Un percorso coerente fra CRI e ospedalità

Parla la coordinatrice dell’Area Giovani di SIFO Chiara Lamesta, che nell’intervista che segue tratta sia dei cambiamenti che interessano la formazione e la professione alla luce dello sviluppo delle tecnologie sia di come gestire le tante criticità del panorama odierno col supporto della sua Società

Chiara Lamesta è dirigente farmacista presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria di Parma e coordinatrice dell’Area Giovani della Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e Servizi Farmaceutici per le Aziende Sanitarie. Il suo cammino ha però preso il via altrove e la sua vicenda professionale racchiude e integra un caleidoscopio di esperienze diverse culminate in una specializzazione e in un impiego del quale ben conosce sia le difficoltà sia le opportunità molteplici.

Chiara Lamesta, dirigente farmacista presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria di Parma e coordinatrice dell’Area Giovani della SIFO

Quali interessi l’hanno orientata verso la specializzazione in Farmacia Ospedaliera?

La mia non è stata una decisione presa a tavolino o in seguito a valutazioni intenzionali. Durante il mio percorso universitario in Farmacia, svolgevo attività di volontariato presso la Croce Rossa Italiana (CRI) dove ho ricevuto una formazione che tocca una ampia gamma di discipline. Questa formazione non solo mi ha reso sempre più attenta al complesso mondo della sanità ma mi ha anche messo a fianco dei pazienti e mi ha fatto anche crescere nella consapevolezza verso le relazioni personali. In particolare, durante le mie attività nei reparti ospedalieri, mi sono occupata della preparazione delle terapie farmacologiche e ho coadiuvato gli infermieri nella gestione degli armadi farmaceutici: tutto questo mi ha fatto scoprire il mondo della farmacia ospedaliera. Inoltre, durante il volontariato ho appreso una serie di aspetti che poi mi sono tornati utili nella vita professionale, quali l’attitudine a gestire direttamente il paziente; la capacità di valutare rapidamente le priorità cliniche e quella di lavorare in team. Non volevo abbandonare la mia passione per le provette, le burette e il microscopio approfondita in università, specie durante la tesi sperimentale in Chimica Farmaceutica. Queste esperienze sono servite a intraprendere il percorso di specializzazione in farmacia ospedaliera.

Quali esperienze, nel suo percorso formativo, sono state determinanti nell’orientarla?

In questo contesto si inserisce la citata esperienza del volontariato in CRI, inteso come modalità educativa che permette l’incontro tra l’ambiente esterno e l’iniziativa personale nel prendere coscienza di sé e decidere consapevolmente del proprio futuro. Queste diverse vicende mi hanno attratto verso la farmacia ospedaliera e hanno rafforzato il mio interesse nel perseguire la professione. Alla luce delle conoscenze e competenze acquisite durante il percorso accademico, oltre alla cura dell’aspetto tecnico-formativo, la mia attività professionale nella CRI è stata sostenuta da motivazioni morali e personali. In un’organizzazione di volontariato i valori sono le fondamenta su cui poggiano le sue componenti, sono un riferimento, un faro per coloro che vi appartengono. Alla luce di ciò orientarsi nella scuola di specializzazione significa concentrare il mix di chimica e biologia – materie di base della facoltà di farmacia – per porsi in condizione di conoscere il mondo sanitario e operare scelte professionali efficaci. La farmacia ospedaliera è una nicchia, ma importante sia in ospedale sia sul territorio: è un campo ove non si finisce mai di sperimentare e innovare, oggi ancora di più grazie agli strumenti che le tecnologie offrono. Il tutto, integrato con un approccio multidisciplinare.

In quali criticità si imbattono specializzandi e neo-specializzati lungo il loro percorso?

In entrambi i casi si affrontano nuove avventure, seppur in maniera diversa. Nel primo caso, nella specializzazione si ha la consapevolezza di apprendere nuove skill più tecniche e occorre rimanere sempre al passo delle attività formative – convegni, trasferte di tirocinio – conciliandole al contempo con lavori saltuari non sempre facili da trovare. Ricordo che la nostra specializzazione purtroppo non è ancora retribuita a livello ministeriale e ci sono solo realtà regionali che garantiscono contratti atipici: borse di studio e contratti di libera professione. In più, lungo il percorso di specializzazione è molto complesso poter effettuare nuove esperienze in strutture esterne alla rete formativa ma molto qualificanti sul territorio nazionale come in altri Paesi dell’Ue. In particolare, gli exchange program sono pochi, poco incentivati e in alcuni casi, avendo contratti atipici, sono difficilmente realizzabili poiché comporterebbero la decadenza del contratto di lavoro, a differenza di quanto accade per gli specializzandi in medicina. Al tempo stesso, un/a neo-specializzato/a si confronta con la ricerca della stabilità tanto desiderata e ricercata durante il percorso di specializzazione. E nella maggior parte dei casi, la stabilità è lontana dalla Regione d’origine. Altra difficoltà del post-specializzazione in Farmacia ospedaliera, a mio parere, è il reperimento del materiale di studio per la preparazione ai concorsi o avvisi pubblici. In ambito medico ed infermieristico esistono molti testi e manuali a supporto. Nel nostro, solo grazie all’attività scientifica della SIFO, della quale faccio parte, sono stati realizzati i primi approfondimenti utili allo studio e allo svolgimento della nostra professione. Per esempio, il Sussidiario dello Specializzando – Vademecum alla Formazione Specialistica in Farmacia Ospedaliera realizzato dall’Area Giovani quadriennio 2020-2024, da me coordinata. L’Area Giovani è un gruppo di 15 colleghi neo-specializzati eterogenei per provenienza che con entusiasmo collabora alla realizzazione di attività complementari alla formazione specialistica: Un gruppo fantastico.