Argipressina e shock settico, le buone pratiche Siaarti

L'argipressina è il secondo vasoattivo di riferimento nel trattamento dell'ipotensione durante lo shock settico, come documentato dalle linee guida internazionali della Surviving Sepsis Campaing e le buone pratiche cliniche Siaarti. Ne abbiamo parlato con il prof. Massimo Girardis.

Dell’azione dell’argipressina e delle indicazioni Siaarti per il suo utilizzo nella pratica clinica parliamo con il prof. Massimo Girardis, ordinario di Anestesia e Rianimazione all’Università di Modena e Reggio Emilia, direttore della Struttura Complessa di Anestesia e Terapia Intensiva dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Modena e responsabile del comitato scientifico di Siaarti.

Linee guida e buone pratiche

L’argipressina è il secondo vasoattivo di riferimento nel trattamento dell’ipotensione durante lo shock settico, come documentato dalle linee guida internazionali della Surviving Sepsis Campaing.
Tuttavia, a completamento di quanto riportato e indicato nelle linee guida internazionali, nel 2021 gli specialisti Siaarti hanno realizzato un documento per fornire indicazioni sull’uso nella pratica clinica di argipressina e dei suoi analoghi in specifiche popolazioni di pazienti.
Un documento che integra e completa le buone pratiche cliniche “Uso dei farmaci vasopressori e inotropi nei pazienti critici”, pubblicate sempre da Siaarti nel 2020.

Prof. Massimo Girardis

«L’argipressina trova principalmente utilizzo in una categoria di pazienti che hanno uno stato di shock settico refrattario», spiega il prof. Girardis.
«In particolare, in questi pazienti, che ricevono già noradrenalina, è appropriata l’associazione di argipressina come vasopressore di seconda linea per raggiungere una pressione arteriosa media di 65 mmHg».
In caso di shock settico meno severo (la minore severità è considerata a dosaggi di noradrenalina base inferiori a 0,3 µg/kg/min), l’associazione precoce di argipressina più noradrenalina sembra ridurre la mortalità dei pazienti con shock.

Intanto, che cos’è l’argipressina e cosa succede nelle condizioni di sepsi e shock settico? «L’argipressina è un ormone sintetizzato nell’ipotalamo», continua il prof. Girardis, tra i coordinatori del gruppo di lavoro Siaarti ed estensore delle Buone Pratiche Cliniche, «nello shock settico è stata osservata una riduzione di argipressina circolante e una riduzione dell’affinità dei suoi recettori. Nella pratica medica la somministrazione di argipressina esogena nei casi sopracitati ha, inoltre, un effetto nefroprotettivo.

La risposta dei pazienti

«I dati clinici ci dicono che, quando l’argipressina viene usata in seconda linea, i pazienti che la ricevono precocemente hanno una probabilità più elevata di ridurre la durata dall’insufficienza renale, ma non abbiamo ancora prova certa che i pazienti che ricevono l’argipressina sviluppino meno insufficienza renale, rispetto all’uso della noradrenalina da sola».

Rilevanti sono anche gli effetti che l’argipressina ha sulla risposta immunitaria del paziente, elemento chiave per la guarigione dalla sepsi. Rispetto all’utilizzo della sola noradrenalina, l’argipressina appare più protettiva, riducendo la possibilità di sviluppo di un malfunzionamento del sistema immunitario noto come immunoparalisi.

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