Il futuro delle Atmp e le sfide per la sanità italiana

L’ottavo report italiano sulle Atmp, curato dall’Atmp Forum, offre un quadro esaustivo dell’evoluzione delle terapie avanzate. Partendo dall’incremento delle sperimentazioni cliniche, il documento analizza in dettaglio la situazione europea, in particolare rispetto ad accesso e rimborso e approfondisce la situazione italiana anche con riguardo alle proiezioni di spesa dei prossimi anni. A quest’ultimo riguardo il report lancia un chiaro avvertimento: l’innovazione è in rapida crescita, ma il SSN deve con urgenza adeguare le proprie strutture e i propri modelli finanziari per gestirne l’impatto clinico ed economico

Le terapie avanzate (Atmp – Advanced Therapy Medicinal Products) rappresentano l’apice dell’innovazione biotecnologica e la promessa di una medicina personalizzata e potenzialmente risolutiva. Non sono semplici farmaci, ma veri e propri farmaci viventi o strutture biologiche complesse che agiscono a livello cellulare o genico per riparare, sostituire o rigenerare tessuti e funzioni compromesse. Classificate in tre categorie principali – terapie geniche, terapie cellulari e prodotti di ingegneria tissutale – le Atmp stanno riscrivendo il paradigma di trattamento, soprattutto per malattie finora considerate incurabili, come rare patologie genetiche e alcuni tumori ematologici.

Il loro potere trasformativo risiede nel concetto di cura one shot: invece di gestire i sintomi con trattamenti cronici, le terapie avanzate mirano alla radice molecolare o cellulare della malattia attraverso un singolo intervento o un ciclo limitato. Anche se le terapie a unica somministrazione continuano a rappresentare la fetta più importante del mercato, con l’86% delle terapie attualmente disponibili, si assiste a una progressiva estensione delle cure one shot verso trattamenti a somministrazione multipla o dosaggi tarati sulle specifiche esigenze del paziente.

Queste terapie non solo modificano radicalmente la prognosi del paziente, offrendo potenzialmente una guarigione funzionale, ma innescano anche sfide economiche e logistiche senza precedenti per i sistemi sanitari globali. Le Atmp impongono, infatti, la sanità a evolvere, spostando il focus dal trattamento continuo all’investimento risolutivo e inaugurando un’era in cui la biologia complessa diventa, essa stessa, terapia.

Boom di sperimentazioni cliniche e rilevanza dell’oncoematologia

Il potenziale trasformativo delle Atmp e la dinamicità del settore sono confermati da un aumento della spesa per le terapie avanzate e per la sperimentazione clinica – quest’ultima stimata a livello globale a 80,7 miliardi di dollari nel 2023, con previsioni di crescita fino a 123,5 miliardi entro il 2030. A livello globale l’Atmp Forum ha identificato un totale di 2.264 studi attivi su Atmp nel 2025, con un’importante crescita rispetto ai 950 studi di solo 3 anni prima. A dominare la scena sono quelli sulle terapie geniche, che rappresentano il 68% del totale con 1.540 studi. A seguire 641 studi sulle terapie cellulari (28%), mentre appena 83 (4%) riguardano l’ingegneria tissutale, e questo anche in virtù di una maggiore complessità tecnologica di queste terapie, spesso associate a tempi di sviluppo più lunghi.

La ricerca e la sperimentazione sono trainate principalmente dalla necessità di trovare soluzioni definitive per patologie complesse: oncoematologia e oncologia si confermano le aree d’indagine più ferventi (28% e 23% degli studi, rispettivamente). Addirittura, il 68% degli studi clinici in oncoematologia è specificamente dedicato alle sole terapie geniche.

Tuttavia, stanno emergendo aree di crescente interesse: dalla neurologia all’oftalmologia – soprattutto nell’ambito delle patologie rare – dalla reumatologia all’ambito respiratorio, fino alla cardiologia e all’ematologia. Piace qui ricordare che circa la metà degli studi sulle Atmp si concentra sulle patologie rare (1.148 studi su 2.264), evidenziando come queste terapie vadano spesso a colmare gap clinici insoddisfatti.

La stessa EMA riconosce l’unicità di questi prodotti: circa il 46% dei farmaci che hanno ottenuto l’accesso allo schema Prime – lo strumento di accelerazione regolatoria per le terapie più promettenti – rientra nella categoria Atmp.

Nonostante l’eccellenza della ricerca, il report sottolinea che il motore finanziario di questa spinta è in prevalenza industriale, con i finanziamenti dell’industria che coprono il 78% del totale, un dato che spinge a riflettere sulla necessità di rafforzare la ricerca accademica pubblica.

Gli studi italiani

Anche l’Italia risulta attivamente coinvolta in questo processo, anche se ancora con un potenziale di crescita. Il report ha censito ben 107 sperimentazioni cliniche che coinvolgono almeno un centro italiano (con il 17% svolto esclusivamente in centri italiani) per un totale di 68 centri di 14 Regioni, elemento che evidenzia una copertura disomogenea a livello nazionale, con concentrazione in alcune aree e scarsa rappresentatività del Sud.
Per quanto attiene alle aree terapeutiche, gli studi che vedono il coinvolgimento di centri italiani mostrano una netta prevalenza dell’ambito oncoematologico, con 30 studi sperimentali (28%), seguito da neurologia con 14 studi ed ematologia con 12 trial.

«La preminenza dell’oncoematologia si manifesta anche negli studi sviluppati unicamente sul territorio nazionale, attestando come questo comparto costituisca un dominio consolidato nel Paese, particolarmente nell’ambito delle terapie CAR-T…», si legge nel report.

Accesso e rimborso: la sfida dei big 5

L’introduzione delle terapie avanzate nel mercato europeo segue un percorso rigoroso: a fronte di 49 terapie sottoposte a valutazione, solo 30 hanno ricevuto l’approvazione dell’EMA (dato aggiornato a settembre 2025), e di queste, solo 21 risultano attualmente in commercio nell’Ue. Le terapie rimanenti si sono perse a causa di un rapporto rischi/benefici non favorevole o, nel caso di piccole imprese, per la scelta di queste ultime di ritirarsi dal mercato europeo a fronte di prezzi riconosciuti non sufficientemente remunerativi, preferendo mantenere l’approvazione in contesti più favorevoli come gli Usa.

Nonostante la forte selezione regolatoria, l’Italia si colloca tra i Paesi leader nell’integrazione di queste innovazioni: delle 21 terapie autorizzate, 15 Atmp sono rimborsate in Italia (con 22 indicazioni attive rimborsate da Aifa). Questo dato posiziona l’Italia in una situazione intermedia, allineata con Francia (14 terapie) e Inghilterra (13), distaccata dalla Germania, che rimborsa 20 terapie grazie a un sistema di rimborso automatico seguito da negoziazione e dalla Spagna, che riscontra un ritardo in parte attribuibile anche a una minore disponibilità di spesa.

Negli anni, tuttavia, le differenze in tempistiche e modalità di rimborso delle Atmp sono andate assottigliandosi, anche se le metodologie per gestire l’incertezza (finanziaria e clinica) restano distinte. Una delle sfide centrali delle Atmp risiede, infatti, proprio nella gestione dell’incertezza delle evidenze cliniche, derivante dalla necessità di approvare questi farmaci per malattie rare o molto gravi in modalità accelerata (a volte post fase II o con studi a braccio singolo). Per gestire il rischio clinico e finanziario, molti Paesi hanno adottato accordi di rimborso condizionati (MEA – managed entry agreements).

La velocità tedesca e la corsa all’accesso

La Germania si conferma leader in termini di rapidità, rimborsando, come anticipato, 20 delle 21 terapie autorizzate a livello europeo. Il suo sistema prevede il rimborso automatico di tutti i farmaci approvati da EMA, seguito da una successiva negoziazione di scontistica entro 12 mesi. Sebbene la mancata accettazione dello sconto possa portare all’interruzione della rimborsabilità, questo modello assicura l’accesso più veloce al farmaco per i pazienti. La Germania è, inoltre, un Paese dove gli accordi condizionati (MEA) sono raramente utilizzati.

Il cluster mediano: Italia, Francia e Inghilterra

L’Italia si posiziona in un cluster di Paesi molto allineati, con 15 terapie rimborsate. La sua strategia si distingue per la lunga e attiva sperimentazione di accordi di rimborso condizionati (MEA), in particolare il modello payment at result (PaR) collegato al sistema dei registri Aifa per monitorare l’esito individuale.

La Francia segue da vicino con 14 terapie rimborsate e, analogamente alla Germania, ricorre poco agli accordi di rimborso condizionato.

L’Inghilterra presenta una politica singolare: pur essendo storicamente un Paese molto selettivo sui farmaci in generale (rimborsa meno del 50%), si dimostra più pragmatico sulle Atmp, rimborsandone 13. Circa il 50% dei rimborsi di Atmp avviene tramite un MEA. L’approccio inglese è pratico: prevede una rivalutazione del farmaco in real life sull’intera popolazione trattata, sfruttando le evidenze già disponibili dalla raccolta dati del sistema sanitario senza necessità di studi post marketing specifici.

Sfida della Spagna e peso sul budget

La Spagna si trova ancora in coda con 8 terapie rimborsate. Questo dato è storicamente legato a minore disponibilità economica (reddito pro capite inferiore) e a maggiore impatto sul budget. Tuttavia, il Paese sta cercando di recuperare, seguendo l’esempio italiano nell’adozione di un registro farmaci e stipulando accordi condizionati: il 42% dei suoi accordi sono di tipo finanziario (financial based) e il 58% sono basati sull’esito (outcome based). In sintesi, mentre l’efficacia clinica e la selettività sono comuni a tutti, l’influenza di fattori esterni – come la disponibilità economica (più elevata in Germania) e l’elasticità contabile (che limita i PaR a tranche in Italia) – determina la velocità d’accesso e il tipo di strumento finanziario adottato.

L’Italia e il dramma della disomogeneità

Nonostante il numero crescente di terapie approvate e rimborsate, i nodi cruciali in Italia restano due: l’onere finanziario e l’erogazione. La concentrazione dell’onere per terapie a unica somministrazione ha portato l’Italia a tentativi d’introduzione di una frammentazione dei costi tramite PaR con pagamento a tranche (applicati inizialmente su Zolgensma e alcune CAR-T).

Tuttavia, tali accordi sono stati bloccati poiché giudicati incompatibili con la contabilità europea, creando un debito a carico del SSN. La difficoltà gestionale si scontra con proiezioni di spesa drammatiche: l’attuale spesa italiana per Atmp, pari a 194,5 milioni di euro nel 2024 (di cui 145,5 relativo a CAR-T e 49 milioni relativi a tutte le altre Atmp), è prevista in crescita esponenziale. Con l’arrivo delle nuove terapie, si prevede che questa spesa quadruplicherà, superando 1,1 miliardi di euro entro il 2030.

L’adozione sostenibile di queste terapie richiede pertanto non solo l’affinamento dei MEA esistenti, ma anche una profonda revisione della gestione finanziaria dei costi iniziali elevati. Di fronte a queste cifre, l’Atmp Forum propone un cambio di paradigma: la spesa per terapie avanzate non deve essere contabilizzata come un mero costo, ma come investimento strategico nel bilancio del SSN. Questo permetterebbe di affrontare i costi iniziali elevati in modo più sostenibile, riconoscendo il valore a lungo termine derivante dalla cura potenzialmente definitiva e dai risparmi sui costi di gestione della malattia cronica. Altresì, sviluppare nuovi paradigmi di HTA, che includano valore sociale e qualità di vita è, secondo il report, l’unica via per garantire un accesso equo e sostenibile all’innovazione.

Al problema finanziario si aggiunge una marcata disomogeneità regionale nell’accesso ai trattamenti: l’erogazione si concentra in prevalenza in poche aree geografiche, con Lombardia ed Emilia-Romagna che guidano per numero di trattamenti avviati. Nonostante alcune Regioni abbiano registrato una crescita significativa nell’offerta, questa disparità complessiva persiste, limitando l’equità nell’accesso e ostacolando l’efficienza nell’utilizzo delle risorse altamente specializzate.

A livello di centri erogatori e trattamenti erogati la media nazionale è cresciuta nel 2024, passando da 8,5 trattamenti per centro del 2023 a 11,6 trattamenti. Dietro questo dato si nasconde, però, ancora una volta un marcato gradiente geografico: al Sud e nelle Isole l’attività si attesta a 8,5 trattamenti per centro a fronte di 14 del Nord e 12 del Centro.

Un dato interessante offerto dal report riguarda la mobilità territoriale. Dei complessivi 580 trattamenti con Atmp effettuati nel 2024, 493 (85%) sono stati erogati nella Regione di residenza del paziente mentre 85 (15%) hanno richiesto un suo trasferimento fuori Regione. La Lombardia risulta la Regione che ha trattato il numero più alto di pazienti fuori Regione (48% di tutti i trattamenti per pazienti non residenti nel 2024), seguita dall’Emilia-Romagna (20%), entrambe particolarmente attrattive soprattutto per il trattamento con CAR-T. La terza Regione per attrattività è risultata essere il Lazio, trattando l’8% dei pazienti non residenti.

Il nodo cruciale delle reti cliniche

Di fronte a questa iniquità d’accesso, il report è molto chiaro: l’efficacia trasformativa dei farmaci one shot è vanificata se il paziente non può accedervi. L’unica soluzione risiede nel rafforzamento delle reti cliniche e la formazione specialistica del personale, un investimento infrastrutturale indispensabile per superare l’attuale frammentazione regionale.

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