L’attuale fase storica è un crocevia critico per il SSN. L’invecchiamento demografico, l’aumento della cronicità e la pressione finanziaria impongono non più un semplice efficientamento, ma una trasformazione dei processi di cura e assistenza. In questo scenario, la digitalizzazione non è più accessorio tecnologico, ma imperativo strategico per garantire sostenibilità, equità e qualità delle prestazioni sanitarie.
È la chiave per superare le frammentazioni che da decenni affliggono il sistema, sbloccando il potenziale di una sanità realmente integrata tra ospedale e territorio. La vera rivoluzione digitale sta nella capacità di creare un filo unico informativo intorno al paziente.
Strumenti come la Cartella Clinica Elettronica (CCE), la prescrizione informatizzata, la telemedicina e la telefarmacia consentono di superare i silos informativi che separano assistenza acuta, cure primarie e servizi sociali. I risultati sono miglioramento esponenziale della sicurezza del paziente (riducendo errori terapeutici e farmacologici), maggiore aderenza terapeutica (fondamentale per i pazienti cronici) e ottimizzazione dell’uso di risorse, con benefici sulla governance della spesa.
L’adozione massiva di questi strumenti è l’obiettivo primario della Missione 6 del Pnrr, che mira a superare il ritardo accumulato dall’Italia rispetto ad altri Paesi europei e a costruire una sanità di prossimità, capillare e tecnologicamente avanzata.
Tuttavia, il successo della digitalizzazione non è solo una questione d’investimenti in hardware o software; è soprattutto una sfida culturale e organizzativa. Richiede una visione di lungo periodo, la capacità di superare le resistenze professionali e l’impegno a formare nuove figure di raccordo in grado di tradurre le necessità cliniche in soluzioni informatiche efficaci.
L’esperienza dell’Ausl Irccs di Reggio Emilia
In questo contesto di urgenza e grandi investimenti, l’esperienza dell’Ausl di Reggio Emilia assume un valore esemplare. Questa azienda, infatti, ha anticipato i tempi di quasi vent’anni, intraprendendo un percorso d’informatizzazione strutturale quando ancora il tema era lontano dall’essere una priorità nazionale e i fondi Pnrr un miraggio. L’intuizione di considerare l’informatica non un costo, ma un investimento per il miglioramento dei processi sanitari, ha permesso di creare un’infrastruttura robusta e un know-how unico nel panorama italiano.
Per comprendere a fondo come una visione così pionieristica sia stata concepita, implementata e mantenuta nel tempo, superando criticità e resistenze, abbiamo intervistato Davide Fornaciari, direttore generale dell’Ausl Irccs di Reggio Emilia, che testimonia come la digitalizzazione possa evolvere da mero strumento di efficientamento logistico a vero e proprio motore dell’assistenza integrata, preparando il terreno per l’ingresso delle tecnologie più avanzate, inclusa l’intelligenza artificiale, e garantendo un futuro più equo e sostenibile a tutti i cittadini.
Genesi di un investimento strategico
«Il percorso di digitalizzazione intrapreso dalle allora distinte Ausl e Azienda Ospedaliera di Reggio Emilia non fu motivato primariamente dall’onda dell’emergenza o dall’opportunità di finanziamenti europei, ma da una profonda convinzione gestionale e clinica», ha esordito il dott. Fornaciari sottolineando come «l’informatica non sia mai stata considerata una semplice determinante di costo, ma investimento strategico mirato a migliorare i processi sanitari complessi».
Questa visione prospettica si è rivelata non solo corretta ma lungimirante, ponendo le basi per un sistema che oggi è intrinsecamente preparato ad accogliere le innovazioni del Pnrr. La motivazione iniziale, dunque, era duplice: gestionale, mirata cioè a efficientare i flussi di lavoro, e clinica, orientata a supportare decisioni e percorsi di cura più sicuri.
«L’impulso iniziale, tuttavia, non fu calato dall’alto in modo uniforme, ma nacque per isole, in unità operative con livelli d’informatizzazione differenziati, spinte dalla forte convinzione e dalla spinta propulsiva di specifici professionisti sanitari che per primi ne intuirono il potenziale».

CCE: vero punto di svolta
La vera chiave di volta che ha permesso alla digitalizzazione di Reggio Emilia di superare la fase frammentaria di isole e trasformarsi in uno strumento di assistenza diretta e integrata è stata l’implementazione della Cartella Clinica Elettronica (CCE). Questo sistema, denominato Matilde a Reggio Emilia, «ha rappresentato il primo passo verso l’integrazione clinica completa. L’adozione è stata progressiva: iniziata sperimentalmente in alcune unità operative, è stata man mano implementata fino a coprire l’intera rete ospedaliera.
Il successo di Matilde non si è fermato ai confini dell’ospedale, ma è stato la premessa per l’estensione della digitalizzazione al territorio, un passaggio cruciale che oggi è al centro delle politiche sanitarie nazionali».
L’estensione territoriale si è concretizzata attraverso strumenti digitali avanzati, come i tablet in dotazione agli operatori dell’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI).
«Essi possono accedere alla storia clinica completa del paziente direttamente a casa sua e implementarla in tempo reale, garantendo una continuità assistenziale prima inimmaginabile. Questo sistema – integrato con le nuove Case della Comunità, in fase di completamento, e con la Cartella Sociosanitaria, in sviluppo in collaborazione con i Comuni – ha permesso di affrontare uno dei problemi più sentiti: il divario e la frammentazione tra la componente sociale e quella strettamente sanitaria».
Magazzino centralizzato e prescrizione informatizzata
A latere di questa trasformazione clinica, l’Area Vasta Emilia Nord ha sviluppato in parallelo innovazioni fondamentali nel settore farmaceutico che hanno preparato il terreno per la telefarmacia. Reggio Emilia vanta un’esperienza pionieristica nell’informatizzazione logistica, grazie all’implementazione di un magazzino centralizzato e automatizzato del farmaco risalente addirittura agli anni ‘90.
«Questa unità logistica, che serve le quattro province dell’Emilia Nord (Modena, Reggio, Parma e Piacenza), insiste operativamente su Reggio Emilia e ha sviluppato competenze uniche nella gestione del farmaco, inclusa la preparazione in dose unitaria».Parallelamente, a livello clinico, la prescrizione informatizzata bidirezionale è attiva in tutti i reparti di degenza già dal 2015, con sperimentazioni precedenti.
«Questo sistema, di recente transitato in un nuovo software integrato con la cartella clinica informatizzata grazie agli investimenti del Pnrr, non solo supporta l’erogazione della terapia da parte degli infermieri, ma garantisce la tracciabilità completa del farmaco, elemento essenziale per la sicurezza e la farmacovigilanza attiva.
Inoltre, con il coinvolgimento del farmacista, il sistema si è progressivamente evoluto in un vero motore di appropriatezza prescrittiva, trasferendo nel sistema digitale le conoscenze cliniche e terapeutiche sul farmaco, garantendo che i processi informatizzati riflettano realmente la complessità e la sicurezza dei trattamenti».
Davide Fornaciari ha sottolineato altresì che questa tracciabilità, unita al sistema di trasferimento digitale della terapia di dimissione, crea un filo unico digitale tra ospedale, farmacia ospedaliera, farmacia territoriale e paziente, contrastando il grave problema della frammentazione e della divisione in silos della gestione terapeutica.
Resistenze culturali e ricerca del consenso
Nonostante la chiara visione dei vertici aziendali e di alcuni professionisti attivamente coinvolti, il percorso ventennale di digitalizzazione non è stato privo di ostacoli. Il dott. Fornaciari ha fatto presente che la resistenza più significativa non è stata di natura tecnica, ma culturale e burocratica.
«In fase iniziale, molti professionisti sanitari hanno percepito i cambiamenti non come un miglioramento complessivo, ma come un appesantimento o un plus alla loro attività quotidiana. Per superare queste resistenze – che a volte permangono – è stato necessario fare della digitalizzazione una cultura aziendale.
Proprio in questo contesto, l’informatizzazione della prescrizione e la standardizzazione dei profili terapeutici hanno rappresentato una leva importante per dimostrare il valore clinico del digitale.
Il passaggio da strumento di efficientamento logistico a strumento di assistenza diretta al paziente è stato cruciale, dimostrando ai professionisti quanto l’informatizzazione clinica significasse in termini di sicurezza complessiva (appropriatezza,farmacovigilanza, aderenza terapeutica) e di risparmio complessivo (di tempo e risorse)».
In tal senso la creazione di un gruppo multidisciplinare con una forte componente clinica e farmacologica, che funge da governance e coordinamento sui temi digitali, è stata una strategia vincente per assicurare l’adesione e per tradurre le necessità operative in specifiche evoluzioni informatiche. Questa collaborazione ha consentito alla digitalizzazione di diventare uno strumento condiviso e riconosciuto come essenziale per la cura.
Il farmacista digitale: un ruolo chiave
La digitalizzazione ha imposto un’evoluzione radicale del ruolo di diverse figure professionali, in particolare del farmacista ospedaliero. Il farmacista digitale o programmatore clinico è diventato una figura imprescindibile nell’Ausl di Reggio Emilia.
«Questi farmacisti si collocano come figure di raccordo e cerniera tra i sistemi informativi, i processi assistenziali e di governance. Hanno sviluppato competenze informatiche avanzate che consentono loro di agire da traduttori: da un lato, interpretano le esigenze cliniche dei professionisti sanitari per il servizio informatico; dall’altro, traducono le potenzialità dei sistemi in benefici operativi per il personale. Al contempo, sono in grado di leggere e interpretare i dati generati dai sistemi, restituendoli come valore clinico e organizzativo all’intera struttura».
Svolgendo questo ruolo essenziale sui temi dei farmaci e dei dispositivi medici, essi supportano direttamente le decisioni clinico-organizzative. La loro presenza nei gruppi multidisciplinari di governance è cruciale per assicurare che l’obiettivo finale dell’informatizzazione – efficientamento della spesa e miglioramento delle procedure – sia sempre supportato da una conoscenza clinica approfondita».
Telefarmacia e territorio: cruciale nelle aree interne
L’esperienza pionieristica di Reggio Emilia ha creato un modello che funge da acceleratore per gli obiettivi del Pnrr. Aver avviato un percorso d’integrazione così in anticipo ha consentito all’Emilia-Romagna, e a Reggio in particolare, d’implementare il nuovo modello territoriale (Case e Ospedali della Comunità) in modo più rapido e strutturato rispetto ad altre Regioni in forte ritardo.
Un focus specifico è posto sulle aree interne e montane, zone storicamente scarsamente servite. È qui che la telemedicina e la telefarmacia possono produrre i benefici maggiori, riducendo la mobilità sanitaria e portando i servizi sanitari vicino al cittadino. In questo contesto, la rete delle farmacie di comunità si conferma partner fondamentale e integrato.
«Reggio Emilia vanta una collaborazione consolidata con le farmacie territoriali, che accedono al database aziendale per i sistemi di prenotazione, svolgendo oltre il 50% delle prenotazioni sul territorio. Inoltre, le farmacie offrono già prestazioni in convenzione come le vaccinazioni, gli ECG e altri servizi di telecardiologia. La rete delle farmacie integrate, in particolare nelle aree interne, costituisce un punto di snodo essenziale per la gestione della cronicità, che è il focus principale dello shift demografico in corso».
IA e governance del dato
Guardando ai prossimi cinque anni, Fornaciari è convinto che l’IA sia la prossima grande rivoluzione, purché opportunamente governata. L’Ausl Irccs di Reggio Emilia sta già utilizzando algoritmi di IA, per esempio per ottimizzare le liste d’attesa e la ricollocazione delle prestazioni in base a priorità e prossimità.
«Gestire la massa di dati generata da un’azienda che serve 530.000 abitanti, oltre circa 100.000 utenti esterni senza l’ausilio di sistemi intelligenti sarebbe, semplicemente, impossibile».L’IA e la digitalizzazione elevano ulteriormente la cultura del dato, che è già una risorsa fondamentale dell’azienda.
«L’obiettivo è tradurre il dato in conoscenza, sicurezza e qualità. Qui, il ruolo del farmacista diventa ancora più cruciale come garante dell’aderenza terapeutica tra ospedale e territorio. Sfruttando i dati di real world evidence (RWE), derivanti dalla prescrizione informatizzata e dalla farmacia, e la conoscenza dei percorsi terapeutici, il farmacista può supportare la governance della spesa farmaceutica, prevedere i futuri bisogni, ottimizzare le risorse e contribuire alla costruzione d’indicatori condivisi di qualità e sicurezza».
L’ambizione di Reggio Emilia non si ferma all’uso dei sistemi esistenti, ma include la volontà di costituire un Competence Center che coinvolga le competenze interne, l’università e il settore privato per lo sviluppo di nuovi software e dispositivi medici. Avendo i dati e l’infrastruttura di digitalizzazione già consolidata, l’Ausl Irccs si posiziona come un hub di grande potenziale per l’innovazione, pronto a non fermarsi mai e a sfruttare al meglio tutti gli investimenti del Pnrr per la sanità del futuro.



