Negli ultimi anni, la dermatologia ha visto accelerare la ricerca grazie a una migliore comprensione dei meccanismi infiammatori e autoimmuni che sono alla base di molte patologie cutanee. Tra le nuove opzioni terapeutiche ci sono gli inibitori delle Janus chinasi (Jak), delle Map chinasi (Mapk), della Syk e della tirosina chinasi di Bruton (Btk) che stanno mostrando risultati promettenti. Alcuni di questi farmaci sono già in uso o in fasi avanzate di sperimentazione. Parallelamente, i farmaci biologici stanno rivoluzionando la gestione di patologie come la psoriasi e la dermatite atopica. Molti, dunque, i farmaci di nuovo brevetto, che rappresentano un costo importante per il sistema sanitario, negli ultimi anni sempre più attento alla sostenibilità. Di qui l’importanza del lavoro di squadra tra dermatologi, farmacisti ospedalieri e aziende sanitarie per trovare l’opzione più corretta per il paziente, anche sotto il profilo economico, se possibile. Se n’è parlato a Genova durante il convegno “La dermatologia nelle Regioni”, un progetto congiunto Adoi e SIDeMaST, presieduto da Stefania Sorbara con la copresidenza di Cesare Massone, Emanuele Cozzani e Gianmaria Viglizzo. L’incontro si è articolato in tre sessioni: la prima dedicata alle “Terapie innovative in Dermatologia”, la seconda su “Sostenibilità e modelli regionali d’accesso: dermatologi e farmacisti a confronto”, mentre la terza ha illustrato la “Casistica clinica”.
Psoriasi, quali terapie nei pazienti fragili?
Martina Burlando, professoressa associata al Dipartimento di Scienze della Salute (Dissal) dell’Università di Genova, ha riferito che la psoriasi colpisce tra lo 0,6% e il 4,8% della popolazione mondiale. In Italia si stima una prevalenza del 2,8% e circa uno su 4 di questi pazienti sono colpiti da una forma da moderata a grave. «La psoriasi insorge in prevalenza in due fasce d’età: precocemente tra i 20 e i 30 anni e tardivamente tra i 50 e i 60 e colpisce prevalentemente la popolazione caucasica, meno altri gruppi etnici. Oggi ci sono le terapie biologiche, terapie target innovative efficaci anche sui pazienti fragili». Chi sono i pazienti fragili? «Gli anziani, per esempio, che presentano ridotta riserva fisiologica, polipatologie, osteoporosi, talvolta declino cognitivo. Inoltre, manifestano una maggiore sensibilità agli effetti collaterali dei farmaci a causa di un sistema immunitario indebolito. Anche i ragazzi possono essere considerati fragili perché in loro la psoriasi crea riduzione dell’autostima, senso d’inadeguatezza, isolamento sociale, depressione e ansia. Per non parlare dei pazienti oncologici affetti da psoriasi: in questi casi si potrebbe avere un maggiore rischio di recidiva e occorre tenere presente, nel caso, l’interazione tra terapie oncologiche e terapie per la psoriasi». La prof.ssa Burlando ha altresì presentato i parametri da considerare nella scelta del trattamento come l’età del paziente, l’impatto sulla qualità di vita, la probabilità di aderenza alla terapia, la comorbilità e naturalmente anche le aspettative del paziente stesso. Nei primi 5 mesi del 2025 sono state 1.880 le prestazioni effettuate presso l’Ospedale San Martino con 1.600 pazienti in terapia sistemica, mille dei quali sono stati sottoposti a una terapia biologica e 300 a una terapia sistemica tradizionale. Tra questi ci sono 20 pazienti che provengono dal Piemonte, 3 dalla Sardegna, 4 dalla Toscana e 3 dalla Lombardia, evidenziando come sia presente un turismo sanitario e i pazienti migrino verso altre Regioni in cerca di una terapia più efficace.
La preferenza per i biosimilari
Secondo Barbara Rebesco, responsabile delle Politiche del Farmaco per Alisa di Regione Liguria, il criterio da seguire nella scelta del trattamento è “spendere meno quando si può per spendere di più quando vi è la necessità”. In questo senso, vanno le raccomandazioni ai reparti di dermatologia e alle farmacie ospedaliere, sebbene si renda sempre più necessario un collegamento stretto fra tutti gli agenti in campo, anche per fare fronte alle richieste dei pazienti, sempre più informati e determinati ad avere accesso alle novità terapeutiche. Rebesco ha presentato lo studio regionale ligure riferito all’“Appropriatezza e aderenza alle terapie biologiche”.
«La raccomandazione emersa dal gruppo di lavoro», ha precisato la dott.ssa Rebesco, «è, per esempio, per il trattamento di seconda linea e, se il clinico lo ritiene appropriato, privilegiare un trattamento con farmaci biosimilari (dunque, senza più brevetto, ndr), che abbiano il medesimo meccanismo d’azione, ma sono più vantaggiosi dal punto di vista economico».
Coinvolgere tutti per il bene del paziente
«Il congresso è stato aperto anche ai farmacisti ospedalieri, con la Sifo», interviene Cesare Massone, referente Diar Area Immuno-Reumato-Allergo-Dermatologica di Alisa Liguria e membro del Comitato Scientifico Adoi, «perché un anno fa, in giugno 2024, l’Istituto Superiore di Sanità ha chiesto alle nostre società scientifiche di realizzare, oltre alle linee guida, anche le raccomandazioni su alcuni temi specifici. Abbiamo già realizzato una raccomandazione sul tema del nevo displastico per evitare ri-escissioni inutili in pazienti che sono già stati trattati, ma adesso il tema dell’incontro di Genova, con il coinvolgimento dei farmacisti è confrontarsi sull’uso dei nuovi farmaci biologici nella dermatite atopica e nella psoriasi, su cui stanno lavorando, appunto, le nostre società scientifiche».
La scelta tra farmaci tradizionali, molti senza più brevetto di cui sono disponibili gli equivalenti, e nuovi prodotti appena immessi in commercio dopo l’approvazione Aifa, è solo in apparenza semplice. Infatti, tra gli uni e gli altri a fare la differenza è il costo, spesso dieci volte superiore per i più innovativi. La raccomandazione è procedere, dove sia indicato, con i farmaci con brevetto scaduto, per poi passare a quelli più nuovi e costosi, in un secondo step, qualora la situazione clinica del paziente lo richieda.
Il caso lombardo
La dott.ssa Emanuela Omodeo Salè, direttore SC Farmacia Ospedaliera dell’Istituto Europeo di Oncologia e del Centro Cardiologico Monzino di Milano, ha portato l’esperienza di Regione Lombardia, sottolineando come sia fondamentale la collaborazione con le società scientifiche per definire i protocolli di utilizzo dei farmaci biologici innovativi per la cura della dermatite atopica.
«All’interno delle società scientifiche è nata una collaborazione per portare alla definizione della corretta prescrizione e gestione di farmaci biologici innovativi nella dermatite atopica. Il lavoro ha coinvolto medici specialisti in dermatologia, allergologi, farmacisti ospedalieri, pediatri, medici di medicina generale, ginecologi e pazienti con l’obiettivo di stabilire l’efficacia e la sicurezza degli inibitori dell’interleuchina 4 e 13 biologici rispetto ai farmaci tradizionali come, per esempio, la ciclosporina e alla nuova classe di Jak inibitori in età pediatrica, età adulta, per donne in età fertile, in gravidanza e allattamento. Il criterio di priorità è stato attribuire un punteggio, che andasse da 1 come priorità minima a 4 come priorità massima, a ciascuno dei seguenti paradigmi come l’impatto epidemiologico delle malattie sulla popolazione italiana (score 3); la variabilità delle pratiche professionali non giustificate dalle evidenze disponibili, il rischio clinico elevato, il disagio sociale e i bisogni percepiti dalla popolazione».
A seconda del grado di dermatite atopica, che può essere da moderata a severa, si comincia, nella manifestazione di malattia più lieve, da antinfiammatori topici e prodotti dermocosmetici come idratanti ed emollienti, o utilizzo di fototerapia, specialmente nei casi recidivanti. «Se la dermatite atopica è severa», precisa la dott.ssa Omodeo Salé, «si possono utilizzare i farmaci biologici di recente sviluppo, in particolare un anticorpo monoclonale umano progettato per inibire l’attività di due proteine, l’interleuchina-4 (IL-4) e l’interleuchina-13 (IL-13) e che ha come bersaglio il recettore alfa dell’interleuchina (IL-4) e in seconda linea gli immunosoppressori sistemici. Per quanto riguarda, invece, la dermatite atopica acuta si possono ottenere benefici con cicli brevi di corticosteroidi sistemici o topici intensivi, fino all’utilizzo di antibiotici se le lesioni da trattamento presentano segni d’infezione, o anche antivirali in caso di eczemi erpetici».
Le nuove terapie approvate di recente per la dermatite atopica possono essere suddivise in due macrocategorie: farmaci biologici che sono somministrati in prevalenza per via sottocutanea e indicati in bambini e giovani adulti e Jak inibitori somministrati per via orale e indicati negli adulti. Per quanto riguarda dupilumab, è stato inizialmente approvato in via innovativa per la dermatite atopica severa in bambini e adolescenti: il farmaco è inserito tra i farmaci sottoposti a monitoraggio tramite registro Aifa.



