Tumore al seno, una rete interregionale per il Sud

Il progetto Beacon (Breast Cancer Enhanced Assessment and Care with Outcome-Driven Navigation) nasce da un protocollo d’intesa tra l’Alleanza Mediterranea Oncologica in Rete (A.M.O.Re.) e Novartis, con il supporto di Iqvia ed è finalizzato a migliorare la presa in carico delle persone con patologie oncoematologiche, incluso il tumore al seno, attraverso un modello innovativo orientato agli esiti.

Ne fanno parte tre poli d’eccellenza oncologica del Sud Italia (Irccs Crob di Rionero in Vulture, Istituto Nazionale Tumori Fondazione Pascale di Napoli e Istituto Oncologico Giovanni Paolo II di Bari).

Equità d’accesso all’innovazione

L’iniziativa s’inserisce nell’impegno di Novartis a lavorare al fianco degli attori del settore per contribuire all’evoluzione del SSN, favorendo equità e tempestività d’accesso all’innovazione.

“Siamo di fronte a un importante passo avanti per rafforzare la qualità dei percorsi oncologici nel Mezzogiorno, in ottica di equità d’accesso alle cure”, spiega Roberta Rondena, Country Value & Access Head di Novartis Italia.
“Il modello Beacon è esempio innovativo di medicina basata sul valore e ci auguriamo che la sua introduzione nella rete A.M.O.Re offra un esempio replicabile anche in altre realtà italiane”.

Incidere sulla mobilità sanitaria

L’obiettivo è affrontare la questione della mobilità sanitaria. Ogni anno oltre 67 mila ricoveri oncologici avvengono fuori dalla Regione di residenza dei pazienti. Questo fenomeno è espressione di disparità territoriali e costringe a spostamenti lunghi e onerosi.
Il nuovo modello punta a rafforzare la collaborazione tra centri, condividere competenze e dati clinici e usare strumenti digitali e telemedicina per offrire percorsi terapeutici fluidi e integrati.

“La collaborazione strutturata tra centri è il primo pilastro del modello Beacon e permette la condivisione di competenze mediche e sanitarie”, commenta Massimo De Fino, direttore generale del Crob di Rionero.
“Questa collaborazione è possibile attraverso gruppi multidisciplinari intraospedalieri e la condivisione tempestiva e sicura di dati, referti e documentazione clinica attraverso piattaforme digitali. Nei tre Irccs sono già state avviate iniziative di telemedicina e condivisione dei dati, modelli applicabili per supportare la collaborazione tra centri”.

Valutazione del Pdta

Il cambiamento riguarda anche il modo in cui si valutano i percorsi diagnostico-terapeutici. Ispirato ai principi della value based healthcare, Beacon introduce indicatori che non misurano solo tempi e volumi di attività sanitaria, ma anche esiti clinici, qualità di vita ed esperienza delle pazienti lungo il percorso di cura.
Una sfida decisiva se si considera l’impatto della malattia. In Italia oltre 925 mila donne convivono con una diagnosi di tumore al seno e ogni anno si registrano più di 53 mila nuovi casi.

“La valutazione dei risultati raggiunti dai percorsi oncologici si basa su parametri quali tempi e volumi dell’attività sanitaria”, spiega Alessandro Delle Donne, commissario straordinario dell’Irccs Istituto Tumori di Bari.
“Il modello Beacon introduce un cambio di prospettiva, mettendo al centro della misurazione la prospettiva delle pazienti, la qualità di vita, l’esperienza umana di pazienti. La misurazione di questi elementi richiederà efficace monitoraggio, rafforzamento dei sistemi informativi e aggiornamento dell’organizzazione interna, ma permetterà una più efficace misurazione degli esiti terapeutici”.

I quattro pilastri del modello

Il modello si fonda su quattro pilastri: collaborazione strutturata tra i centri, multidisciplinarità, innovazione digitale e la figura del case manager, che accompagnerà le pazienti coordinando visite, terapie e specialisti. Un punto di riferimento che rende il percorso di cura più semplice e continuo. La prossima tappa sarà la sperimentazione operativa nella rete A.M.O.Re.: se il modello si dimostrerà efficace potrà diventare un riferimento per altre Regioni. 

«Il progetto Beacon ha un obiettivo fondamentale: la qualità delle cure non può dipendere dalla geografia. Mettere in rete tre centri d’eccellenza del Sud significa costruire un sistema in cui le pazienti ricevono trattamenti di alto livello senza affrontare i costi umani ed economici degli spostamenti», afferma Michelino De Laurentiis, direttore Dipartimento Senologia del Pascale di Napoli.

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