Oltre a essere l’ideale coronamento degli anni di studio universitari, la specializzazione come farmacista ospedaliero presso Humanitas Research Hospital di Rozzano (MI) ha rappresentato per Pietro Gazzola un’opportunità di crescita e ha alimentato la sua volontà di affrontare sempre nuove sfide. Queste hanno contribuito al suo percorso formativo portandolo, tra l’altro, a ricoprire il ruolo di vicepresidente di AGIFAR per le province di Milano, Lodi, Monza Brianza, Pavia e Sondrio. Alcune esperienze personali, inoltre, lo hanno convinto ulteriormente della necessità di guardare con attenzione ai bisogni dei pazienti in termini di salute, benessere e prevenzione. L’esperienza maturata e le prospettive per il futuro suo e della professione in generale sono state al centro dell’intervista a tutto campo che il dott. Gazzola ha concesso a Farmacia Ospedaliera.

Quali interessi l’hanno indirizzata verso la specializzazione in Farmacia Ospedaliera?
La scelta di intraprendere il percorso formativo in Farmacia ospedaliera, avviato tre anni fa e ormai prossimo alla conclusione, è stata guidata da una molteplicità di aspetti. Anzitutto il desiderio di aggiornare e approfondire le mie conoscenze accademiche ha rappresentato un importante stimolo. Inoltre, la sensibilità verso l’ambito ospedaliero ha anche radici profonde in un’esperienza personale e familiare: il contatto diretto con la malattia di uno zio. La consapevolezza dell’importanza di un’attenzione verso il paziente, considerato nella sua totalità come individuo con i suoi bisogni di salute, benessere e prevenzione, ha alimentato in me fin dagli anni dell’università il desiderio di lavorare in ospedale. Ho sempre ritenuto che l’ambiente ospedaliero come fosse un luogo nel quale la cura si concretizza come un’alleanza terapeutica tra il paziente e l’operatore sanitario. Ho creduto sin da principio e credo tuttora che questo settore consenta al farmacista di porsi più che mai al centro del processo terapeutico. Mi ha offerto, infatti, l’opportunità di tradurre in pratica la sensibilità e l’umanità che già sono insite nel mio carattere, oltre alla mia passione per la scienza farmacologica, con l’obiettivo di trasformarle nel tempo in solide competenze professionali.
Quali altre esperienze sono state determinanti per orientarla, oltre a quelle personali?
La prima tappa del mio percorso professionale è datata all’estate del 2019, quando ho svolto tre mesi del tirocinio pratico valutativo dell’Università di Scienze del Farmaco di Pavia presso la farmacia ospedaliera dell’Istituto Clinico Humanitas. Già dal primo giorno sono stato profondamente impressionato dall’ambiente dinamico e altamente professionale nel quale mi trovavo. I farmacisti che ho avuto il privilegio di affiancare si sono rivelati figure di grande ispirazione, grazie alla loro competenza e dedizione, guadagnandosi tutta la mia ammirazione e stima. Un aspetto particolarmente significativo di quell’esperienza è stato il contatto diretto con i pazienti, molti dei quali affetti da patologie complesse che fino ad allora mi erano di fatto sconosciute. Quel periodo mi ha introdotto a un mondo del tutto nuovo, consolidando la mia decisione di specializzarmi in quest’ambito. In continuità con quest’impegno, ho voluto intraprendere una seconda tappa, svoltasi tra il febbraio del 2020 e il gennaio del 2021 e quindi in coincidenza con un periodo storico particolarmente complicato, a causa del diffondersi della pandemia di Covid-19. A più riprese l’Italia ha sperimentato allora un peggioramento della curva epidemica e la conseguente adozione di misure restrittive sempre più rigide, mentre inizialmente solo una piccola percentuale della popolazione risultava vaccinata. In questo scenario, ho avuto l’opportunità di condurre una tesi sperimentale presso un’altra importante struttura ospedaliera privata di Milano, riconosciuta a livello internazionale. Il mio lavoro di tesi aveva l’obiettivo di valutare l’impatto della pandemia da Covid-19 sulla dispensazione dei farmaci File F erogati in regime di distribuzione diretta, analizzando due distinti periodi temporali: la fase pre-pandemica e la fase pandemica. Si è trattato stata per me di un passaggio evolutivo significativo, in quanto ho potuto affiancare nell’occasione farmacisti attivi in prima linea nella gestione dell’emergenza. Questo ha rafforzato la mia consapevolezza dell’importanza cruciale del farmacista ospedaliero nella sua qualità di figura professionale imprescindibile nella gestione ottimale dei farmaci e per l’appropriatezza prescrittiva, sia in situazioni di emergenza sia nei contesti ordinari e sempre in un’ottica patient-centered.



