Un ampio progetto coordinato dall’Unità di Malattie Metaboliche e Diabetologia dell’Aou pisana ha chiarito perché alcune persone con diabete di tipo 2 riescano a ottenere una remissione della malattia.
Lo studio, iniziato a Pisa e sviluppato in collaborazione con numerosi centri sia italiani che internazionali, ha identificato le caratteristiche cliniche e cellulari associate al recupero della secrezione insulinica, individuando i meccanismi molecolari che favoriscono il processo di remissione.
Un problema globale in crescita
Il diabete di tipo 2 rappresenta il 90% dei casi di diabete nel mondo. Nel 2024 le persone colpite erano 589 milioni e si stima che nel 2045 supereranno i 700 milioni. La gestione del controllo glicemico e delle complicanze che ne derivano rendono questa patologia un’autentica emergenza socio-sanitaria.
Osservazioni recenti hanno rilevato che una quota minoritaria di pazienti può ottenere una remissione stabile adottando particolari stili di vita, soprattutto nei primi anni successivi alla diagnosi. Tuttavia, i meccanismi che spiegano questo recupero non erano ancora stati chiariti.
Una significativa scoperta
Il gruppo di ricerca ha analizzato in dettaglio la funzione delle cellule beta-pancreatiche, identificando fattori infiammatori e metabolici che ne determinano la perdita o il recupero funzionale. Sono stati inoltre individuati farmaci sperimentali capaci di sostenere la vitalità delle cellule beta e ripristinare una secrezione insulinica adeguata in modelli preclinici.
Il progetto, avviato dal prof. Piero Marchetti e guidato da Mara Suleiman e Lorella Marselli, ha ottenuto grande risonanza, posizionandosi al 5° percentile più alto del ranking Altmetric e contribuendo al riconoscimento del laboratorio pisano all’interno della rete europea INNODIA.org




