L’apertura alla conoscenza e alle molteplici esperienze che caratterizzano l’attività di un farmacista ospedaliero nelle sue diverse sfaccettature è senz’altro la caratteristica che di sé ama fare emergere la giovane specializzanda presso l’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, Maria Vittoria Visconti. «Mi piace definirmi», ha dichiarato a Farmacia Ospedaliera, «un’instancabile curiosa, costantemente alla ricerca di nuove esperienze. È stato proprio questo inesauribile desiderio di scoperta a modellare e orientare gradualmente il mio percorso in questi anni, spingendomi a esplorare tutti gli aspetti del mondo farmaceutico, sempre con passione e determinazione».

Quando e per quali motivi è scoccata la scintilla che l’ha attratta verso questa specialità?
Tutto è iniziato al liceo e grazie al grande trasporto che provavo per la chimica, trasformatosi poi in profondo interesse per i meccanismi d’azione dei farmaci e in vero e proprio fascino per la tecnologia farmaceutica. Negli anni dell’università ho scoperto una professione che mi permetteva di coniugare queste inclinazioni, offrendomi la possibilità di operare sia nella ricerca sia nella collaborazione con clinici e altre figure sanitarie, fino a dare supporto diretto ai pazienti. La specializzazione in Farmacia Ospedaliera è per me la naturale prosecuzione di questo cammino. L’ospedale è un contesto dinamico, in cui il farmacista non si limita alla dispensazione del farmaco ma ha un ruolo chiave nella farmacovigilanza, nella gestione dei dispositivi e nella personalizzazione delle terapie e della ricerca. È, quindi, una figura strategica per l’ottimizzazione delle cure, poiché integra le competenze di tipo chimico e farmaceutico con una visione ampia che abbraccia le parti clinica e gestionale per garantire terapie più sicure ed efficaci.
Quali altre esperienze hanno contribuito a orientare la sua scelta?
Negli ultimi anni all’Università di Pavia ho avuto la possibilità di seguire alcuni corsi aggiuntivi che mi hanno permesso di scoprire un ambito per me nuovo, quello della farmacia ospedaliera. Grazie a questi studi ho approfondito temi come la galenica sterile, la nutrizione e le nuove terapie geniche, sviluppando un forte interesse per questi settori. Il desiderio di conoscere più da vicino una simile realtà mi ha portato a svolgere il tirocinio curricolare nella Struttura Complessa di Farmacia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Alessandria, che mi ha accolto in un momento complicato come quello della pandemia da Covid-19.
L’esperienza si è rivelata estremamente stimolante e mi ha a tutti gli effetti permesso di entrare in contatto diretto con la poliedricità della professione del farmacista ospedaliero. Ho avuto l’opportunità di confrontarmi tanto con professionisti di lunga esperienza quanto con colleghi più giovani, acquisendo una visione completa delle responsabilità e delle sfide di questo ruolo, ancora poco conosciuto al di fuori dell’ambiente ospedaliero. L’insegnamento più prezioso che ne ho tratto è la consapevolezza che il farmacista ospedaliero è chiamato ogni giorno a operare in molteplici aree specialistiche, dev’essere sempre preparato, aggiornato e competente sui vari argomenti, anche quando esulano dalla sua routine lavorativa, per assicurare un servizio funzionale e di qualità. Al termine del percorso di tesi presso il laboratorio di Biofarmaceutica e Sviluppo Formulativo, mi sono trovata di fronte alla scelta fra tre strade professionali: industria farmaceutica, dottorato e carriera ospedaliera. La decisione è stata naturale e ho optato per ciò che più mi appassionava. Ho avuto la fortuna di entrare subito in un luogo di lavoro altamente stimolante e all’avanguardia come la Farmacia dell’Istituto Europeo di Oncologia, sotto la direzione della dott.ssa Emanuela Omodeo Salé, che mi ha permesso di esprimere al meglio l’attitudine al lavoro di squadra, la mia curiosità e l’interesse per i contesti multidisciplinari. È stata dunque una tappa di crescita fondamentale, che ha rafforzato la mia determinazione nel proseguire sulla strada verso la specializzazione.
Spesso il percorso degli specializzandi è irto di criticità: quali sono le principali?
Con riferimento alla mia esperienza confermo: non è un percorso semplice. Oltra a una grande dedizione sono richieste spiccata capacità organizzativa e, talvolta, sana abnegazione. In questi primi anni ho realizzato che i fondamenti acquisiti nel percorso universitario sono spesso difficilmente applicabili alla realtà lavorativa, dove la pratica si discosta molto dalle nozioni teoriche. Il nostro lavoro stimola la capacità di orientarsi tra una moltitudine di conoscenze e integrare in modo approfondito diverse fonti per gestire efficacemente le informazioni. Nel corso dei tirocini ci si confronta con svariate situazioni e strumenti, come software gestionali, protocolli e ambienti di lavoro molto diversi tra loro.
È essenziale un forte spirito di problem solving, indispensabile per adattarsi rapidamente ai vari contesti. Dal mio punto di vista questo è stato uno degli aspetti più complessi da affrontare durante il primo anno. Le criticità non si limitano, però, alla complessità delle competenze richieste; quella principale è forse la gestione del tempo: dover bilanciare attività formative, tirocinio, studio, esami e impegni lavorativi può essere estremamente impegnativo. Infine, la nostra professione è caratterizzata dalla necessità di un costante aggiornamento. Dover essere sempre al passo con le evoluzioni scientifiche, normative e gestionali è un aspetto imprescindibile e richiede un impegno continuo che può risultare gravoso senza un’adeguata organizzazione e senza un ambiente che favorisca realmente la crescita professionale. Per questo ritengo essenziale un apprendimento costante e supportato da una formazione strutturata tale da valorizzare il ruolo dello specializzando e gli consenta di costruire solide basi per la sua carriera futura.



