L’artrite reumatoide è una patologia autoimmune cronica attualmente non curabile: i trattamenti si focalizzano su gestione dei sintomi e rallentamento della progressione, senza però prevenirne l’insorgenza o evitarne le dolorose riacutizzazioni.
Una ricerca pubblicata su ACS Central Science potrebbe, però, aprire le porte a un promettente scenario, grazie a un team di ricercatori che ha sviluppato nanoparticelle capaci di modulare la risposta immunitaria, rallentando la progressione della malattia e riducendo le riacutizzazioni.
L’artrite reumatoide oggi
Il sistema immunitario dei pazienti con artrite reumatoide attacca i tessuti articolari causando infiammazione, gonfiore e dolore. Questi, se non adeguatamente trattati, possono portare gravi conseguenze.
Farmaci come l’abatacept possono rallentarne l’avanzamento, ma non spengono del tutto i flare-up. Inoltre, per soggetti in condizione di pre-artrite reumatoide non esistono terapie approvate per prevenire l’esodio clinico.
Scoperta innovativa
Un team guidato da Nisarg Shah e Nunzio Bottini aveva in passato dimostrato l’efficacia delle nanoparticelle contenenti calcitriolo (CLNP) nella regolazione della risposta immunitaria nelle patologie autoimmuni. Sulla scia di questa scoperta, i ricercatori hanno perfezionato la formula.
Oltre a migliore stabilità e dimensioni, hanno aggiunto un frammento proteico derivato dall’aggrecano (Agg), proteina articolare erroneamente attaccata dal sistema immunitario nell’artrite reumatoide.
I test verso un nuovo futuro
Denominate Agg-CLNP, le nuove nanoparticelle sono state testate su campioni di sangue umano di pazienti con e senza artrite reumatoide, ottenendo risultati incoraggianti.
I test hanno evidenziato come le Agg-CLNP siano in grado di ridurre l’attività delle cellule dendritiche, principali responsabili del processo infiammatorio.
Nei test sui topi con modello RA-simile, la somministrazione preventiva di Agg-CLNP ha ritardato l’insorgere dei sintomi, mentre la somministrazione dopo l’esordio ha avuto effetti più limitati.
La combinazione di Agg-CLNP e abatacept si è dimostrata efficace nel ritardare la malattia e contenere i danni articolari, oltra a dimostrarsi utili nel mitigare la gravità delle riacutizzazioni successive alla terapia con corticosteroidi.
Alla luce dei risultati ottenuti, le nanoparticelle potrebbero costituire una svolta terapeutica significativa, colmando le lacune che ostacolano la cura dei pazienti e aprendo la strada a trattamenti più personalizzati, con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita dei pazienti e trasformare radicalmente l’approccio terapeutico a una delle malattie autoimmuni più invalidanti.



