Libera professionista presso la Farmacia del Nuovo Ospedale dei Castelli dell’Asl Roma 6, la specializzanda Chiara Esposito ha alle spalle precedenti importanti attività svolte agli ospedali Bambino Gesù e San Camillo. Oggi si occupa in prevalenza di distribuzione diretta, dimissioni e rifornimenti ai reparti ma nel suo curriculum spiccano le esperienze in galenica sterile, oncologia e sperimentazione clinica. È iscritta al quarto anno della Scuola di Specializzazione in Farmacia Ospedaliera dell’Università Sapienza e vi è arrivata dopo un cammino dettato da consapevolezza e determinazione.

Quali interessi l’hanno condotta verso questa specializzazione?
Completato il percorso universitario in Farmacia con una tesi sperimentale e dopo aver proseguito con un dottorato di ricerca in Progettazione del farmaco, sentivo il bisogno di andare oltre l’ambito accademico per mettere in campo le conoscenze acquisite. Cercavo una direzione che mi permettesse di valorizzare le competenze scientifiche maturate e sviluppare una dimensione operativa e clinica, a stretto contatto con il sistema della sanità e i bisogni reali dei pazienti. In quella fase della mia crescita l’esperienza rivelatasi più determinante è stata quella del tirocinio volontario presso l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, nell’ambito delle sperimentazioni cliniche. Lì ho osservato da vicino il ruolo fondamentale del farmacista ospedaliero, soprattutto nella gestione dei farmaci sperimentali e nella collaborazione con il personale sanitario. Questa esperienza ha segnato una svolta decisiva che mi ha portato a scegliere la specializzazione in Farmacia Ospedaliera.
Vorrebbe soffermarsi su alcune delle tappe fondamentali del percorso formativo seguito?
Come accennato, la prima esperienza che mi ha avvicinata al mondo della farmacia ospedaliera è stata quella nel campo delle sperimentazioni cliniche al Bambino Gesù, dove ho potuto vedere da vicino l’importanza del ruolo del farmacista nella gestione dei farmaci sperimentali e nella collaborazione con il team clinico. In seguito, durante la specializzazione, l’esperienza che ha avuto il maggiore impatto sulle mie scelte (e che mi ha appassionata profondamente) è stata quella presso il laboratorio galenico per preparazioni sterili della Farmacia dell’AO San Camillo Forlanini. In quella realtà ho incontrato dirigenti farmacisti inscindibilmente legati al loro lavoro quotidiano, che mi hanno guidata con grande disponibilità per oltre un anno, permettendomi di entrare concretamente nel vivo dell’attività. La preparazione di farmaci sterili e in particolare di quelli chemioterapici mi ha fatto toccare con mano l’alto livello di precisione, responsabilità e rigore richiesto, trasmettendomi un forte senso d’appartenenza professionale e rafforzando quell’interesse che già mi orientava verso l’oncologia.
Con quali criticità devono fare i conti specializzandi e neospecializzati?
Una delle principali criticità per lo specializzando è la necessità di conciliare le numerose attività richieste dalla Scuola di Specializzazione (lezioni, esami, tirocinio obbligatorio) con le eventuali esigenze lavorative. Formalmente, il regolamento della Scuola non consente lo svolgimento di una professione a tempo pieno e questo è comprensibile, poiché il tirocinio richiede un impegno costante e continuativo. Tuttavia, il fatto che la loro attività non sia retribuita pone molti specializzandi di fronte a una scelta difficile: o si dispone delle risorse economiche per dedicarsi esclusivamente alla formazione per altri quattro anni, oppure (come nel mio caso) si deve lavorare in parallelo, per esempio frequentando il tirocinio al mattino e svolgendo turni in farmacia il pomeriggio o la notte. Anche questa, benché faticosa, si è rivelata un’esperienza formativa.
Un’ulteriore fonte di difficoltà è data dall’assenza di agevolazioni da parte dell’ente nazionale di previdenza dei farmacisti (ENPAF) per gli specializzandi che riescono a ottenere una borsa di studio. Questi contributi, che di rado superano i 1.300 euro mensili, sono spesso l’unica forma di sostegno economico durante la specializzazione, ma vengono tassati come se si trattasse di un vero e proprio reddito libero-professionale. Questa situazione non può che apparire iniqua e rischia di scoraggiare la partecipazione a percorsi formativi di qualità, penalizzando chi sceglie d’investire nella crescita in ambito lavorativo. Ritengo sia una tematica meritevole di maggiore attenzione a livello istituzionale. Va poi considerato che, conclusa la specializzazione, restano da affrontare gli ostici concorsi pubblici. Solo a quel punto è tutto in discesa.
Tenendo conto di quanto fatto finora, su quali attività vorrebbe concentrarsi?
Continuo a nutrire forte interesse per l’oncologia e la sperimentazione clinica. Trovo estremamente stimolante l’interfaccia tra innovazione scientifica e applicazione clinica: essere coinvolti nella gestione dei farmaci in sede di sperimentazione, nella corretta applicazione dei protocolli clinici e nella farmacovigilanza attiva valorizza il ruolo del farmacista come figura chiave nel processo terapeutico. Inoltre, quando si lavora in team multidisciplinari composti da farmacisti, medici e infermieri si ha la possibilità concreta di imparare ogni giorno, confrontarsi su casi complessi e contribuire al miglioramento continuo delle procedure operative, per garantire al paziente un prodotto sicuro, efficace e realizzato secondo i più rigorosi standard. Al contempo, sono profondamente interessata all’evoluzione del ruolo del farmacista nell’ambito della medicina personalizzata, in particolare per quanto riguarda la gestione di terapie avanzate e farmaci a più alto costo. In futuro, mi piacerebbe continuare il mio percorso professionale proprio in oncologia.



