Da novembre Andrea Zovi è il nuovo segretario regionale di Sifo Lombardia, di cui era consigliere dal 2021 sotto la guida di Roberto Langella. Formatosi professionalmente in Lombardia, dove ha ultimato nel 2019 il percorso di specializzazione e ha dato contestualmente il via all’attività professionale come dirigente farmacista nel SSN, è Zovi distaccato presso l’Agenzia Regionale Emergenza-Urgenza (Areu) e la sua nomina è avvenuta in piena continuità rispetto alle iniziative cui ha partecipato e che ha sostenuto durante il mandato precedente.
Determinante in questo senso è stato il supporto dei colleghi consiglieri in carica per il periodo che va dal 2024 sino al 2028. Circa la missione che lo attende e più in generale della professione di farmacista ospedaliero ha una visione chiara e circostanziata: ha provveduto a illustrarla in dettaglio nel corso dell’intervista che segue.
Quali interessi l’hanno orientata verso la specializzazione in Farmacia Ospedaliera?
Fin dall’inizio del mio percorso accademico alla facoltà di Farmacia ho inquadrato la figura del farmacista come un professionista della salute che opera nei processi clinico-assistenziali a 360 gradi. Inoltre, ho sempre pensato che la definizione anglosassone di civil servant riferita ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni si presti benissimo a rappresentare il concetto di professionista sanitario al servizio della collettività, in nome del bene pubblico.
Giunto approssimativamente alla metà del corso di Laurea in Farmacia ho iniziato perciò a preparare il terreno per intraprendere il cammino verso la specializzazione. Sin da subito l’obiettivo è stato quello di coniugare le competenze scientifiche, tecniche e organizzative a fronte di un impatto diretto sulla qualità, la sicurezza e la sostenibilità delle cure: tutti aspetti che ho sempre considerato centrali nel nostro servizio sanitario.

Quali esperienze sono state determinanti nella sua formazione?
Le esperienze di tirocinio in ambito ospedaliero e territoriale, dove ho potuto osservare il ruolo strategico proprio del farmacista nella gestione dei beni sanitari, nei processi di governance e nei gruppi di lavoro multidisciplinari. Il confronto diretto con i professionisti già inseriti nel SSN è stato determinante per farmi comprendere appieno il valore di questo percorso, che prevede un ingente impegno, in capo a una selezione importante e rigorosa nella fase di ammissione ai corsi di specializzazione. Non ho mai pensato tuttavia a una carriera diversa da quella nella sanità pubblica.
Quali criticità e ostacoli caratterizzano il percorso di specializzandi e neospecializzati?
Il percorso di formazione è una fase molto costruttiva nella carriera del farmacista ospedaliero e territoriale. Lo specializzando deve destreggiarsi tra attività di studio, pratica quotidiana e carico lavorativo. Nelle facoltà di Farmacia spesso alcuni dei temi che risultano poi all’ordine del giorno nella routine delle farmacie ospedaliere non vengono approfonditi a livello didattico. Mi riferisco per esempio alla gestione dei dispositivi medici, all’approvvigionamento dei beni sanitari, alla farmacia clinica.
Negli anni durante i quali ho frequentato la Scuola di Specializzazione non erano previsti i contratti di formazione per gli specializzandi ed era quindi necessario inserirsi – in maniera competitiva – entro una struttura sanitaria che avesse a disposizione dei fondi dedicati specificamente alle Borse di studio. Molto spesso gli specializzandi frequentano scuole che si trovano in Regioni diverse del Paese e per questo si devono trasferire da un luogo all’altro sobbarcandosi immaginabili difficoltà.
Per il sottoscritto, come per tanti colleghi, non è stato certo un periodo semplice. D’altra parte, il neo specializzato può di norma incontrare criticità legate all’inserimento nel mondo del lavoro, alla necessità di tradurre rapidamente le competenze teoriche in responsabilità operative complesse, e alla precarietà contrattuale. Va detto, però, che oggi quest’ultimo aspetto è marginale e ha un peso minore rispetto a quel che aveva in passato. Ciononostante, si deve essere sempre pronti a spostarsi, a cambiare città o – non di rado – Regione per ottenere incarichi di elevata specializzazione. Frequentemente, tutto questo può rendere decisamente complicata l’integrazione fra la vita professionale e quella privata e personale.
Ci sono attività sulle quali vorrebbe concentrarsi?
L’aspetto che più mi piace della nostra professione è la possibilità di variare e spaziare fra moltissime competenze, all’interno di differenti aree cliniche, funzioni e responsabilità. La ritengo una grossa fortuna, anche se poi ritengo sia importante focalizzarsi e specializzarsi in ambiti specifici di competenza: approfondire tutto non è, infatti, realisticamente possibile.
Quello che inoltre mi attira, del ruolo di farmacista ospedaliero, è lo studio rigoroso delle tematiche regolatorie, connesso alle pratiche di accesso all’innovazione. Sottolineerei nondimeno l’importanza della parte legata alla farmacoeconomia e alla governance della spesa farmaceutica. E questo perché unisce le valutazioni sull’accesso alle nuove tecnologie sanitarie con le necessità dei pazienti di ottenere le stesse a tutela della sostenibilità.
Credo molto nel confronto strutturato con i clinici, il mondo dell’accademia, i decisori pubblici e le istituzioni, allo scopo di sviluppare dei modelli condivisi sostenibili e orientati al valore. E ancora, è a mio avviso affascinante l’opportunità di collaborare con i clinici all’interno dei gruppi di lavoro e così facendo di contribuire alla generazione di evidenze. Queste sono veicolate, infine, in progetti formativi mirati, da condividere e rendere aperti alla partecipazione dei colleghi.
Quali prospettive intravede per la sua professione?
Voglio focalizzarmi sul presente e sono molto soddisfatto di quanto fatto finora. Ho avuto la possibilità di lavorare in due importanti strutture sanitarie come l’Ospedale Sacco e l’Ospedale San Carlo, in una città dinamica come Milano, ho fatto un’esperienza di grande crescita presso il Ministero per la Salute a Roma e attualmente opero di nuovo in Lombardia presso Areu, l’Agenzia Regionale Emergenza-Urgenza. Inoltre, ho avuto l’onore di essere stato consigliere regionale di Sifo Lombardia per quattro anni e da qualche mese sono stato nominato segretario regionale.
La sento come un’opportunità unica per mettermi a disposizione dei colleghi lombardi, ma riconosco anche la crescente responsabilità che il ruolo richiede: l’intenzione è concentrarmi per dare il meglio assieme ai colleghi che fanno parte del consiglio regionale e con i quali svolgiamo un gran lavoro di squadra.
Ritiene l’organizzazione dei tirocini formativi adatta a garantire la corretta formazione sul campo?
Ritengo fondamentale un modello equilibrato. Le strutture ad alta specializzazione sono indispensabili per acquisire competenze avanzate, ma anche le realtà più piccole offrono una visione completa dei processi e maggiori opportunità di acquisire autonomia e responsabilizzazione in minor tempo. È essenziale però garantire standard formativi omogenei con una supervisione qualificata.
Dal punto di vista della mia esperienza in Lombardia, credo che l’organizzazione dei tirocini formativi attuale sia ben strutturata perché combina realtà più specialistiche ad altre in zone più decentrate, in un territorio molto vasto e complesso. È importante che il professionista sanitario sappia adattarsi ai differenti contesti, in maniera dinamica. L’eterogeneità delle strutture credo sia una caratteristica fondamentale del nostro SSN e quindi è necessario che anche il farmacista sia coinvolto in un processo di formazione adattato alle diverse realtà (territoriale, ospedaliera e ad alta specializzazione).
Quali sfide l’attendono e con quali progetti le affronterà?
Il mio ruolo è orientato a rafforzare la rete professionale, valorizzare il più possibile i giovani colleghi specializzandi e neospecializzati e promuovere il confronto con le istituzioni regionali. Le principali sfide riguardano il riconoscimento del ruolo professionale e la formazione continua. Intendo affrontarle attraverso l’ascolto, la collaborazione e la progettualità condivisa, cercando di rendere Sifo un punto di riferimento autorevole per la professione, in linea con gli anni passati. I colleghi e amici del Consiglio regionale mi danno un supporto fondamentale tutti i giorni.
In qualità di segreteria regionale ci siamo impegnati molto lo scorso mandato per sviluppare un ampio numero di corsi di formazione su diverse tematiche. Abbiamo anche avviato dai laboratori didattici per stimolare il training continuo dei colleghi nel campo della pubblicazione di articoli scientifici, attività molto spesso trascurata a causa dell’importante carico di lavoro al quale sono sottoposte le strutture.
La formazione, però, non può essere messa in secondo piano nel nostro lavoro perché prosegue per tutta la vita: non si smette mai di crescere né di imparare. Il nostro obiettivo è di proseguire il lavoro fatto in questa direzione, targetizzando i corsi anche in base alle necessità dei soci, ampliando la rete ed estendendo la formazione anche a quelle strutture dove non siamo ancora riusciti a organizzare eventi di questo tenore nel corso degli ultimi anni.
Vogliamo cercare di stimolare il più possibile la partecipazione e mi piacerebbe anche proporre la costituzione di un gruppo di giovani colleghi e meglio centrare l’impegno su determinate tematiche, un po’ come accade per la sezione nazionale di Sifo Giovani. La nostra società scientifica guarda al futuro e si prepara a fare fronte alle sfide che attendono la categoria, per costruire spazi concreti di rappresentanza, in un’ottica di ascolto e condivisione, valorizzando la ricchezza e la pluralità delle voci che compongono la nostra categoria professionale.



