ESG e Life Science: cosa cambia con Omnibus, green claims e trasparenza salariale

ESG Life Sciences

La sostenibilità nel settore life science entra in una nuova fase. Se da una parte l’Unione europea riduce gli obblighi di rendicontazione con il pacchetto Omnibus, dall’altra iniziano a produrre effetti norme che incidono direttamente su ambiti specifici come la tutela dei consumatori e la trasparenza retributiva. È questo il quadro emerso durante la quarta edizione dell’AboutPharma ESG Summit, organizzato da AboutPharma in collaborazione con Deloitte e svoltosi all’Auditorium Deloitte di Milano.

Moderato da Fabrizio Marino di AboutPharma, l’incontro ha evidenziato come il percorso regolatorio europeo stia procedendo su direttrici differenti. Mentre Bruxelles interviene per semplificare gli adempimenti di reporting, entrano infatti in vigore misure che rafforzano gli obblighi in materia di comunicazione ambientale e parità di trattamento sul lavoro. Per il comparto life science il focus si sposta così da una sostenibilità prevalentemente raccontata a una sostenibilità sempre più misurabile e verificabile, che coinvolge ambiente, consumatori e diritti dei lavoratori.

A fare da sfondo resta la strategia climatica europea, con l’accordo del Consiglio europeo del 5 novembre 2025 che fissa l’obiettivo di ridurre del 90% le emissioni nette entro il 2040, uno scenario che tuttavia le tensioni geopolitiche e la crisi energetica potrebbero rimettere in discussione.

Aprendo i lavori, Valeria Brambilla, managing partner EMEA Audit & Assurance di Deloitte, ha osservato come anche un settore storicamente stabile e caratterizzato da elevata redditività come il life science stia iniziando a subire una crescente pressione del mercato sulle performance non finanziarie.

Il cambiamento climatico accelera e il costo dell’inazione aumenta

Stefano Pareglio, presidente Deloitte Climate & Sustainability, ha sottolineato come la differenza tra un aumento della temperatura di 1,5 e 2 °C non possa essere considerata marginale. Gli effetti, ha spiegato, non sono lineari e il Mediterraneo rappresenta uno degli hotspot climatici in cui il cambiamento procede più rapidamente rispetto ad altre aree del pianeta.

Il messaggio economico è altrettanto chiaro: l’inazione comporta costi superiori rispetto agli investimenti necessari per la transizione. In questo scenario, la tecnologia rappresenta il principale alleato, con fonti come solare ed eolico ormai competitive rispetto ai combustibili fossili. Il primato, però, è ormai della Cina, dove viene installato il 60% delle nuove capacità rinnovabili mondiali.
L’Italia continua invece a mostrare ritardi sia nella quota di energia rinnovabile utilizzata sia nei costi energetici, mentre, sui ricavi derivanti dall’ETS – pari a circa 35-40 miliardi di euro l’anno – Pareglio ha evidenziato una scarsa trasparenza nella redistribuzione delle risorse.

ESG Life Sciences

Omnibus: meno rendicontazione, ma la sostenibilità resta strategica

Il pacchetto Omnibus è stato illustrato da Sonia Margherita Belloli, Alessandra Cerruti e Josephine Romano di Deloitte.
Le modifiche previste innalzano le soglie di applicazione della Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), limitandone l’obbligo alle imprese con oltre 1.000 dipendenti e 450 milioni di euro di fatturato, oltre a prevedere uno slittamento di due anni con primo esercizio di rendicontazione nel 2027 per le aziende interessate.

Anche la Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD) viene alleggerita: la soglia sale a 5.000 dipendenti e 1,5 miliardi di euro di fatturato netto, l’entrata in vigore viene posticipata al 2029 e le sanzioni massime scendono dal 5% al 3% del fatturato.

Tra le novità figurano inoltre il value chain cap, che limita le informazioni richiedibili ai fornitori, e uno standard volontario dedicato alle PMI.

Il numero delle imprese coinvolte si riduce sensibilmente, passando da decine di migliaia a poche migliaia. Tuttavia, come hanno sottolineato le relatrici, l’obiettivo della normativa rimane invariato: riportare il bilancio di sostenibilità al ruolo di strumento strategico per il business e non di semplice adempimento burocratico.

Green claims: dal 27 settembre nuove regole contro il greenwashing

Sonia Margherita Belloli ha approfondito anche il d.lgs. 30/2026, che recepisce la Direttiva 2024/825 Empowering Consumers.

Dal 27 settembre non saranno più consentite, salvo limitate eccezioni, dichiarazioni ambientali generiche come “green”, “eco” o “sostenibile”. La normativa distingue tra una blacklist, che prevede l’inversione dell’onere della prova, e una greylist. In quest’ultimo caso, gli impegni futuri (per esempio, dichiarazioni come “carbon neutral entro…) saranno considerati validi soltanto se supportati da piani dettagliati, obiettivi misurabili e verifiche indipendenti.

Per il settore farmaceutico uno dei rischi principali è rappresentato dalla cosiddetta “delega inconsapevole”: affidarsi alle certificazioni dei fornitori senza verificarne l’effettiva solidità. Le violazioni possono comportare sanzioni fino a 10 milioni di euro, oltre ad azioni per concorrenza sleale, con effetti anche nei rapporti B2B.

Il rischio reputazionale pesa sempre di più

Secondo Caterina Rho del Joint Research Centre della Commissione europea, gli incidenti legati alla natura e alla biodiversità stanno assumendo un impatto economico sempre più rilevante.

Presentando uno studio realizzato insieme a Lucia Alessi e all’Università di Napoli Parthenope, basato sui dati RepRisk relativi al periodo 2013-2024, Rho ha evidenziato un dato significativo: gli eventi ambientali incidono negativamente sui rendimenti finanziari delle imprese europee e cinesi, mentre questo effetto non emerge negli Usa, probabilmente per effetto di un diverso livello di attenzione normativa e di vigilanza.

Lo studio mostra inoltre un incremento degli incidenti ambientali, quasi la metà dei quali classificati come gravi o gravissimi. Il comparto farmaceutico rappresenta meno dell’1% dei casi censiti grazie al forte livello di regolamentazione, ma, ha precisato Rho, i dati vanno letti insieme a quelli del settore chimico, strettamente connesso alla filiera.

Trasparenza salariale: l’Italia recepisce la direttiva europea

Marco Marzani e Margherita Masnata di Deloitte hanno illustrato il d.lgs. 96/2026, che recepisce la Direttiva 2023/970 sulla trasparenza retributiva ed è entrato in vigore il 7 giugno, facendo dell’Italia il secondo Paese europeo a recepirla integralmente.

Il principio della parità salariale era già sancito dall’art. 37 della Costituzione, ma finora la sua tutela dipendeva dall’iniziativa del singolo lavoratore. Con le nuove disposizioni gli annunci di lavoro dovranno indicare il livello retributivo iniziale o la relativa fascia salariale e non sarà più possibile chiedere ai candidati quale fosse la loro retribuzione precedente.

I dipendenti avranno inoltre il diritto di richiedere una volta all’anno informazioni sulla propria retribuzione e sui livelli medi, distinti per genere, delle persone che svolgono lo stesso lavoro o mansioni di pari valore, con obbligo di risposta entro due mesi.

Per le aziende con oltre 100 dipendenti scatterà l’obbligo di reporting dal 2027 sui dati del 2026. Un divario retributivo superiore al 5%, se non adeguatamente giustificato, comporterà l’avvio di una valutazione congiunta con le organizzazioni sindacali.

La dimensione sociale è parte integrante del business

Nel settore life science la componente sociale dell’ESG coincide con la natura stessa dell’attività d’impresa. È questa la riflessione proposta da Lucia Quagliano, direttore HR di Chiesi Italia.
Partendo dall’aumento delle temperature globali dal 1880, dal dato dell’Oms secondo cui il 57% della popolazione mondiale non ha accesso alle cure primarie e dalle persistenti criticità sui diritti del lavoro, Quagliano ha descritto un modello d’impresa che agisce sia all’interno dell’organizzazione sia nei confronti delle comunità.

Chiesi, Società Benefit dal 2018 e B Corp certificata, sviluppa la propria strategia intorno a quattro pilastri di pari importanza – pazienti, prosperità, persone e pianeta – seguendo la logica dello shared value, secondo cui una parte del valore creato viene redistribuita agli stakeholder.
Sul piano interno l’azienda ha eliminato il gender pay gap già nel 2022, anticipando gli obblighi europei, e ha sviluppato strumenti di welfare dedicati alla genitorialità, al caregiving e all’inclusione delle persone con disabilità.
Sul versante esterno il volontariato aziendale è regolato contrattualmente: 24 ore di attività svolte nel fine settimana danno diritto a 16 ore aggiuntive di ferie. Nell’ultima edizione del “We Act Day” 450 dipendenti hanno realizzato 800 kit destinati alle persone senza fissa dimora, comprensivi di informazioni sul diritto all’assistenza sanitaria, distribuiti attraverso i City Angels.

Acque reflue: il nodo dei farmaci equivalenti

Il panel conclusivo, dedicato ai modelli di business, alla supply chain e all’organizzazione aziendale, si è aperto con il confronto sulla direttiva europea sulle acque reflue urbane.

Stefania Badavelli, general manager di Zentiva e vicepresidente di Egualia con delega all’ambiente, ha illustrato la posizione dei produttori di farmaci equivalenti rispetto alla norma che attribuisce all’industria farmaceutica e cosmetica il 60% dei microinquinanti presenti nelle acque reflue, derivanti dai metaboliti eliminati dai pazienti, imponendo ai due comparti il finanziamento del trattamento quaternario.

Secondo Badavelli, per un settore in cui il 70% dei volumi europei è rappresentato da medicinali a basso costo, l’impatto economico rischierebbe di compromettere la disponibilità di numerosi farmaci essenziali. Egualia e Farmindustria chiedono pertanto una sospensione della direttiva e una revisione dello studio di riferimento, richiamando una ricerca greca presentata a Medicines for Europe che attribuisce al settore farmaceutico un’incidenza pari al 7% e non al 60%.
“L’obiettivo deve essere acque pulite e farmaci accessibili”, ha sintetizzato Badavelli. “A pagare non possono essere i pazienti.”

Dalla filiera agli acquisti: la sostenibilità si misura

Il confronto finale ha evidenziato come la sostenibilità stia evolvendo da elemento dichiarativo a criterio di misurazione concreta.
Badavelli ha ribadito il valore sociale del comparto dei farmaci equivalenti, rappresentato dall’accessibilità delle cure, ricordando anche il percorso avviato attraverso le linee guida “We Take Care”, pur riconoscendo che il settore procede ancora a due velocità.

Una situazione analoga emerge dalla survey di Confindustria Dispositivi Medici presentata da Maria Francesca Moroni: tra oltre 70 aziende coinvolte, il 58% redige già un report di sostenibilità, mentre più della metà delle piccole imprese non dispone ancora né di sistemi di rendicontazione né di professionalità dedicate. Da qui la crescente richiesta di competenze specialistiche su temi quali ecodesign e PFAS.

Dal lato delle strutture sanitarie, Claudia Nardulli di Humanitas ha illustrato una dashboard di KPI condivisi tra i 12 ospedali del gruppo e un programma di audit della supply chain che porterà entro il 2027 alla riqualificazione dei fornitori.

Lorenzo Sommella dell’Università Campus Bio-Medico ha presentato, invece, i risultati del progetto Green Hospital, con il 54% dell’energia autoprodotta da fonti rinnovabili, una riduzione di quasi il 45% delle emissioni Scope 1 e Scope 2 nell’arco di un anno e criteri di green procurement che attribuiscono fino al 5% del punteggio qualitativo nelle gare d’appalto.
Da parte di Chiesi, Lucia Quagliano ha infine ricordato l’obiettivo di raggiungere la carbon neutrality entro il 2035.

Un concetto ha accomunato gran parte degli interventi: la sostenibilità non può limitarsi alla comunicazione. Deve essere dimostrata attraverso dati, indicatori e risultati. Diversamente, come ha concluso Claudia Nardulli, “sono solo chiacchiere”.

Chiesi sponsor dell’evento

Chiesi Italia è la filiale italiana del Gruppo Chiesi, gruppo biofarmaceutico internazionale orientato alla ricerca che sviluppa e commercializza soluzioni terapeutiche innovative nell’ambito della salute respiratoria, delle malattie rare e delle cure specialistiche.

Per perseguire la propria missione di migliorare la qualità della vita delle persone, il Gruppo opera in modo responsabile nei confronti dei pazienti, delle comunità e dell’ambiente. Ha adottato lo status giuridico di Società Benefit in Italia, Usa, Francia e Colombia, rendendo giuridicamente vincolante l’impegno alla creazione di valore condiviso.
Dal 2019 Chiesi è inoltre certificata B Corp, attestazione che riconosce il rispetto di standard verificati in materia di performance sociali e ambientali.
In Italia l’azienda è impegnata nelle attività di informazione medico-scientifica e nella commercializzazione dei prodotti. L’organico conta 465 dipendenti, di cui 147 nella sede di Parma e 318 impegnati sul territorio a supporto degli operatori del Ssn.

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