Enfortumab vedotin + pembrolizumab rimborsabili nel carcinoma uroteliale avanzato

Aifa ha riconosciuto la rimborsabilità per enfortumab vedotin in associazione a pembrolizumab per il trattamento di prima linea di pazienti adulti con carcinoma uroteliale non resecabile o metastatico (G.U. n. 15 del 20/1/2026).
Si tratta della prima terapia di associazione approvata in Italia a offrire un’alternativa alla chemioterapia con platino, standard di cura da quasi 40 anni per il trattamento di prima linea del carcinoma uroteliale avanzato.

I dati della malattia

Secondo i dati Aiom-Airtum (“I numeri del cancro in Italia 2025”), quello della vescica è il quarto tumore più diffuso in Italia, con oltre 31.000 nuovi casi diagnosticati ogni anno. I tassi di sopravvivenza a 5 anni sono dell’80% negli uomini e del 78% nelle donne, con 8.300 decessi stimati l’anno.
La diagnosi spesso è tardiva e circa il 12% dei pazienti riceve la diagnosi in fase avanzata o metastatica, con esiti particolarmente sfavorevoli per la sopravvivenza (fonte: National Cancer Institute. Cancer Stat Fact: bladder cancer).

Dati dallo studio Keynote

L’approvazione della rimborsabilità è stata supportata dai risultati dello studio clinico di fase 3 EV-302 (noto anche come Keynote-A39), che ha valutato efficacia e sicurezza di enfortumab vedotin in associazione a pembrolizumab in pazienti con carcinoma uroteliale localmente avanzato o metastatico precedentemente non trattato (la/mUC).

L’associazione dei due farmaci ha determinato una sopravvivenza globale mediana di 31,5 mesi rispetto a 16,1 mesi con la chemioterapia contenente platino, con hazard ratio di 0,47, indicativo di riduzione del 53% del rischio di morte.
Inoltre, la sopravvivenza libera da progressione mediana è di 12,5 mesi rispetto a 6,3 mesi con chemioterapia, con hazard ratio di 0,45, indicativo di riduzione del 55% del rischio di progressione di malattia o morte.

I risultati di sicurezza nello studio EV-302 sono sovrapponibili a quelli dello studio EV-103 in pazienti con la/mUC non eleggibili a cisplatino. Gli eventi avversi di grado 3 o superiore più comuni (≥3%) correlati al trattamento con enfortumab vedotin in associazione con pembrolizumab sono stati rash maculo-papulare, iperglicemia, neutropenia, neuropatia sensoriale periferica, diarrea e anemia. Non sono stati identificati nuovi segnali di sicurezza.

Durante lo studio EV-302, circa il 30% dei pazienti ha completato il trattamento chemioterapico e poi ha ricevuto una terapia di mantenimento con avelumab, inibitore di PD-L1, rispecchiando l’attuale pratica clinica.

Una svolta importante

«Questa opzione terapeutica può cambiare la storia clinica dei pazienti», ha dichiarato Roberto Iacovelli, professore associato di Oncologia Medica, Dipartimento Medicina e Chirurgia Traslazionale, Università Cattolica Sacro Cuore – Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli Irccs, Roma.
«Enfortumab vedotin è un anticorpo farmaco-coniugato che veicola nelle cellule tumorali un chemioterapico, a partire dal legame tra anticorpo farmaco-coniugato e Nectina-4, una proteina di adesione ubiquitaria e particolarmente espressa sulle cellule di molti tumori.
Pembrolizumab risveglia la capacità del sistema immunitario di riconoscere la cellula tumorale. Insieme, i due farmaci agiscono in sinergia per distruggere le cellule tumorali».

Nelle linee guida internazionali

Patrizia Giannatempo, oncologo medico della US di Oncologia Genito-Urinaria, Fondazione Irccs Istituto Nazionale Tumori di Milano, ha aggiunto: «oltre il 74% dei pazienti che ha avuto beneficio con risposta completa è ancora in risposta a 24 mesi. Le evidenze mostrano che, in chi all’inizio ha una risposta completa della malattia al trattamento, la progressione tende a manifestarsi dopo intervalli di tempo lunghi.
Le linee guida internazionali (ESMO, EAU), sulla base dei dati scientifici pubblicati, hanno posizionato l’associazione enfortumab vedotin più pembrolizumab come prima scelta nel trattamento di prima linea del carcinoma uroteliale localmente avanzato o metastatico».

Enfortumab vedotin in associazione a pembrolizumab è approvato in Ue, Usa, Canada, Australia e vari Paesi asiatici.
«Questa nuova opzione terapeutica risponde a un importante bisogno clinico insoddisfatto. Il nostro obiettivo è continuare a contribuire al miglioramento degli esiti clinici, prolungare la sopravvivenza e migliorare la qualità di vita dei pazienti, offrendo una prospettiva concreta di speranza alle persone colpite da carcinoma uroteliale e alle loro famiglie», ha concluso Fulvio Berardo, ad Astellas Pharma.

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