle cefalosporine di terza generazione e ai fluorochinoloni, S. aureus resistente alla meticillina.
Rientrano, invece, fra quelli di media priorità Streptococchi di gruppo A resistenti ai macrolidi, S. pneumoniaeresistente ai macrolidi, H. influenzae resistente all’ampicillina; streptococchi di gruppo B, resistenti alla penicillina. In parallelo, però, sono stati approvati dal 2017, almeno 13 nuovi antibiotici per infezioni prioritarie: la ricerca sul tema è attivo con evidenti risultati. Restano, tuttavia, soluzioni ancora insufficienti, anche in relazione agli ultimi dati.
In calo le pipeline
Secondo l’ultimo Antimicrobal Resistance Benckmark 2026 dell’Access to Medicine Foundation – organizzazione indipendente senza scopo di lucro con sede nei Paesi Bassi che si occupa di accesso ai farmaci nei Paesi a basso e medio reddito – la pipeline di farmaci mirati a contrastare l’Amr ha subito un netto calo, pari al 35%.
Risultano in sviluppo nel 2026 solo 60 progetti contro i 92 del 2021, segnale che anche le grandi aziende farmaceutiche basate sulla ricerca non riescono a stare al passo con il crescente numero di infezioni farmacoresistenti e a rispondere con strumenti di contrasto adeguati. Ciò è dovuto anche alla riduzione di attività di ricerca e sviluppo (sulle malattie infettive, che è invece l’arma principale nella lotta contro l’Amr. Per quanto l’intera popolazione possa essere target di un’infezione antibiotico-resistente, a farne le spese maggiori sono le fasce di popolazione più fragili, i bambini per esempio, soprattutto i residenti in Paesi a basso e medio reddito colpiti in misura sproporzionata dalle infezioni.
Eppure, il rapporto ha individuato nella pipeline solo cinque farmaci pediatrici e solo il 13% dei progetti in corso sugli antimicrobici orientati allo studio di terapie per i bambini sotto i cinque anni, con conseguenti ritardi nelle autorizzazioni pediatriche, anche per antibiotici già esistenti. Dati in trend con il generale andamento: tra tutti i nuovi antibiotici introdotti dal 2000, solo il 10% riporta indicazioni pediatriche in etichetta.
Le criticità
Il lavoro dell’Oms evidenzia, tuttavia, alcune importanti criticità: tra queste, la trascuratezza in termini di sorveglianza nei confronti dei Paesi ad alto reddito che potrebbero mascherare il vero impatto dell’Amr nelle regioni a basso e medio reddito, mentre la complessità genetica all’interno dei patogeni prioritari, come i cloni ad alto rischio di K. pneumoniae resistente ai carbapenemi (ST11-KLC64), merita maggiore attenzione.
Inoltre, sono sottostimati fattori critici agricoli e ambientali altrettanto responsabili della resistenza antimicrobica: i serbatoi ambientali di geni di resistenza nel suolo, nell’acqua e nei microbiomi della fauna selvatica fungono da amplificatori dell’esposizione umana, ma rimangono sottorappresentati nei quadri di monitoraggio globali.
L’aumento di Enterobacterales resistenti ai carbapenemi, per esempio, è spesso legato all’uso di antimicrobici in agricoltura, una dimensione che non viene considerata dagli attuali criteri di priorità.
«In questo senso», commenta il prof. Pregliasco, «la revisione del 2024 dovrebbe essere interpretata non soltanto come aggiornamento tecnico, ma come richiamo alla necessità di un cambio di paradigma. La lotta all’Amr richiede strumenti che non si limitino a classificare i patogeni prioritari, ma che siano capaci d’integrare dati epidemiologici, ambientali e veterinari in una visione realmente sistemica.
La Bppl rimane uno strumento essenziale ma, se vuole essere pienamente coerente con l’approccio One Health, deve evolvere da semplice lista di priorità microbiologiche a strumento strategico per politiche globali integrate di prevenzione, sorveglianza e sostenibilità sanitaria».
Dall’altro, però, lo studio dell’Oms ha il merito di aver integrato fra gli strumenti di analisi e valutazione anche parametri di prevenibilità sulla base dei quali vengono promosse azioni a misura, specie in un contesto di prevenzione, quali il ricorso a vaccini coniugati contro il tifo, per esempio, che fungono da modello collaudato per il controllo dell’Amr incentrato sulla vaccinazione.
Le classifiche dell’elenco dell’Oms aiutano, inoltre, a orientare le risposte lungo gran parte del processo, dalla gestione ospedaliera per Enterococcus faecium ad alta priorità resistente alla vancomicina al monitoraggio mirato per patogeni di medio livello, per esempio i macrolidi.
La call to action dei ricercatori
Integrare le metriche One Health nelle future iterazioni Bppl incorporando indicatori di rischio zoonotico e di diffusione ambientale, rafforzare la sorveglianza globale come il Global Antimicrobial Resistance and Use Surveillance System (Glass) con dati equi provenienti dai paesi a basso e medio reddito, accelerare l’innovazione terapeutica oltre gli antibiotici tradizionali, compresi batteriofagi, anticorpi monoclonali e ricerca e sviluppo di vaccini, implementare la gestione antimicrobica e gli investimenti nelle infrastrutture Wash, in particolare per le minacce acquisite dalla comunità.
Sono queste le misure strategiche suggerite dai ricercatori e autori del lavoro su Science in One Health, in armonia con quanto affermato dal prof. Pregliasco, per il contrasto alle Amr: dare priorità ai patogeni non è solo esercizio scientifico, ma imperativo morale per salvaguardare l’equità sanitaria globale. Tradurre la strategia globale per la prevenzione e il controllo delle malattie (Bppl) dell’Oms del 2024 in un’azione intersettoriale completa è essenziale per promuovere una risposta sanitaria globale più equa e resiliente alla resistenza antimicrobica.
L’Italia fa rete al contrasto alle Amr
Gli ultimi numeri attestano, per il nostro Paese, uno scenario ad alta criticità, con tassi fra i più elevati di resistenze batteriche a livello europeo. Per esempio, sulla totalità di infezioni annue (circa 670.000) e sui 33.000 decessi direttamente attribuibili alle Amr registrati nell’Unione europea, un terzo (pari a circa 11.000) pesano sull’Italia.
Dati fomentati dall’aumento di consumo di antibiotici: il nostro Paese è il settimo nel contesto europeo, con livelli di oltre il 15% superiori alla media in Europa, cui contribuiscono la somministrazione di antibiotici in ambienti ospedalieri, l’agricoltura intensiva e la trasmissione ambientale. In sinergia, questi elementi facilitano la diffusione di ceppi multiresistenti.
A fronte di ciò l’Italia sta prendendo posizione, capillarizzando iniziative e progetti estesi, fra questi il Network collaborativo a carattere nazionale per la realizzazione di un modello clinico-gestionale per l’ottimizzazione dell’uso dei farmaci antimicrobici (antimicrobial stewardship), promosso dall’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani Irccs e finanziato dal Ministero della Salute, cui si sono aggregati altri enti e strutture: l’Istituto Superiore di Sanità, Fondazione Ca’ Granda, Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, Azienda Ospedaliero-Universitaria Policlinico Sant’Orsola-Malpighi di Bologna, Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma, Istituto Mediterraneo per i Trapianti e Terapie ad Alta Specializzazione di Palermo, Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar (VR). Il network ha l’obiettivo di costruire un modello condiviso per il buon uso degli antibiotici, sviluppato nei centri di riferimento per le malattie infettive e pensato per essere applicabile anche a livello territoriale utilizzando strategie integrate.
Per esempio, sistemi informatici avanzati per collegare e analizzare dati provenienti da diverse fonti; percorsi diagnostici innovativi, con l’uso di test molecolari per identificare rapidamente le resistenze; strumenti digitali e di comunicazione per supportare i clinici; programmi di formazione interattiva per favorire l’adozione delle buone pratiche.
«La nostra esperienza quotidiana», commenta Cristina Matranga, direttrice generale dell’Irccs Spallanzani, «ci dà contezza e consapevolezza dell’impatto sanitario ed economico di due fenomeni interagenti come l’antibiotico resistenza e le infezioni correlate all’assistenza, due autentiche pandemie silenziose sulle quali lavoriamo costantemente in ambito clinico e di ricerca.
Questo network è un’iniziativa strategica che mira a offrire uno standard nazionale di antimicrobial stewardship, adattabile ai diversi contesti locali, per ridurre l’impatto della resistenza antimicrobica tutelando la salute dei cittadini e riducendo i costi per il Ssn».
Bibliografia
- 1) Mukhopadhyay S, Peng Y, Tun HM. The 2024 Who bacterial priority pathogens list: a critical evolution from a global One Health perspective. Science in One Health, 2026, Vol. S, 100145. Doi: 10.1016/j.soh.2025.100145
- 2) Sati H, Carrara E, Savolti A et al. The Who Bacterial Priority Pathogens List 2024: a prioritisation study to guide research, development, and public health strategies against antimicrobial resistance. Lancet Infect Dis 2025, 25: 1033-43. Doi: 10.1016/S1473-3099(25)00118-5



