Tema principale del 29° congresso della European Association of Hospital Pharmacists, tenutosi lo scorso marzo a Copenaghen, era “La farmacia centrata sulla persona. Navigare nella salute digitale”. L’idea di fondo è stata cioè quella di evidenziare l’importanza dell’integrazione delle nuove tecnologie nei processi sanitari conservando un forte focus sul paziente. Nelle sezioni Education and Research e Patient Safety & Quality Assurance il giovane farmacista ospedaliero palermitano Matteo Gallina ha presentato due poster scientifici. Nel corso della cerimonia conclusiva, un altro suo lavoro – “Implementing a Unit Dose Dispensing System in Hospitals to Minimize Medication Errors and Streamline Processes” – gli è valso l’assegnazione del prestigioso riconoscimento EAHP-EPSA Student Science Award. Dal 2011 premia l’eccellenza della ricerca condotta da studenti o giovani farmacisti europei che abbiano dato un contributo significativo allo sviluppo della farmacia ospedaliera e clinica.

Matteo Gallina, specializzando in Farmacia Ospedaliera presso l’Università di Palermo

«Essere stato il primo giovane italiano a riceverlo», ha detto Gallina a Farmacia Ospedaliera, «rappresenta per me un motivo di grande orgoglio e un forte incoraggiamento a proseguire con impegno nel mio percorso professionale e scientifico. Lo studio ha evidenziato i benefici dell’automazione in farmacia nel migliorare la qualità delle cure e la sicurezza dei pazienti. In particolare, il lavoro si è incentrato sull’utilizzo di sistemi automatizzati di gestione e distribuzione dei farmaci in dose unitaria in ambito ospedaliero, evidenziando come l’implementazione di tali sistemi possa essere un’utile strategia nel migliorare i flussi di lavoro in ospedale, nella riduzione degli sprechi e degli errori terapeutici, garantendo pertanto significativi benefici ai sistemi sanitari».

Ritiene che la soluzione possa ora trovare spazio anche in altre strutture?

Una recente revisione sistematica della letteratura pubblicata sullo European Journal of Hospital Pharmacy e alla quale ho contribuito come primo coautore, ha evidenziato in modo chiaro i numerosi vantaggi associati alla gestione della terapia farmacologica personalizzata allestita in dose unitaria attraverso sistemi automatizzati. Fra questi, la razionalizzazione delle terapie e dei costi associati, la minimizzazione del rischio di errori terapeutici, la riduzione del carico di lavoro del personale sanitario e l’ottimizzazione degli sprechi e delle risorse anche in virtù di una completa tracciabilità e alla standardizzazione dei processi. Questo approccio contribuisce in modo sostanziale a migliorare la sicurezza del paziente e la qualità delle cure. Tuttavia, sono emerse anche alcune criticità che ostacolano la diffusione omogenea di queste soluzioni.

Tra le principali sfide citerei la necessità di investimenti iniziali significativi in tecnologie e infrastrutture, la riorganizzazione logistica dei processi interni, la necessità di personale adeguatamente formato, ma anche le differenze strutturali tra ospedali, in termini di volumi e dimensioni, che richiedono modelli adattabili. Tali criticità possono essere mitigate attraverso un’implementazione graduale e un’adeguata formazione del personale. Inoltre, integrazioni con altre tecnologie sanitarie, come il barcode scanning e strumenti di prevenzione degli errori basati sull’intelligenza artificiale, potrebbero implementare i vantaggi di tali sistemi e supportare ulteriormente i processi ospedalieri.

A quali altri ambiti della ricerca vorrebbe ora dedicarsi o si sta magari già rivolgendo?

La ricerca rappresenta a mio avviso una componente essenziale e imprescindibile della professione del farmacista ospedaliero e clinico. È attraverso l’attività scientifica che possiamo contribuire concretamente all’innovazione dei modelli di cura, al miglioramento della sicurezza delle terapie e alla sostenibilità dei percorsi assistenziali. Alla luce delle esperienze formative che sto attualmente svolgendo, mi piacerebbe dedicarmi a progetti volti a generare la real world evidence in ambito oncologico, con l’obiettivo di analizzare l’impatto dei trattamenti innovativi nei contesti reali di pratica ospedaliera. Ritengo che questo tipo di studi possa fornire un contributo fondamentale nell’orientare le scelte terapeutiche, valutare l’efficacia e la tollerabilità dei farmaci, e promuovere una medicina sempre più personalizzata.

In parallelo, è mia intenzione quella di continuare a partecipare con entusiasmo alle attività delle società scientifiche di riferimento come la stessa SIFO, poiché svolgono un ruolo cruciale nella crescita culturale e professionale della nostra categoria. Credo fermamente nel valore delle collaborazioni scientifiche tra colleghi, a livello tanto nazionale quanto internazionale, nella convinzione che il confronto e la condivisione delle esperienze siano degli strumenti fondamentali per poter affrontare tutte le sfide future legate alla nostra professione.

A questo proposito: quali ragioni l’hanno portata a scegliere questa specializzazione?

La scelta d’intraprendere questo percorso formativo altamente professionalizzante, così come prima ancora quella di iscrivermi al corso di laurea in Farmacia, è nata da una serie di fattori complementari. Fin da bambino ho vissuto l’influenza, certamente positiva, di una famiglia di farmacisti, che mi ha trasmesso passione e valori profondi legati alla professione, oltre alla curiosità e allo spirito critico. Già durante gli anni del liceo avevo sviluppato un forte interesse per le materie scientifiche, in particolare per la chimica organica, la biochimica e le biotecnologie.

Questo interesse si è consolidato durante il corso di laurea in Farmacia, dove lo studio di discipline come la chimica e le tecnologie farmaceutiche o la farmacologia mi ha permesso di approfondire i meccanismi d’azione e gli usi terapeutici dei farmaci. Il farmacista ospedaliero integra queste conoscenze con competenze cliniche, gestionali e manageriali, acquisite nel percorso di specializzazione, per migliorare la qualità delle cure e la sicurezza del paziente. All’interno dei gruppi multidisciplinari, il farmacista gioca un ruolo chiave nella personalizzazione delle terapie e nell’appropriatezza d’uso dei farmaci, contribuendo a una sanità più efficiente, sicura e sostenibile.

Ricorda esperienze che, lungo il percorso, abbiano contribuito più di altre a orientarla?

Negli ultimi anni del corso di laurea ho partecipato a incontri informativi promossi dall’Università di Palermo sulla formazione post laurea e i ruoli del farmacista in ambito ospedaliero e territoriale. Grazie al contributo di specialisti e specializzandi, è nato in me un forte interesse per l’area ospedaliera, che mi ha portato ad approfondire temi come la farmacia clinica oncologica, l’appropriatezza prescrittiva, la farmacoeconomia, la farmacovigilanza e la nutrizione artificiale. Per conoscere più da vicino questa realtà, ho svolto parte del tirocinio curriculare presso la Farmacia dell’AOUP di Palermo, dove ho acquisito competenze sulla gestione dei farmaci ospedalieri, sull’organizzazione del servizio e sulla collaborazione interprofessionale, sviluppando abilità trasversali e una maggiore consapevolezza del ruolo del farmacista ospedaliero.

L’esperienza, maturata durante la pandemia, è stata per me particolarmente formativa anche per il contatto diretto con i pazienti, che riconoscono nel farmacista una figura di riferimento. I farmacisti che mi hanno seguito sono stati fonte di ispirazione e a loro va la mia sincera gratitudine. Significativo è stato poi lo svolgimento della tesi sperimentale presso il laboratorio di Ingegneria tissutale cardiovascolare della Fondazione Ri.MED, dove ho collaborato con un team internazionale sulle terapie tissutali innovative, migliorando la padronanza dell’inglese e rafforzando il mio interesse per la ricerca. Ho sempre preso parte con entusiasmo alla vita associativa: sono stato consigliere e vicepresidente dell’Associazione Italiana degli Studenti di Farmacia (AISFA) e successivamente membro di Agifar, che riunisce i giovani farmacisti italiani. Tra le esperienze più rilevanti, la partecipazione alla 19a assemblea autunnale della European Pharmaceutical Students’ Association (EPSA) sul tema “Artificial intelligence in healthcare”, presso l’ateneo spagnolo di Alcalá de Henares presso Madrid. È stata senz’altro un’importante occasione di confronto internazionale con colleghi e realtà di rilievo come la citata EAHP e ha ampliato la mia visione sul ruolo del farmacista ospedaliero in Europa.