Una professione variegata e affascinante

Ada Iezzi, in forze all’Irccs Centro Cardiologico Monzino di Milano, ripercorre gli aspetti salienti del suo percorso formativo, i motivi della scelta professionale, l’esordio nel mondo lavorativo

Il percorso di formazione del farmacista ospedaliero, nei quattro anni di scuola di specializzazione, è un passaggio chiave per lo sviluppo delle competenze necessarie per affrontare una professione variegata e sfidante, sempre più riconosciuta e di rilievo in ambito sanitario. Inauguriamo una nuova rubrica dedicata proprio ai giovani professionisti per raccontarne le esperienze formative, le motivazioni, le difficoltà incontrate durante il percorso di studio, fino all’approdo al mondo del lavoro.

Abbiamo incontrato la dott.ssa Ada Iezzi che, completata la Scuola di Specializzazione nel 2017, ha iniziato la sua esperienza di farmacista ospedaliera presso l’Irccs Centro Cardiologico Monzino.

Ada Iezzi, farmacista ospedaliero del Centro Cardiologico Monzino di Milano

Com’è nato l’interesse per la specializzazione in Farmacia Ospedaliera?

Il mio interesse per questa specializzazione è maturato negli ultimi due anni del corso di laurea in Farmacia all’Università di Pavia. Avevo sentito parlare di un possibile sbocco post-laurea un po’ diverso rispetto a quelli usuali come la farmacia del territorio o le aziende di settore con mansioni nella ricerca o in ambito commerciale. Desideravo proseguire gli studi, coniugando questo interesse con il sogno di formarmi in un’attività professionale che avesse finalità sociali nei confronti del prossimo e, in particolare, del paziente. Lavorare come in ambito ospedaliero mi avrebbe dato questa opportunità.

Così mi informai per svolgere un tirocinio volontario in una farmacia ospedaliera, che mi avrebbe permesso di farmi un’idea più chiara della professione. Durante il tirocinio trimestrale presso la Farmacia del Policlinico San Matteo di Pavia ebbi la possibilità di approfondire sia la galenica sia la nutrizione artificiale, in particolare quella pediatrica. Fu un’esperienza molto positiva, alla quale avrei voluto dare seguito, così verificai con l’Università la possibilità di svolgere la mia tesi di laurea in una farmacia ospedaliera.

Ci riuscì?

Approdai alla Farmacia Ospedaliera dell’Istituto Europeo di Oncologia, diretta dalla dott.ssa Emanuela Omodeo Salé, dove iniziai la mia tesi sperimentale sui farmaci ad alto rischio e LASA e sulla possibilità d’implementare un sistema di gestione volto a contenere il rischio di errori di terapia presso la farmacia ospedaliera e i reparti. Questo mi permise di arricchire ulteriormente la mia esperienza in questo settore, di confrontarmi con chi ci lavorava, di scoprire le sfaccettature di una professione estremamente diversificata e interessante, di sperimentare e respirare valori come la competenza, la professionalità, il desiderio di continuare a coltivare una progettualità, la ricerca di continui stimoli… il tutto al servizio del paziente. In tali valori mi riconobbi e su essi, alcuni anni più tardi, completata la Scuola di Specializzazione, lavorai con la guida e il coordinamento della dott.ssa Omodeo Salé per implementarli anche nella Farmacia del Centro Cardiologico Monzino, dove iniziai la mia attività di farmacista ospedaliero nel 2017.

Si sente di dare qualche consiglio agli studenti di Farmacia e CTF che intendono intraprendere questa specializzazione?

Di verificare, per esempio, se il percorso di studi prevede insegnamenti a scelta riguardanti la farmacia ospedaliera o se la facoltà prevede lezioni sul tema: potrebbe essere un punto di partenza per la ricerca di ulteriori fonti d’informazione. Alcune università, poi, sono convenzionate con farmacie ospedaliere per lo svolgimento di tirocini volontari pre/post-laurea o, come nel mio caso, la tesi di laurea.

Quali criticità e quali elementi salienti ha incontrato durante la specializzazione?

Gli anni della specializzazione sono decisivi per la formazione professionale, non solo perché è possibile acquisire le competenze necessarie per entrare nel mondo del lavoro, ma anche perché offrono l’occasione per confrontarsi con realtà, persone, contesti diversi del vasto mondo in cui opera il farmacista ospedaliero e avere quindi una visione particolareggiata delle mansioni attinenti alla sua professione. In altre parole, lo specializzando, in una dinamica lavorativa, dovrebbe avere l’opportunità di confrontarsi con tutti gli ambiti della professione, come per esempio informazione sul farmaco, sperimentazioni cliniche, dispositivo medico, oncologia, radiofarmacia. Solo così potrà maturare una visione d’insieme, opportunità che difficilmente si presenterà completato il percorso di studio. Per fare ciò servono impegno e volontà da parte dello specializzando, ma anche la disponibilità di strutture e di tutor. Io feci un’esperienza di questo genere durante gli anni della specializzazione e giudico positivamente il mio percorso.

Che cosa cambierebbe nella Scuola di Specializzazione?

Tirocinio e lezioni frontali dovrebbero essere più calati nella dimensione lavorativa che il discente affronterà completato il percorso di studi. Sarebbe auspicabile una maggiore interazione con i tutor delle varie strutture di tirocinio, dare modo ai farmacisti ospedalieri di offrire contributi attraverso laboratori, sessioni in cui raccontare e mostrare gli aspetti lavorativi che lo specializzando gestirà e descrivere la realtà in cui opererà dal punto di vista pratico. Molti insegnamenti previsti nel piano di studi sono già stati affrontati e acquisiti dal discente durante il corso di laurea: per evitare ridondanze, sarebbe opportuno “vestire” tali nozioni di contenuti pratici assonanti con la quotidianità lavorativa che lo specializzato incontrerà.