Il bagaglio conoscitivo del quale la dottoressa Caterina Collice è entrata in possesso durante il corso di laurea e poi con la specializzazione e il tirocinio abbraccia sia i temi più strettamente legati all’ambito clinico e della pura scienza sia gli aspetti organizzativi e gestionali, sempre più preziosi e importanti. Del cammino intrapreso Collice ha apprezzato la possibilità di confrontarsi con realtà di ordine diverso e dalla differente vocazione. Da ognuna ha avuto modo di apprendere nozioni che rendono il suo curriculum ricco e completo, così come deve necessariamente esserlo quello di un professionista orientato verso il futuro. Gli snodi e le acquisizioni fondamentali della sua carriera li ha raccontati nell’intervista che qui segue.

Quali interessi l’hanno orientata verso la specializzazione in Farmacia Ospedaliera o disciplina equipollente?
Ho intrapreso il percorso formativo previsto per la specializzazione in Farmacologia e Tossicologia clinica per acquisire conoscenze approfondite di farmacodinamica, farmacocinetica e sulle metodologie per la valutazione delle risposte ai trattamenti farmaco-terapeutici. Ritengo che il farmacista debba saper organizzare e gestire la propria attività in rapporto alle esigenze delle strutture e del territorio nei quali opera. Pertanto, è necessario che acquisisca competenza specifica nell’ambito della farmacologia clinica dei farmaci d’uso più comune, le loro interazioni e gli effetti avversi. Il farmacista di comunità o il farmacista ospedaliero e territoriale deve saper conoscere i possibili trattamenti per gli eventuali più comuni avvelenamenti, per il sovraddosaggio dei farmaci e le sostanze da abuso. Ne consegue che deve possedere una approfondita esperienza circa i meccanismi di intossicazione e di detossificazione. Il tirocinio formativo presso le strutture del Servizio Sanitario Nazionale, previsto dalla Scuola, completa il bagaglio acquisito arricchendolo di elementi informativi di natura gestionale sui farmaci e sui dispositivi medici. Permette di ottenere poi capacità analitica sulle valutazioni economiche dei consumi e sul rapporto costo-beneficio.
Quali esperienze, entro il suo percorso formativo, sono risultate determinanti nell’orientarla?
Direi senz’altro che tutte le attività intraprese durante il mio percorso formativo sono state determinanti, poiché di ognuna ho assorbito gli aspetti peculiari: questa è la ragione per la quale oggi potrei indicare l’ambito nel quale mi piacerebbe impegnarmi. Svolgendo il tirocinio, i primi due anni in seno a una struttura ospedaliera e adesso in una di tipo regionale, ho potuto acquisire una visione trasversale sulle competenze necessarie e sulle responsabilità che i farmacisti assumono nelle varie attività professionali. Consiglierei perciò ai colleghi di svolgere il tirocinio in ogni ambito possibile, in modo da poter individuare al meglio la loro principale area di interesse fra governance e appropriatezza, monitoraggio e controllo dei consumi dei farmaci e dei dispositivi medici e la tipologia di struttura più adatta: territoriale, regionale o centrale.
In quali criticità si imbatte uno specializzando lungo il suo percorso e in quali un neo-specializzato?
La principale difficoltà che riscontro come specializzanda è comune a tutti i giovani che, anche in settori diversi, iniziano un percorso formativo post-laurea privo di compenso. Il desiderio di indipendenza economica che pervade ogni giovane, soprattutto a conclusione del percorso di laurea, è molto forte, ed è maggiormente sentito da tutti gli studenti fuori sede. Da un punto di vista strettamente formativo ritengo che la specializzazione rivesta un ruolo essenziale per l’arricchimento del bagaglio culturale di un farmacista, riducendo così al minimo le sue future difficoltà di inserimento professionale come neo-specializzato.



