A Bergamo il Campus dell’Università di Camerino ha riunito farmacisti di ospedali e Asl su governance, appropriatezza, economia sanitaria, rapporto con le aziende e intelligenza artificiale.
Il farmacista si delinea sempre più come una figura con il compito di bilanciare clinica, organizzazione e sostenibilità economica. Un’evoluzione che richiede momenti di riflessione e percorsi formativi mirati. Proprio per rispondere a questa esigenza, il 20 e 21 ottobre l’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo ha ospitato il Campus Farmacisti Ospedalieri.
L’iniziativa, alla sua terza edizione, è promossa dalla Scuola di Scienze del Farmaco e dei Prodotti della Salute dell’Università di Camerino, con la sponsorizzazione non condizionata di Angelini, in qualità di platinum sponsor, e Pfizer, in qualità di sponsor.
«Il focus di questa edizione è stato l’appropriatezza dalla prospettiva del farmacista e come il farmacista può essere di supporto al clinico nella governance del dolore», racconta Carlo Cifani, direttore della Scuola di Specializzazione in Farmacia Ospedaliera e del master dell’Università di Camerino.
«La gestione e la governance del dolore rappresentano una sfida clinica, etica ed economica per gli ospedali. L’appropriatezza prescrittiva è la chiave per garantire l’efficacia della terapia e la sicurezza del paziente.
Il farmacista ospedaliero si inserisce in questo percorso come un partner strategico del clinico: grazie alla visione d’insieme sui profili d’uso dei farmaci, sul monitoraggio delle reazioni avverse e sulla disponibilità delle terapie più innovative, offre un supporto fondamentale».
Formare i leader della Farmacia
La formula coinvolge farmacisti che desiderano andare oltre la loro esperienza e specializzazione per diventare dirigenti di farmacia, spiega Gianluigi Cussotto, docente a contratto dell’Università di Camerino. «L’obiettivo è unire la leadership industriale, le competenze tecniche e il ruolo proattivo dei farmacisti, chiamati a mettersi in gioco attraverso la stesura di elaborati e questionari interattivi».
I risultati attesi da queste due giornate di formazione sono tre. «Primo, accrescere la consapevolezza individuale di ciascun partecipante, dandogli strumenti concreti per ottimizzare la governance del dolore nel proprio contesto operativo», elenca Cussotto. «Secondo, valorizzare questo patrimonio di lavoro affinché non vada disperso, ponendo ad esempio le basi per uno studio. Terzo, rafforzare di edizione in edizione la capacità di ingaggio e partecipazione attiva, facendo di questo percorso un modello replicabile anche su altre aree terapeutiche».
Un ruolo sempre più complesso
Il cambiamento del ruolo del farmacista è particolarmente evidente in realtà complesse, come racconta Michela Franzin, direttrice della Farmacia dell’Asst Papa Giovanni XXIII di Bergamo. «Tradizionalmente, la nostra attività veniva identificata soprattutto con la gestione del medicinale: acquisto, conservazione, distribuzione e controllo della spesa», dice l’esperta. «Oggi queste funzioni rimangono fondamentali, ma non sono più sufficienti.
Ci viene richiesto di partecipare alle decisioni, valutare le alternative terapeutiche, contribuire alla definizione dei percorsi assistenziali, misurare i risultati e individuare soluzioni che migliorino insieme la qualità delle cure e l’utilizzo delle risorse».
Governance, appropriatezza e valutazione economica, per Franzin, «non possono più essere considerate separatamente, perché rappresentano tre dimensioni complementari di un unico obiettivo: garantire al paziente la migliore terapia possibile, utilizzando in modo appropriato e sostenibile le risorse disponibili».
Appropriatezza
L’appropriatezza investe l’organizzazione, i flussi informativi, la valutazione e la formazione. «Appropriatezza significa individuare la cura più efficace per quel determinato paziente alle migliori condizioni possibili: non significa scegliere al minor costo assoluto, bensì puntare alla soluzione ottimale», osserva Domenico Lucatelli, Global Public Affairs Director di Angelini Pharma. «Vuol dire anche saper uscire dagli schemi consolidati e ricorrere a terapie innovative quando rispondono al bisogno specifico della persona, rendendo concreto il principio della medicina personalizzata.
In questo quadro il farmacista è l’unico professionista in grado di tenere insieme tutte le variabili: è un ponte tra la clinica, supportando il medico nelle decisioni terapeutiche, e la governance economica, spiegando alla direzione generale perché le ragioni del clinico sono valide. Senza questo ponte non possono esserci vera appropriatezza, accesso all’innovazione e miglioramento degli esiti».
Dal prezzo al costo della malattia
Il ponte tra l’appropriatezza clinica e la sostenibilità economica si concretizza in un nuovo modello di governance.
Un approccio che richiederebbe di ripensare la logica dei silos e i tetti di spesa, definiti anacronistici da Lucatelli, in favore di una governance basata sugli esiti e sull’impatto reale. «Quando non curiamo una persona o rinviamo una prestazione per mancanza di fondi, non abbiamo risparmiato», sottolinea. «Abbiamo solo creato un problema più grave: quel costo esce da un capitolo di spesa sanitaria ed entra nel bilancio complessivo del Paese».
Dai dati alle decisioni
Una governance fondata su esiti e modelli predittivi ha bisogno di dati e di qualcuno che sappia leggerli. Per questo, secondo Andrea Marcellusi, presidente di Ispor Italy-Rome Chapter e docente al Dipartimento di Scienze Farmaceutiche dell’Università degli Studi di Milano, la formazione del farmacista deve allargarsi all’economia sanitaria. «I farmacisti ospedalieri devono acquisire solide competenze economiche per interpretare flussi e budget da milioni o miliardi di euro».
Serve quindi che il farmacista si faccia anche un po’ economista. E che impari a usare con consapevolezza, e a partire dalle proprie competenze, l’intelligenza artificiale.
«Oggi i modelli computazionali possono processare con pochi prompt le serie storiche di dispensazione, condurre osservatori, monitorare le co-prescrizioni o catalogare le segnalazioni di farmacovigilanza», spiega Marcellusi. «Il punto resta saper interpretare quei risultati, che è la parte più complessa».
Aziende e farmacisti: la survey
Programmare l’assistenza dipende anche dal rapporto con chi produce e consegna i farmaci. Il Campus è stato l’occasione per esplorare il rapporto tra professionisti e industria, a partire dai risultati di una survey condotta tra i partecipanti. L’indagine, che ha coinvolto un panel eterogeneo di farmacisti ospedalieri e territoriali, ha permesso di tracciare un quadro e delineare le possibili linee di evoluzione di questa collaborazione.
«La survey ci ha restituito indicazioni molto chiare», sintetizza Lucatelli. «Emerge un forte bisogno di collaborazione tra industria farmaceutica e servizi di farmacia ospedaliera, una sinergia che vada oltre l’ordinaria routine e che sia programmatoria e logistica, per pianificare acquisti e scorte in modo efficiente; scientifica, per garantire un aggiornamento costante sulle innovazioni terapeutiche; gestionale, per individuare insieme le modalità migliori di gestione del bene farmaceutico e la sua corretta collocazione nel percorso di cura».
Pur senza pretese statistiche, le risposte delineano con chiarezza che cosa i farmacisti si aspettano dai referenti aziendali. La prima capacità da migliorare è il problem solving: davanti a una richiesta, spesso il referente non ha subito la risposta e deve riservarsi di approfondire. Seguono la comprensione della farmacia clinica, le informazioni cliniche e la farmacoeconomia. Il contatto di persona resta il canale preferito, rispetto al quale mail, telefono e chat sono complementari.
Tra le informazioni più richieste ci sono quelle sui prodotti, seguite da accesso, pianificazione dei fabbisogni, forniture e supporto alle gare. Alle aziende si chiede poi di tenere aggiornati i farmacisti su condizioni di utilizzo, prescrivibilità, note e registri Aifa, mentre il tool digitale per la gestione degli ordini è all’ultimo posto. Tra le iniziative più apprezzate vincono gli hospital meeting e gli eventi regionali.
Accanto alla direzione generale
Il traguardo indicato dal Campus è un farmacista che esce dal perimetro logistico per sedere ai tavoli decisionali. «In altri Paesi il farmacista sta a fianco del direttore generale e governa con lui», osserva Lucatelli. «Qui dobbiamo far uscire la professione dalla scatoletta e farla entrare in un percorso di cura, di sostenibilità, di scelte cliniche».
Con una posta in gioco che va oltre i bilanci. Dietro prontuari e delibere c’è chi si chiede perché un paziente che vive pochi chilometri più in là, in un’altra regione, abbia una cura prima di lui. «Questa disuguaglianza non dobbiamo gestirla», conclude Lucatelli, «la dobbiamo risolvere».




